Nesci, il Drago che scrive
Chi l’avrebbe mai detto che, tra le rovine di un’informazione ridotta a post sponsorizzati, marchette elettorali e influencer con la grammatica in saldo, si potesse ancora premiare un giornalista?
E per di più uno vero? È successo.
E no, non è un colpo di scena alla Temptation Island, ma una notizia vera: Antonio Nesci, giornalista calabrese, sarà Ambasciatore del Drago.
Ora, di draghi ne abbiamo visti tanti negli ultimi anni.
Alcuni si chiamavano Mario e parlavano come manuali di diritto bancario, altri sputavano fuoco su chiunque osasse dubitare della loro infallibilità da talk show.
Ma questo Drago qui, quello di Francavilla Angitola, ha finalmente trovato un degno ambasciatore: uno che, anziché fare carriera nei palazzi, ha preferito raccontare i vicoli.
Antonio Nesci non dirige solo La Prima Pagina, la sua creatura editoriale digitale.
Dirige anche uno stile, uno sguardo, una Calabria che non si accontenta di essere citata solo quando crolla una statale o viene arrestato qualcuno col cognome in -a.
La sua è una regione che vive, che pensa, che studia, che scrive. Che resiste.
E lo fa, guarda caso, anche grazie a un giornalismo che non chiede permesso prima di raccontare e non si inginocchia davanti al potere di turno, che sia politico, mediatico o massonico (tre sinonimi, spesso).
Il Premio Internazionale “Città del Drago” non è solo una medaglia sul petto: è un contrappasso culturale in un Paese dove chi fa vera informazione viene solitamente ignorato, o peggio, querelato.
Qui invece si osa premiare un giornalista per “impegno, eccellenza e radicamento nella cultura mediterranea”.
Parole che sembravano uscite da un trattato di archeologia, e invece tornano a vivere.
Che poi, chi conosce Nesci sa che non ha mai avuto bisogno di premi per fare quello che fa.
Ma quando un intero paese – e un’intera identità – decide di celebrarti, forse significa che hai seminato bene.
E che le parole, a differenza dei reality, ancora sanno costruire futuro.
Nesci non ha mai inseguito la visibilità, ma ha dato voce a chi visibile non lo è mai stato.
Ha raccontato la Calabria delle confraternite (quelle vere, non le “onorate”), la medicina che cura anche senza primetime, le storie che non fanno share ma fanno civiltà.
E adesso, con questo premio, entra a pieno titolo tra i “testimoni del Mediterraneo”.
Che non è un riconoscimento folkloristico, ma una dichiarazione di resistenza culturale.
In un tempo in cui il giornalismo è spesso ridotto a megafono del potente o a zerbino del trending topic, Nesci è rimasto cronista.
Con la schiena dritta e la tastiera affilata.
Il drago, dicono gli organizzatori, è simbolo di forza e visione.
E chi scrive per raccontare la realtà – senza sconti, senza padroni, senza filtri – è davvero un drago.
Non mitologico, ma necessario.
E allora onore a Nesci.
Ambasciatore del Drago, ma soprattutto ambasciatore di un’idea di giornalismo che oggi sembra fantascienza: quello fatto di contenuti, coraggio e coerenza.
Uno che, in un’epoca di nani, influencer e tappetini, ha scelto di restare giornalista.
E scusate se è poco.
Risponde l’Editore
Grazie di cuore, Raffaele
Le tue parole non sono solo un onore, ma una carezza per chi ogni giorno sceglie di raccontare senza copione, di scrivere senza committenti, di resistere senza effetti speciali.
Nel tuo pezzo c’è la Calabria che amo: quella che si riconosce nei vicoli più che nei palazzi, che si ostina a pensare, a leggere, a costruire senso, anche quando sembra più facile cedere alla rassegnazione. E c’è, soprattutto, un’idea di giornalismo che – come hai scritto tu – oggi pare fantascienza, ma che resta l’unico antidoto possibile alla desertificazione culturale.
Ti ringrazio per aver colto con tale lucidità e ironia il senso profondo di un premio che non premia una persona, ma una scelta. Quella di credere ancora che informare significhi servire una comunità, e non assecondare un algoritmo.
Il Drago di Francavilla Angitola, con tutta la sua forza simbolica, appartiene a chi scrive, a chi legge, a chi non ha mai smesso di pensare che la verità – anche quando scomoda – sia un bene comune.
Grazie per avermi letto così bene. E grazie per aver dato voce a una visione che, insieme, possiamo continuare a difendere.
Antonio Nesci
