Il fallimento della politica

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Il Fallimento della politica “È sapiente solo chi sa di non sapere, non chi s’illude di sapere e ignora così perfino la sua stessa ignoranza.” “Più gente conosco, e più apprezzo il mio cane.” “Non dalle ricchezze ma dalle virtù nasce la bellezza.” “Ho gettato via la mia tazza quando ho visto un bambino che beveva al ruscello dalle proprie mani.” SOCRATE C’è chi gioisce comunque, chi gioisce un po’ meno, chi stappa champagne e chi espone la bandiera. Chi vede solo i rischi e i lati negativi, chi invece si nutre di speranza. I sentimenti e le previsioni su questo finale di partita si sono spenti, e si sono riaccesi i bla bla di esperti consiglieri e visionari e soni tanti purtroppo ed è giusto che sia così, in una Democrazia. E c’è ancora chi spera che si vada diritti alle elezioni. Mentre il mio tricolore sventola alla finestra tanti italiani e stranieri continuano a congratularsi come se appartenessimo tutti a un esercito di vincitori, sento l’assenza dei grandi della politica, Berlinguer, Craxi, che oggi non sono più con noi e chissà come l’avrebbero presa questa conclusione non conclusa. Loro non ci sono più e chissà come si sarebbero espressi, ma possiamo cercare di dire noi delle cose nostre su questo capitolo che non chiude la storia repubblicana di questi anni; con modestia e semplicità, senza certezze. Nessuno è uscito vittorioso, certamente non Zingaretti che rispolvera profumatamente il suo amore per l’Italia già da altri definita un paese di merda, davvero pazzesco. Nessuno esce vincitore, ma quello che in me è certezza è che la politica, quella di ieri ai tempi di Berlinguer, Almirante, che tutti vorremmo, esce perdente, sconfitta. Questa situazione generale che stiamo vivendo non fa altro che certificare la fine della politica, il fallimento della politica e dei politici di questi tempi. Una politica frazionata e una politica incapace di essere all’altezza della sfida della grande crisi. Eppure la sensazione è che all’interno dei “ vincitori “ ci sia chi pensa di potersi attribuire il “merito”. No, davvero. Non sono state le forze di opposizione, non è stata la società civile. Nessuno di questi da soli sono riusciti a vincere. Ma certamente la politica porta la colpa maggiore. Per non aver saputo rappresentare anche agli occhi degli italiani oltre che dei mercati l’alternativa pronta, unita, preparata, decisa. Unita, soprattutto e non divisa ancora fra maledette e stupide rivalità. Non saranno certo Zingaretti, Di Maio, Salvini a cambiare in meglio la politica, quella che cominci a mettere insieme persone competenti e oneste che lavorano per il bene di tutti, senza inseguire il potere che non deve appartenere a nessuno, tranne che al popolo ( ma non è così). L’Italia ce la farà? A tornare ad essere quella che un tempo contava qualcosa? Forse quando avverrà il riscatto della politica e perché avvenga bisogna però che ai cittadini sia restituito il diritto di eleggere i propri rappresentanti. Senza questo diritto fondamentale, inutile cercare di ripartire, di ricucire il Paese. Tutto resterà come prima, come adesso. Per questo motivo io credo che noi non possiamo smettere un solo istante di pretendere che insieme ai sacrifici che tutti saremo chiamati a fare e speriamo in maniera giusta ci sia ridato il voto con una nuova legge elettorale che ci restituisca la voglia di andare a votare, la facoltà di scegliere chi mandare nel prossimo Parlamento e la possibilità di interloquire e controllare i nostri eletti. Che sia Democrazia vera e piena, nel nome di quella bandiera che sventola alla finestra. Per poter dire viva l’Italia, per poterci rimanere come fosse ancora patria che purtroppo per tanti più non è!