Province, una riforma che danneggia anche l’agricoltura

“Mondo rurale e riforme” è il titolo del convegno che si è tenuto questa mattina nella sala del Consiglio provinciale, organizzata dall’associazione di promozione sociale Rurali reggiani (RuRe), con il patrocinio della Provincia di Reggio Emilia, in occasione dell’anno internazionale dell’agricoltura familiare. Obiettivo principale, quello di rimarcare il grande contrasto tra gran parte del mondo portata a valorizzare l’azienda familiare contadina (dal Nord al Sudamerica fino alla Cina), l’Europa stessa che propone piani per sviluppo rurale e aree interne  incentrati sul ruolo di questa impresa e l’Italia che, in questo contesto, è invece ancora ferma alle proposte del Governo Giolitti del 1920 e manca degli strumenti necessari per agire in maniera efficace sullo sviluppo rurale.  Uno sviluppo che necessita  di un coordinamento, di una sinergia stretta tra interventi pubblici per le famiglie, per il territorio, per la produzione di cibo ed energia, le cure all’ambiente, il turismo e altre funzioni di cui il territorio rurale  – e le famiglie che lo presidiano – hanno sempre più bisogno. Anche da questo punto di vista, è stato sottolineato da più di un relatore, la riforma delle Province rischia di creare più danni che benefici in un Paese indietro anni luce nel sostegno all’agricoltura e alle aziende familiare contadine.

In Italia, ad esempio, non si è ancora identificata la popolazione rurale, né sono ben chiare le differenze di ruolo tra aziende agricole e seconde case, paradossalmente più tutelate. In generale, l’uso del suolo è totalmente sottratto a qualunque potere decisionale da parte di chi lo coltiva, in quanto la situazione di rappresentatività basata sui numeri fa sì che la minoranza contadina non abbia alcun peso sulle politiche di tipo urbanistico che obbediscono alla maggioranza ‘cittadina’ e agli interessi di cui è portatrice. Per rimediare alla differenza dei numeri, propria di tutte le società avanzate, ogni Paese ha introdotto nel suo ordinamento istituzionale opportuni accorgimenti, e il convegno di oggi è servito anche a ricordare sia il ruolo riconosciuto dalle Nazioni unite all’azienda familiare sia ad illustrare alcune esperienze – dall’Olanda alla Germania, alla Francia – attuate per dare peso nelle scelte collettive a questa minoranza della società che ha però il compit0 di custodire, utilizzare, conservare la maggiore delle superfici del Paese.

L’Italia, invece, è ferma alle proposte di Micheli del 1920, unico momento in cui il Governo Giolitti propose al Parlamento le Camere di agricoltura provinciali e regionali: e, un secolo fa,la nostra era ancora una società rurale. Oggi il mondo è cambiato, i contadini hanno sempre una più funzione fondamentale, ma non hanno alcun poter decisionale. La recente riforma delle Province aggrava questa situazione, visto che l’ente in qualche modo funzionava come contrappeso rispetto al potere delle città. E’ infatti del tutto evidente che l’assemblea dei sindaci, magari presieduta dal primo cittadino del comune capoluogo, chiamata dalla riforma Delrio a governare le “nuove” Province, sarà ancora più lontana dal rappresentare le esigenze agricole, sempre più importanti per un Paese che manca di cibo, ha un territorio più difficile di altri Paesi europei avendo due-terzi di collina e montagna e ha registrato uno sviluppo tumultuoso di consumo elevato della poca terra agricola di pianura.

“Il convegno di oggi ha quindi puntato a riprendere il cammino della riforma per adeguare l’Italia al mondo avanzato e a quello, come quello cinese, che sta avanzando in modo prorompente, in un momento in cui avvenimenti di primaria importanza accrescono le attese del modo rurale – spiegano l’assessore all’Agricoltura Roberta Rivi e il presidente di RuRe, Giardo Filippini –  L’Unione europea ha infatti varato il Programma di sviluppo rurale 2014-2020 e altri interventi a favore delle aree marginali che lo Stato e le Regioni italiane stanno definendo. Per l’Italia questa fase è resa ancora più importante dalla riforma che coinvolge Province e Città metropolitane e che impone un’ampia riorganizzazione dell’attività di enti pubblici, consorzi e altri organismi”.

Nel corso della mattinata sono intervenuti, oltre a Rivi e Filippini, don Eleuterio Agostini, Jan D. Van der Ploeg dell’università di Wageningen (Olanda), Antonio Onorati dell’Associazione rurali italiani, il responsabile dell’archivio storico della Provincia Alberto Ferraboschi e Kees De Roest del Centro ricerche produzioni animali di Reggio Emilia.

9 su 10 da parte di 34 recensori Province, una riforma che danneggia anche l’agricoltura Province, una riforma che danneggia anche l’agricoltura ultima modifica: 2014-06-07T12:55:37+00:00 da Redazione
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