Resta con me

“….. allora, a quei tempi non
si gettava via niente, nemmeno i
ricordi. Un bacio era un miracolo
da ricordare nella vita, custodito
come fosse un tesoro.
Il ricordo di lei, delle sue labbra
Si conservava gelosamente per non
Dimenticarlo.
E da quello si ricordava la vita
Si imparava qualcosa che non sarebbe
Mai più dimenticata: l’amore.
Oggi, consumiamo tutto, distruggiamo tutto
Ci disfiamo di tutto, perfino delle persone,
perfino dell’amore. “ Vincenzo Calafiore

Le ore morte. Le ricordo tutte col loro carico di inutilità, quelle ore morte e inutili, mute.
Ricorro alla musica per salvarmi dalla noia, Schubert, Mahler, Mozart, Brahms, mentre i ricordi frullano in testa. Riuscissi almeno a tenerli a bada, potrei almeno riempire le ore morte, mi instillerebbero un po’ di vita, come la respirazione artificiale a un annegato in un abisso di ricordi.
Mi pare di essere chiuso in una gabbia da dove non posso uscire se non con il soccorso di un solo ricordo importante.
Il ricordo di Leda è talmente bruciante per me, che non faccio nulla per lenire il dolore del distacco, della sua assenza, nella mia solitudine la intravedo, ed è dolce, un’àncora di salvezza.
Ricordo le mani di Leda, nervose e attente, sono mani capaci di lenire ogni dolore dell’anima.
Sono così assetato di lei che sono disposto a credere a qualsiasi cosa. Le prendo le mani e la stringo forte a me, trasmetto calore dalle mie mani al suo corpo.. dal profondo del mio silenzio penso che non c’è solitudine paragonabile a quella di essere un uomo che ama.
Così ci sono dei giorni che non ho bisogno di essere qui o dentro di me, molto semplicemente, non ho bisogno di essere.
C’è stato un momento in cui ebbi la possibilità di scegliere tra Leda e la mia vita, ho scelto di andare da Leda! Quello fu il momento in cui ebbi la possibilità di scegliere e decidere io al posto del destino.
Se volevo avere successo, nell’editoria, mi sarei prostituito per esso. Ma ho scelto la vita, scelsi di viverla fino in fondo come bere un bicchiere d’acqua tutto di un sorso, trattenendo il respiro. Ma se fossi rimasto in quel mondo, avrei dovuto trattenere il respiro per non sentire l’odore del marcio, dell’essere una puttana prezzolata al servizio di un padrone, come uno scimpanzé dentro una gabbia.
Ma ci sono i miei settantatre anni che profumano di libertà, un traguardo e allo stesso tempo l’ultimo giro di boa.
Mi sono ripromesso di svegliarmi ogni mattino dietro una finestra a guardare un mare lontano nella lontananza, un mare che ormai esiste solo nella mia memoria.
Sulla spiaggia dei gabbiani infreddoliti, aspettano il sole, si alzano in volo se mi avvicino e volano bassi; e quando c’è odore di tempesta volano via come se volessero cancellarla, ma io come faccio a cancellare la mia tempesta?
A sera, la linea dell’orizzonte si sfuoca e non si riesce più a distinguere dove finisce il mare e comincia la notte.
A questo me stesso mormorai davanti alla mia immagine riflessa, a quel me stesso che guardavo per l’ultima volta prima del giro di boa, non so se con piacere o dispiacere, mi dissi con un timbro di voce serio: addio Vincenzo!
Leda, gli uomini come, sono quiete e tempesta allo stesso pari. Tu resta con me perché noi siamo una sola cosa.
Noi ci fiutiamo e ci scrutiamo, consapevoli di essere fatti della stessa pasta, è sufficiente una parola, o un gesto, è un codice che aiuta a identificarci.
Il confine attorno a noi è a volte confuso, anche se hanno tentato di tutto per renderlo un’ area circoscritta.
Amare, desiderare, invadere, assaltare, imprimere.
Avido il mio corpo. Sono divorato dal desiderio… e io che pensavo che il piacere fosse una cosa sublime, bastasse solo provarlo nuovamente per tornare a vivere.
Il desiderio diventa un tormento… può scindersi il sesso? E’ possibile che una parte raggiunga il massimo godimento e l’altra parte aspira invece a provare ciò che dà il piacere?
Desidero con tutto me stesso invadere Leda. Palpare il suo corpo per sentire com’è fatto dentro, insinuarmi in ogni sua parte, stare nella sua carne.
Sono il tuo destino, devi accettare Leda, la mia presenza, sono rimasto prigioniero delle tue labbra, dei tuoi occhi…. Leda!

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