Absynthe Effect parla della sua musica e di tanto altro…

Come scrivete solitamente i testi delle vostre canzoni?

Dipende. Di solito scrivo (Stefano) il testo come ultima cosa, quando la strumentale è già pronta: questo generalmente permette di avere dei testi che si sposino bene con il mood della musica. Altre volte, invece, butto giù un testo prima ancora di avere un’idea musicale a cui associarlo e poi lo conservo finché non componiamo una strumentale che come atmosfera si adatti bene alle parole. Questo succede meno spesso e solitamente richiede del lavoro in più, perché il testo deve subire delle modifiche per adattare la metrica alla parte strumentale, ma permette comunque di ottenere dei buoni risultati.

Secondo voi, qual è la cosa più importante nello scrivere una canzone?

È fondamentale che tutto l’insieme funzioni: è inutile avere un bel riff di chitarra se quello che ci costruiamo attorno risulta blando, così come è inutile avere tra le mani un buon testo che però non c’entra niente con la strumentale.

Avete mai paura di rivelare aspetti della vostra vita personale a estranei attraverso la vostra musica?

In realtà no, principalmente perché la maggior parte dei testi che scrivo non parlano di me direttamente: tendo a raccontare situazioni che ho immaginato o che ho visto da qualche parte. Libri, film e videogiochi forniscono un sacco di spunti interessanti da questo punto di vista, anche se ovviamente il tutto viene sempre rimaneggiato (e a volte stravolto) in modo che abbia un’impronta personale: non mi interessa limitarmi a descrivere scene che ho visto. Anche le rare volte in cui parto da situazioni che ho vissuto in prima persona non mi limito a raccontare quello che è successo: ci ricamo sopra, invento, aggiungo, finché alla fine il testo smette di essere qualcosa di riferito direttamente a me.

Qual è il migliore verso che avete mai scritto (o il più significativo per voi)?

Scegliere un solo verso è difficile. Parlando di testi nel complesso, credo che tra quelli dell’EP “Amanda” sia il migliore, oltre a essere quello a cui sono più affezionato.

Che cosa ha ispirato “Frozen Statue In The Sun”?

Per farla breve, avevamo tra le mani un sacco di materiale che volevamo far sentire alla gente: scegliere i brani, iniziare le registrazioni e arrivare a mettere insieme un EP ci è venuto naturale.

Qual è stato il miglior momento della vostra carriera? E il più difficile?

Credo che il momento più bello sia stato la prima volta che abbiamo suonato dal vivo con il nome Absynthe Effect, un anno fa. Il momento peggiore è stato quando la nostra vecchia chitarrista, con cui avevamo fondato la band, ha dovuto lasciarci per andare a studiare fuori. Per fortuna poi abbiamo trovato Andrea.

Quali sono i vostri piani per il futuro?

Nell’aria c’è la volontà di fare un album. Non sappiamo quando, per ora è solo un’idea, ma sicuramente prima o poi lo faremo, anche se ci vorrà parecchio tempo.

Per concludere l’intervista una breve sessione Q / A, rispondete alla prima cosa che vi viene in mente:

Definite in una parola il vostro sound:

Alternative rock, anche se sono due parole.

Il miglior spettacolo dove avete mai suonato:

Un contest, esattamente un anno fa. Era la prima volta che ci esibivamo in pubblico con questa formazione, ed è stato parecchio figo.

La cosa che dovete assolutamente avere nel backstage:

Credo che Andrea, Gavino e Marco (gli altri membri della band) direbbero “birra”, tutti e tre. Per me l’acqua. Tanta, tanta acqua. La birra me la tengo per dopo il concerto.

La colonna sonora della vostra infanzia:

Questa è difficile. Tanta, troppa roba, se iniziassimo a fare nomi credo non finiremmo più.

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