A Roma si vota in primavera: o la Raggi si dimette o comunque verrà commissariata

La soluzione più onorevole per Beppe Grillo sarebbe quella di ammettere l’errore e fare tornare Roma alle urne. La caduta della giunta grillina è un dato quasi inesorabile. Virginia Raggi è “accerchiata” dalle inchieste giudiziarie che hanno colpito la sua giunta e il suo staff e presto potrebbero arrivare a lei con un avviso di garanzia. E ora deve fare i conti anche con un’incapacità a scrivere il Bilancio.

Dead line il 28 febbraio

Se entro quella data il Bilancio non verrà riscritto (in base alle rimostranze dell’Oref) e votato, salta l’amministrazione. Se il bilancio previsionale no sarà pronto o adeguatamente rinnovato, al Campidoglio arriverà il commissario e nuove elezioni.

Saltata la scadenza del 28 febbraio la sindaca deve nominare entro 2 giorni un commissario per redigere il bilancio; se non ci riesce tocca al prefetto individuare un tecnico che rediga la manovra.

A quel punto 10 giorni sono a disposizione del commissario per predisporre il Bilancio e 20 per il consiglio comunale per approvarlo. Se nei venti giorni concessi l’Aula non riesce a dare il disco verde, il bilancio è approvato dal commissario e il Prefetto scioglie il consiglio comunale e nuove elezioni.

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