Villafranca Padovana, emergenza sanità territoriale: cittadini in rivolta. “Non possiamo essere lasciati senza un medico di famiglia”

La denuncia di Sandra Scarabottolo: “Il sistema attuale non garantisce continuità assistenziale. Servono risposte strutturali, non soluzioni temporanee”

Sale la tensione a Villafranca Padovana sul fronte della sanità territoriale. La crescente difficoltà nell’accesso alle cure primarie, la perdita dei punti di riferimento storici e la percezione di un progressivo indebolimento dei servizi hanno spinto numerosi cittadini a chiedere un intervento diretto ai vertici istituzionali del Veneto.

Al centro della protesta c’è la gestione dell’assistenza sanitaria dopo la scomparsa del medico di medicina generale che rappresentava un riferimento fondamentale per la comunità locale e la successiva introduzione del servizio di Continuità Assistenziale Diurna (CAD), una soluzione che i residenti giudicano insufficiente e non adeguata a sostituire stabilmente la presenza di un medico di famiglia.

A rappresentare le istanze dei cittadini è Sandra Scarabottolo, consigliera comunale di Villafranca Padovana e portavoce della mobilitazione, che ha formalizzato una richiesta urgente di attenzione indirizzata al presidente della Regione Veneto, evidenziando una serie di criticità definite “gravi” per la popolazione.

La questione era già stata affrontata durante un incontro dell’11 giugno scorso tra una delegazione di residenti e il direttore della funzione territoriale, dottor Ciuffreda. In quella sede erano emersi forte preoccupazione e smarrimento rispetto alla nuova organizzazione dei servizi sanitari.

Secondo quanto denunciato dai cittadini, il modello del CAD non può essere considerato una risposta definitiva: “Una soluzione temporanea non può trasformarsi in un assetto permanente quando in gioco c’è il diritto alla salute”, è il senso della protesta che arriva da Villafranca Padovana.

La preoccupazione riguarda soprattutto le fasce più fragili della popolazione: anziani, persone non autosufficienti e cittadini con difficoltà negli spostamenti, che rischiano di pagare il prezzo più alto di una riorganizzazione percepita come distante dalle esigenze quotidiane del territorio.

Il nodo della continuità assistenziale

Uno degli elementi più contestati riguarda proprio la perdita del rapporto diretto e continuativo tra medico e paziente. Il medico di medicina generale, soprattutto nei piccoli comuni e nelle frazioni, non rappresenta soltanto un professionista sanitario, ma un punto di riferimento costante per intere famiglie.

La presenza alternata di diversi medici, secondo la denuncia dei residenti, avrebbe creato una situazione di frammentazione. “Non si tratta soltanto di avere qualcuno disponibile in ambulatorio – sottolineano i cittadini – ma di poter contare su una conoscenza della storia clinica, delle fragilità e delle necessità personali”.

Il ricambio frequente dei professionisti impegnati nei turni del servizio sostitutivo viene indicato come uno degli aspetti che maggiormente incidono sulla qualità percepita dell’assistenza.

La medicina territoriale, infatti, si fonda anche sulla continuità del rapporto umano e professionale, elemento che rischia di venire meno quando il cittadino deve confrontarsi ogni volta con interlocutori diversi.

Anziani e assistenza domiciliare: le criticità denunciate

Tra i problemi segnalati figura anche il blocco delle prestazioni ADIMED (Assistenza Domiciliare Integrata), un servizio considerato essenziale per molti anziani e persone fragili che necessitano di cure e supporto direttamente nella propria abitazione.

Secondo la denuncia dei cittadini, la sospensione o la difficoltà nell’erogazione di queste prestazioni avrebbe lasciato numerose persone prive di un aiuto fondamentale, aggravando situazioni già complesse.

Un ulteriore elemento di criticità riguarda lo spostamento dell’ambulatorio in locali più distanti dal centro storico. Una scelta che, secondo i residenti, rischia di trasformarsi in una barriera concreta per chi ha problemi di mobilità, non dispone di mezzi propri o vive una condizione di particolare fragilità.

La distanza fisica dai servizi sanitari diventa così un problema sociale oltre che organizzativo: una struttura formalmente presente, ma difficilmente raggiungibile, rischia di non essere realmente accessibile a tutti.

Disagi burocratici e certificazioni

Nella lunga lista delle problematiche evidenziate dai cittadini compaiono anche alcune difficoltà di natura amministrativa.

Tra queste viene segnalato il mancato rilascio telematico da parte del CAD di certificazioni necessarie per pratiche come le convalescenze post-operatorie destinate all’INPS. Situazioni apparentemente burocratiche, ma che nella vita quotidiana possono rappresentare ostacoli significativi per persone già provate da problemi di salute.

Per i residenti, la questione non riguarda quindi soltanto la presenza del medico, ma l’intero funzionamento della rete di assistenza: visite, certificazioni, cure domiciliari e accesso ordinario ai servizi.

Il problema dei collegamenti con la Casa di Comunità

Un altro punto sollevato riguarda la nuova organizzazione territoriale e, in particolare, la Casa di Comunità di Campo San Martino.

Secondo i cittadini, la struttura presenta difficoltà di collegamento attraverso i mezzi pubblici locali, rendendo complicato l’accesso soprattutto per anziani e persone senza automobile.

Una scelta organizzativa che, secondo la protesta, rischia di allontanare i servizi dal territorio storico di riferimento rappresentato dal distretto di Piazzola sul Brenta, creando nuove difficoltà invece di semplificare i percorsi di cura.

La sanità territoriale, spiegano i residenti, deve essere costruita tenendo conto delle caratteristiche delle comunità locali e non soltanto sulla base di una riorganizzazione amministrativa.

Un futuro che preoccupa: nuovi pensionamenti in arrivo

A rendere ancora più delicata la situazione è lo scenario dei prossimi anni. La lettera inviata alle istituzioni evidenzia infatti il rischio di un ulteriore peggioramento della situazione.

Entro la fine del 2026 è previsto il pensionamento di un altro medico di medicina generale nella frazione di Ronchi di Villafranca, mentre un ulteriore collocamento a riposo è previsto nel 2027.

Una prospettiva che alimenta il timore di un progressivo “deserto assistenziale”, con sempre meno medici disponibili e un aumento delle difficoltà per i cittadini.

Per questo motivo è partita una raccolta firme permanente con una richiesta precisa: l’assegnazione stabile di un nuovo medico di base titolare che possa garantire continuità, presenza e rapporto diretto con la comunità.

La mobilitazione non si fermerà alla raccolta delle adesioni. Sono previste assemblee pubbliche e momenti di confronto aperti ai cittadini per mantenere alta l’attenzione sul tema.

La richiesta: “La salute non può aspettare”

La vicenda di Villafranca Padovana si inserisce in una problematica più ampia che coinvolge numerosi territori italiani: la difficoltà di garantire una presenza capillare dei medici di famiglia, soprattutto nelle aree dove i pensionamenti superano il numero dei nuovi ingressi.

La richiesta dei cittadini è chiara: non una soluzione emergenziale, ma una programmazione capace di garantire il diritto alla cura.

“Non possiamo tacere e soprattutto non dobbiamo subire”, è il messaggio lanciato da Sandra Scarabottolo, che chiede alle istituzioni regionali e locali un confronto concreto.

La partita della sanità territoriale a Villafranca Padovana è quindi aperta. Da una parte le esigenze dei cittadini, dall’altra la necessità delle istituzioni di trovare risposte sostenibili. In mezzo c’è un diritto fondamentale: quello di poter contare su un’assistenza vicina, stabile e accessibile.

Approfondimento in diretta su Fast News Platform:
📺 Mercoledì 22 luglio dalle ore 20:00 sarà dedicato uno speciale live al caso della sanità territoriale di Villafranca Padovana, con un confronto sui problemi emersi, sulle prospettive future e sulle richieste dei cittadini. Un appuntamento per approfondire una questione che riguarda non soltanto un comune, ma il futuro stesso della medicina di prossimità.