Organizzo premi, ma non per i numeri
di Piero Muscari *
Lo faccio per le storie.
Perché i numeri parlano, sì — ma non raccontano tutto.
Dietro ogni traguardo c’è sempre una persona. E dentro ogni persona, valori.
Valori che oggi contano più che mai: coerenza, resilienza, visione, umanità.
Sono questi i successi che riconosco. E che scelgo di premiare.
Anni fa, una frase di Enzo Ferrari mi lasciò un nodo in gola:
“Gli italiani perdonano tutto: i ladri, gli assassini, i delinquenti di tutti i generi. Meno il successo. Il successo non lo perdonano a nessuno.”
Mi rattristò.
Perché un Paese davvero evoluto dovrebbe essere capace di celebrare chi riesce.
Non con invidia, ma con orgoglio.
Con gratitudine.
Ferrari non ci ha lasciato solo un marchio.
Ci ha lasciato un simbolo di genio italiano. Un’eredità che parla di sogni, coraggio, identità.
Io non ho potuto premiarlo.
Ma ogni volta che riconosco il valore in qualcuno — pubblico o invisibile — compio un gesto che per me è molto più di un atto formale.
È coerenza.
È maturità.
È umanità.
Ed è anche la missione profonda della mia azienda.
Dare voce a ciò che vale. Anche quando il successo fa rumore.
* Riceviamo e pubblichiamo
