Pisa. Morto Marco Santagata tra i massimi studiosi di Dante e Petrarca

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Ci ha lasciati Marco Santagata, morto dopo una lunga malattia a 73 anni. Nato a Zocca, in provincia di Modena, nel 1947. Malato oncologico, si era aggravato dopo avere contratto il covid. Era ricoverato in coma all’ospedale di Pisa.

Tra i massimi studiosi di Dante e Petrarca e di lirica ottocentesca italiana (primo fra tutti Leopardi), Santagata aveva bisogno di mettere in scena la sue teorie letterarie, di trasportare lo sguardo analitico dentro la vita vera. Così a fianco delle pubblicazioni scientifiche e ai saggi divulgativi, erano nati i romanzi, nei quali l’aurea poetica classica si faceva in qualche modo domestica, confidenziale, misurandosi con le notizie biografiche e le storie di tutti i giorni.

Scrittore, storico della letteratura, critico e professore universitario (cattedra di letteratura italiana alla Normale di Pisa, dove nel 1970 si era laureato), Santagata aveva vinto nel 2003 il premio Campiello con il romanzo Il maestro dei santi pallidi, e nel 2006 il premio Stresa di narrativa con L’amore in sé. Per le sue pubblicazioni scientifiche aveva ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Premio Luigi Russo per la critica letteraria, quello di storia letteraria Natalino Sapegno e il Giosuè Carducci. Aveva fondato l’Adi-Associazione italianisti italiani. E di scuola e università – oltre che di questioni letterarie – aveva spesso scritto sui quotidiani ai quali collaborava, negli ultimi anni il Corriere della Sera. Numerosi gli incarichi nel corso della sua carriera, anche internazionali: tra gli altri, è stato visiting professor in prestigiosi atenei, da Harvard alla Sorbona, dall’università di Ginevra a quella di Città del Messico.

Era malato da tempo Santagata ma nonostante tutto continuava a lavorare, spinto dalla passione di sempre. Aveva appena consegnato a Guanda, il suo editore, un nuovo romanzo su Dante, che verrà pubblicato la prossima primavera. Dante era protagonista della sua opera sia critica che narrativa. Con il romanzo “dantesco” Come donna innamorata, Santagata era stato finalista nel 2015 al Premio Strega. Un libro che proprio ora, nell’anno delle celebrazioni dell’anniversario della nascita di Dante, andrebbe ripreso in mano.

Lo stesso approccio lo riservava a Francesco Petrarca, oggetto dei suoi studi accademici, tra cui la curatela di un’edizione del Canzoniere per i Meridiani. Per la prestigiosa collana mondadoriana aveva curato l’introduzione alle opere di Dante. Guanda ha ripubblicato il romanzo Il copista, uscito dieci anni fa per Sellerio, nel quale si vede Petrarca nella sua casa di Arquà, vicino Padova, mentre riceve visite di potenti e letterati. Più che un chierico però, Petrarca appare come un uomo spossato dai lutti, un signore vecchio e fragile che ha un corpo corruttibile e soffre di flatulenze e acidità di stomaco. Ma attenzione, non è un abbassamento grottesco, è semmai un ritratto umano più che umano.