Assegno di mantenimento dei figli: come si ripartiscono le spese straordinarie?

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La separazione o il divorzio tra due coniugi è un momento molto delicato e lo diventa ancor di più quando diventa necessario discutere dell’assegno di mantenimento.

Oltre al coniuge, i figli hanno diritto ad essere mantenuti, sia che si tratti di figli minori o maggiorenni che ancora non hanno raggiunto l’autosufficienza economica.

Questo diritto è sancito dal Codice Civile all’articolo 337-ter, che stabilisce “la misura e il modo con il quale ognuno di loro deve contribuire al mantenimento, alla cura, all’istruzione e all’educazione dei figli”. I genitori, quindi, devono provvedere entrambi al mantenimento dei figli in misura proporzionale al reddito o a quanto concordato tra loro.

Il calcolo dell’assegno di mantenimento dei figli viene stabilito dal giudice, che tutela il diritto dei figli ad essere mantenuti obbligando uno dei genitori a versare il contributo.

Ma quali spese sono ricomprese nell’assegno di mantenimento?

L’assegno versato da un coniuge all’altro ricomprende le spese ordinarie del figlio o dei figli. In questo articolo vedremo qual’è la differenza tra spese ordinarie e straordinarie, quali devono essere corrisposte obbligatoriamente e quali no.

Se sei interessato a questa differenza continua a leggere per chiarire i tuoi dubbi.

Calcolo dell’assegno di mantenimento: spese ordinarie e straordinarie

Come abbiamo detto in precedenza le spese ricomprese nell’assegno di mantenimento destinato ai figli sono quelle ordinarie. Chiunque ha dei figli si trova di fronte a spese diverse, dalla scuola, al tempo libero, fino alle spese universitarie.

Quindi come si differenziano le spese quelle ordinarie da quelle straordinarie?

Le spese ordinarie, sono quelle che rientrano nell’assegno di mantenimento, e sono tutte le spese che ricorrono di frequente nella vita di tutti i giorni. Esempi possono essere: vitto, abbigliamento, materiale scolastico, mensa, spese mediche di modesto importo per l’acquisto dei medicinali generici.

Le spese straordinarie sono quelle relative a situazioni non prevedibili, oppure occasionali. A questo punto un genitore si può chiedere: le spese per uno studente universitario fuori sede sono da considerarsi normali o un evento imprevedibile?

Nel dettaglio, l’ordinanza del 15/12/2021 n. 40281 della Suprema Corte di Cassazione, ha ribadito che le spese straordinarie per il mantenimento dei figli sono quelle che, “per la loro rilevanza, la loro imprevedibilità e la loro imponderabilità esulano dall’ordinario regime di vita dei figli”.

La Suprema Cassazione si è così espressa, nel giudizio ad una coppia di ex coniugi in disaccordo per il mantenimento del figlio studente universitario fuori sede. Le spese universitarie del giovane non sono state considerate straordinarie, perché sono prevedibili e necessarie per la crescita del figlio.

I giudici nelle loro sentenze di norma considerano il fatto che le esigenze dei figli crescono con l’aumentare dell’età. Per questo riconoscono un assegno più consistente ai ragazzi, anche se maggiorenni, che non sono ancora economicamente autonomi, o ad uno studente universitario fuori sede.

Tutto questo, però, spesso non basta, poiché possono improvvisamente sorgere delle spese imprevedibili che non rientrano nell’assegno di divorzio. Queste situazioni vanno valutate caso per caso per decidere quale dei coniugi deve sostenere quella spesa non preventivata.

Spese straordinarie di possono considerare per esempio:

  • Conseguimento della patente di guida;
  • Partecipazione a corsi di formazione;
  • Acquisto di computer, telefoni o altre tecnologie;
  • Oggetti come motorini, auto (in caso di figli maggiorenni).

Queste spese non possono rientrare nell’assegno di mantenimento dei figli, ma la ripartizione è rimessa al giudice in sede di separazione o divorzio. Nella sentenza infatti viene indicata la misura percentuale di addebito delle spese straordinarie agli ex coniugi che di solito è del 50% ciascuno (qualora non sia eccessiva la sproporzione di redditi tra i coniugi).

Assegno Mantenimento per i figli: cosa succede se i coniugi hanno lo stesso reddito?

Il divorzio o la separazione troppo spesso comporta controversie di carattere economico tra le parti coinvolte. Se un coniuge ha un reddito maggiore deve sostenere i figli con un maggior contributo.

E se gli ex coniugi hanno lo stesso reddito?

A questa domanda si può rispondere facendo riferimento alle varie interpretazioni giurisprudenziali.

La prima cosa da evidenziare è che se i due ex coniugi hanno la stessa capacità economica, l’assegno di mantenimento alla moglie non è dovuto, perché non c’è una disparità di reddito da colmare.

In riferimento ai figli, se i redditi sono uguali o simili, gli ex coniugi devono contribuire al mantenimento dei figli minori nella stessa misura. Ma un assegno è generalmente sempre previsto.

Affidarsi ad un Avvocato esperto per la rivalutazione dell’assegno di mantenimento

Non esiste un automatico calcolatore dell’assegno di mantenimento, ma l’importo dell’assegno deve essere rivalutato, al rialzo o al ribasso, indipendentemente dalle condizioni economiche.

La rivalutazione costituisce un obbligo sancito dalla legge e l’eventuale omissione provoca la corresponsione degli arretrati, nonché degli interessi.

Quest’ultima procedura può essere applicata tramite avvocato, ed è fondamentale rivolgersi a legali specializzati in diritto di famiglia. Su avvocatomatrimonialista.org, troverai esperti in materia disponibili per una consulenza immediata. Lo studio, con sede a Torino, Milano, Cuneo e Roma offre tutela legale per la gestione di separazioni e divorzi.

L’assegno di mantenimento per il coniuge o per i figli deve essere rivalutato ogni anno secondo gli indici Istat, in assenza di altri parametri indicati dalle parti o dal giudice. Il tempo, infatti, produce una svalutazione monetaria con una conseguente perdita di potere d’acquisto dell’assegno.