Capitale della cultura, Parma in campo

Il dossier è stato consegnato al Governo il 30 marzo scorso. Da lì è partita la candidatura di Parma a “capitale italiana della cultura” per l’anno 2017. L’impresa non è facile, i concorrenti sono molti e agguerriti, ma intanto si coltiva la speranza di entrare nel lotto delle finaliste. E comunque vada, resterà un progetto, un’idea di città, da consegnare in eredità anche a chi verrà dopo la conclusione della tornata amministrativa.

Parma Pizzarotti e Ferraris

Le linee del progetto sono state illustrate a Casa della Musica dall’assessore Laura Maria Ferraris davanti ad un parterre composto da amministratori, parlamentari di Parma, rappresentanti di fondazioni e istituzioni culturali, insomma da tutti coloro che hanno deciso di partecipare a questa affascinante “avventura” proposta dal Comune.

“Con la partecipazione a questa iniziativa – ha affermato il sindaco Federico Pizzarotti in apertura dell’incontro – vogliamo delineare un’attività progettuale per Parma incentrata su bellezza, inclusione e sostenibilità, con l’auspicio che sia solo il primo passo di un’operazione destinata ad avere ulteriori sviluppi. Il filo conduttore della proposta – ha continuato il sindaco – è un ideale ponte fra passato e futuro, che collega le idee per proiettarci in avanti, per delineare i passi da compiere in vista di un obiettivo da raggiungere da parte di chi verrà dopo di noi: sarà questo il nostro messaggio e il regalo più bello per la città”.

“Nel 2017 – ha affermato l’assessore Laura Maria Ferraris – Parma festeggerà i 2.200 anni dalla sua fondazione. Partiamo da lì per proporre la nostra partecipazione al bando proposto dal Governo e proporci come capitale italiana della cultura e rappresentare così l’intera nazione. Vogliamo prendere coscienza del presente per individuare insieme le linee di sviluppo del futuro”.

L’assessore ha quindi declinato i temi che stanno alla base del progetto. Il primo è quello dell’ascolto. Conoscenza, creatività e innovazione, valorizzazione del patrimonio e cultura digitale saranno al centro dell’azione del Comune per creare una città accogliente e sostenibile, con una forte capacità attrattiva, capace di rappresentare al meglio ciò che vuole essere l’Italia.

Gli obiettivi indicati da Ferraris si possono sintetizzare in quattro punti: nuova relazione fra cittadini e patrimonio culturale, cultura come “economia della conoscenza”, produzione del sapere e motore della rigenerazione urbana; bellezza sostenibile, intesa come tutela ambientale e sostenibilità anche etica e morale, oltre che dello sviluppo economico; comunità diffusa, per rendere Parma sempre più coesa e accogliente, capace di utilizzare anche la cultura per rompere le barriere della solitudine, di affermare il diritto e il dovere di ciascuno di essere protagonista della propria vita.

L’assessore Ferraris ha quindi spiegato perché è stato scelto il “ponte” come filo conduttore del progetto: “Il ponte indica il passaggio, l’andare oltre, il superare gli ostacoli, e per Parma si va dal Ponte Romano, cardine di uno degli interventi di rigenerazione urbana che stanno alla base della proposta, al ponte a nord, il grande incompiuto, che non siamo ancora riusciti a metabolizzare”.

Da qui, da questa idea generale di città nascono i progetti che vengono proposti da realizzare a sostegno della candidatura di Parma.

Il primo è quello relativo alla rigenerazione e qualificazione del centro storico, puntando sul progetto “Aemilia 187 a.C., con la valorizzazione del ponte Romano e la creazione di un sistema museale integrato.

Il secondo progetto è dedicato al cinema, che con Parma ha un rapporto molto speciale, “Ciak si rigenera””, che prevede la creazione di un distretto di cinematografia documentaria al Cinghio e l’acquisizione dell’Archivio Bertolucci.

“Il Giardino ritrovato” dovrà restituire una nuova identità al Parco Ducale, con interventi incentrati su Palazzetto Eucherio Sanvitale e Serre.

Infine il “Programam d’ascolto”, incentrato sulla musica, altro brand di Parma, con i 150 anni dalla nascita di Arturo Toscanini e un concorso per direttori d’orchestra, un festival della musica barocca e il festival Verdi 2017; inoltre, sempre legati al tema dell’ascolto, ci saranno un “novembre dell’innovazione digitale” e l’incontro fra giovani e grandi artisti.

E’ prevista anche l’identificazione di 2.200 persone come testimonial di Parma per il 2.200° compleanno della città.

Cooperazione fra pubblico e privato, orgoglio, identità condivisa, riscoperta dei valori come comunità saranno le leve su cui poggerà questo piano strategico, che guarda ben oltre il 2017: “Spero – ha concluso Ferraris – che nessuno di voi voglia rinunciare a proseguire questo viaggio che oggi si trova sul punto di partenza”.

Alla presentazione ha partecipato Paolo Verri, torinese, organizzatore di eventi e consulente di Matera, già designata capitale europea della cultura 2019: “Accettare le sfide, avere voglia di fare squadra, tenere insieme ciò che ci accomuna – ha affermato Verri – sono gli ingredienti giusti per arrivare a centrare il risultato. Il brand Parma è fortissimo – ha proseguito – siete seduti su un forziere, con patrimoni come Verdi e Toscanini, musica e cinema, ma sono opportunità da cogliere, non certezze acquisite che arrivano da sole. La candidatura della città – ha concluso – va vissuta collettivamente, serve per capire se c’è accordo sull’idea di comunità e quale contributo può dare il prodotto Parma al sistema Paese”.

Parma, insomma, l’ha presa sul serio, considera comunque la candidatura come occasione importante per il suo futuro indipendentemente dal risultato finale, che comunque non avrebbe effetti trascurabili, sia dal punto di vista economico che promozionale.

Nelle prossime settimane si conosceranno i nomi delle città finaliste e in estate sapremo chi sarà la “capitale italiana della cultura 2017: per Parma sarebbe il più bel regalo di compleanno.

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