Che … vita la mia vita

“ …. Lo sapevo e in qualche modo l’aspettavo
anche forse inconsciamente l’onda che venendo
di fianco mi avrebbe travolto e trascinato giù
in un paradiso pieno di emozioni. Così vedo la
mia vita, un susseguirsi continuo come onda su onda
di emozioni. Ma non sapevo quanta cara fosse la mia voce
fino a quando dall’altro capo del mondo qualcuno mi
ha detto: “ la tua voce non è mai cambiata e risentirla
oggi dopo tanto tempo …. mi pare di fare un salto in
dietro nel tempo quando nei miei momenti di sgomento
ho sempre trovato le tue mani pronte a prendermi al volo
prima del precipizio.”
A volte la vita torna!
Vincenzo Calafiore

Tratto da Blu Oltremare

Sapevo che prima o poi saresti arrivata, e di tempo ne è passato moltissimo, quasi una vita! E quasi una vita senza mai rinunciarci o stancarmi del farlo non ho mai smesso di attenderti. Non so quante volte davanti allo specchio della mia solitudine cercai di immaginare come sarebbe accaduto ma più di ogni cosa ho sempre cercato di immaginare guardando in quello specchio il mio viso, di più gli occhi come si sarebbero comportati, che espressioni avrebbero assunto.
Già ai primi albori di un giorno inatteso tanto ero perso in una sorte di somma di un passato che da clandestino com’è a volte torna e lo fa con la stessa forza di un’onda bastarda che sorprendendo un fianco mi travolge per portarmi giù,e trattenermi in un paradiso di emozioni … una maniera di darmi una dolce morte!
Io ti ho attesa testardamente perché io lo sapevo, il mio cuore lo sentiva che tu anche se in un’altra dimensione, o in un altro mondo prigioniera di una vita che non ti apparteneva, priva di emozioni cercavi anche tu una via di fuga e metterti in viaggio come me alla ricerca della parte di anima mancante.
E’ di vita che si tratta della tua, della mia.
Tu da un’altra parte come me vivi ai bordi di quei giorni che avresti voluto avere, magari anche tu guarderai fuori dalla finestra come quando si aspetta qualcuno che non arriva.
E c’è silenzio il silenzio di quei campi assolati in primavera svenati dal canto di cicale, ove s’ode solo la voce del vento che passando piega l’erba come fosse una carezza.
E ci sono io che delle primavere conosco ogni profumo, ogni voce, tanto le ho imparate a memoria, come fosse una canzone che ancora adesso nei miei momenti di squallore canto per capire d’essere ancora vivo.
Tu mi dici tante cose, mi racconti tante cose!
Ed invece mi appare tutta la tua tristezza, quella che hanno addosso le donne che sanno di non essere amate, ma semplicemente usate.
Come si fa, come si può piegare il gambo di un fiore per poterlo posare dove si vuole?
Come si fa a non amarti?
Una donna è un vento che non si può imprigionare, è un vento che sa essere brezza, piacevole brezza come tempesta, uragano di emozioni, d’amore.
La palla rossa infuocata sta tagliando il cielo e macchia i vetri di sangue, dopo qualche secondo di vita si nasconde dietro un tetto. Sento un nodo alla gola, sento sete, riesco a trattenere il pianto … parlo di altro allo specchio come mi accadeva tanto tempo fa quando ero in difficoltà. Tra qualche momento lo vedrai addormentarsi anche tu e chissà se mi penserai, o se immaginerai di vedermi da qualche parte.
Mi giro appena in tempo per vederti sorridere o piangere silenziosamente di un dolore che il tempo forse avrebbe addolcito, magari reso piacevole, come piacevole sarebbe stata la vita con me, io che ti porterò dentro per sempre.

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