La prima serata che non c’è più: perché i programmi iniziano così tardi?

film Foto di Igor Ovsyannykov da Pixabay

Sempre più telespettatori lamentano l’orario di inizio della prima serata televisiva, spesso fissato ben oltre le 21.30 e con una conclusione che sfiora la notte inoltrata. Chi deve svegliarsi presto, chi si addormenta durante i programmi e chi rimpiange la classica seconda serata esprimono il proprio malcontento.

Ma cosa ha portato a questo slittamento? La risposta è da cercare nella pubblicità e nella cosiddetta fascia di Access Prime Time, quel segmento tra la fine del telegiornale e l’inizio della programmazione serale. Tutto inizia nel 1989 con “Striscia la notizia” su Canale 5, che rivoluziona l’access prime time attirando un vasto pubblico. Inizialmente il programma durava appena dieci minuti, ma con il tempo si è allungato sempre di più. La Rai rispose nel 1995 con “Il fatto” di Enzo Biagi, preceduto brevemente dal gioco “La zingara” con Cloris Brosca.

La svolta arriva nel 2003, quando Rai1 introduce “Affari tuoi”, il celebre “gioco delle scatole” condotto da Paolo Bonolis, che allunga ulteriormente i tempi dell’access prime time. Da allora, anche altre reti consolidano la fascia pre-serale per intercettare un pubblico più ampio e attrarre investitori pubblicitari. Programmi come “Soliti ignoti”, “Otto e mezzo” su La7, “Stasera Italia” su Rete4 e “Il cavallo e la torre” su Rai3 sono diventati appuntamenti fissi che anticipano il prime time.

Nonostante lo streaming consenta di costruire palinsesti personalizzati, gran parte del pubblico della TV tradizionale resta legata agli orari consueti e non manca di lamentarsi del ritardo accumulato dalla prima serata. Un problema ormai radicato che sembra destinato a restare.