Intervista allo storico e antropologo Pino Cinquegrana su Rocca Nichefori poi Rocca Angitola

Rocca Nichefori poi Rocca Angitola terra di indulgenze e percorso di crociate e tanto altro. Intervista allo storico e antropologo Pino Cinquegrana

L’insediamento di Rocca Angitola, collocato presso la foce del fiume omonimo ad una quota di 250 m slm, è indicata nella moderna cartografia dal toponimo “La Rocca Diruta”. Nel territorio posto intorno alla Rocca è stato possibile riconoscere quattro categorie di insediamenti: alcuni villaggi, attestati nei documenti tra XI e XIV secolo per l’avvenuto pagamento delle decime parrocchiali, furono abbandonati già verso la fine del Medioevo; altri furono distrutti e abbandonati solo dopo il terremoto del 1783; altri ancora, invece, sono diventati comuni dell’attuale provincia di Vibo Valentia (LA SERRA 2008).

Con i suoi 18 casali, Rocca Nichefori prima e Rocca Angitola poi ha segnato la storia, le tradizioni, i culti dell’intera valle dell’Angitola. Cosa può dirci in merito?

La storiografia dei diciotto casali di cui oggi rimangono ancora alcune entità territoriali come Maierato, Capistrano, San Nicola da Crissa; ma anche città morte come Pimé e Montesanto è storia ampiamente acquisita in pubblicazioni locali e regionali e con una ampia articolistica che focalizzano il luogo come città madre e i diversi passaggi nobiliari di appartenenza. Non mancano, però, eccezioni che pongono interrogativi su nuove interrogazioni e ricostruzioni storiche; tasselli importanti per meglio comprendere cosa ha rappresentato, il suo ruolo strategico ed economico che va aldilà dei 18 casali. L’influenza amministrativa di Rocca Angitola estendeva il suo dominio in diversi paesi oltre quelli angitolani tout court come San Niceto, Agrotteria, Seminara ed altri e, dal lato ionico anche sul Castello di Stilo come riporta il Martire (1982).

Una storia da riscrivere, quindi?

No, non esattamente. Ma da completare sicuramente si. In questo luogo sono avvenuti fatti e circostanze che non hanno visto ancora una chiara lettura sulla simbologia e il templarismo, sugli scambi commerciali con le terre del mediterraneo e i mercati delle migliori maestranze calabresi e siciliane in particolare. Insomma un capitolo del tutto da aggiungere al poco noto. Un processo socio- economico sotto la protezione di Santa Maria del Magistro per la cui devozione ampiamente accertata Papa Gregorio XI, con la Bolla del 1372 istituì specifiche indulgenze. Questo Papa fu una figura centrale nella storia delle indulgenze. Le indulgenze, in quel periodo, erano un importante strumento finanziario per la Chiesa, concesso come remissione delle pene temporali per i peccati confessi e pentiti.  Anche questa una storia inedita che necessita di arricchimenti di studio e che aprirebbero nuovi filoni di indagine sul territorio e non solo quello angitolano.

Le fa riferimento ad una funzione templare di Rocca Angitola. A cosa si riferisce?

Be, la seconda e la terza crociata sono passati da queste terre. La seconda guidata fino a quet’area dallo stesso San Bruno di Colonia e la terza da Riccardo Cuor di Leone, Re d’Inghilterra. La storia delle crociate è nota ma il ruolo rocchese e le crociate no!. Anche questo un capitolo da argomentare con maggiori supporti culturali d’archivio principalmente. Io avrei delle idee in merito, ma qui la ricerca non è supportata economicamente.

Vedo che ci sono diverse aperture per uno studio a trecentosessanta gradi ancora tutto da portare alla luce storia e geopolitica. Ci sono fatti straordinari a limite tra storie e leggenda.

Per un luogo come questo che riproduce il mito di Medeo e della Napizia vaticinante non possono mancare letture in questa direzione. Mi viene in mente la figura di Ignazio della Rocca, notaio rocchese del XVII secolo che termina la sua vita a Foggli quale monaco penitente. La presenza in bilocazione di Sa Francesco di Paola per esorcizzare una giovane rocchese.