Abbandoniamo questo paese che strangola

Mio nipote una sera mentre si era sul divano ad ascoltare un po’ di musica mi chiese:

<<  Nonno ma l’Italia è una nazione democratica? >>

In verità non ho saputo rispondergli e non ho cercato nemmeno una via di fuga per uscire fuori da quella mia sgradevole posizione, perché avrei voluto dirgli che non lo è di fatto e che il termine “ democratica” è scritto solamente sulla sua Costituzione, insomma a parole lo è, ma nei fatti è esattamente il contrario.

 

Di fatto siamo sotto una specie di dittatura fiscale, la peggiore.

Perché colpisce i più deboli e lascia da parte quelli che non pagano mai.

 

Essendo io di corporatura robusta e tendente anche ad ingrassare, sono costretto malgrado sia un pigrone ad alzarmi presto e andare quando le strade sono poche trafficate a fare la mia mattutina camminata di 4/5 chilometri. Passo perché compresi nel tragitto davanti a due supermarket e tutte le mattine incontro persone anziane ( anche con la pioggia) che scavano nei cassonetti dei rifiuti  per estrarre quanto di buono o per lo meno recuperabile che la sera prima alla chiusura dei due market viene lì gettato, per il pranzo o la cena.

Queste persone sono pensionati che non arrivano a vivere.

Questi sono Cittadini Italiani a cui dovrebbe essere reso onore e no disonore.

 

Se avessi potuto andarmene via francamente da questa nazione detta anche paese, me ne sarei già andato via già da diversi anni, perché è diventato impossibile ed inaccettabile.

 

E’ un paese in cui da una parte vengono richiesti sacrifici ai quali se ne aggiungono sempre altri, sembra di trovarsi al centro di un gioco al massacro, un incubo senza fine.

 

E’ un paese dove una classe politica si prende il lusso di legiferare sempre a suo vantaggio

( per dirla tutta fa quello che vuole ); si aggiusta i ddl, cambia e sostituisce, non permette che gli vengano tolti i privilegi acquisiti, non si riduce gli stipendi, si mantiene un parco di macchine più grande d’Europa. Ruba a pieni mani, crea clientelismo, e chi più ne ha più ne metta.

 

Al peggio non c’è limite!

 

MA QUELLO CHE PIU’ MI FA SCHIFO E’ LA RASSEGNAZIONE, IL VOLER ANCORA TESTARDAMENTE CREDERE IN QUELLE PERSONE CHE QUI CI HAN CONDOTTO E CHE CI AFFAMANO, E VANNO PURE A VOTARLI CON LA SCUSANTE CHE IL VOTO E’ SACRO ……… UNA GRANDE BUFALA!

 

Uno pensa….. fosse solo questo!

Ed infatti per non smentirsi la casta, che fa?

 

Per tagliare i parlamentari eleggiamone 90 in più

 

Bisogna tagliare il numero di parlamentari, questo il mantra che accompagna la Casta ormai da anni. 945 poltrone tra Camera e Senato sono troppe, perciò ecco la soluzione per tagliarle: aggiungiamone altre 90. Non è uno scherzo, ma il ddl approvato quasi all’unanimità – l’unico a opporsi è stato qualcuno dell’Idv – dalla ormai famigerata Commissione Affari Costituzionali del senato (quella in cui si è arenata la riforma elettorale e il taglio delle province), come riporta oggi il Corriere.

La proposta è molto semplice: visto che la questione del taglio dei parlamentari è molto delicata, e bisognerebbe mettere mano alla seconda parte della Costituzione, alle prossime elezioni oltre a eleggere la nuova Camera e il nuovo Senato, dovremmo eleggere anche una apposita Commissione costituente, composta da 90 persone, con l’apposito compito di modificare la carta costituzionale. Quindi alle politiche di marzo invece di eleggere 945 persone, ne eleggeremo 1035: come primo passo verso il taglio delle poltrone non c’è male. Il ddl prevede che la commissione resti in carica solo un anno: ma cosa succederà se non si troverà un accordo sulla riforma, o se l’eventuale accordo non incontrerà il consenso del Parlamento? Non sono domande oziose, dal momento che i parlamentari italiani si sono dimostrati particolarmente riottosi a tagliare le poltrone.

Il ddl non si ferma qui: le 90 persone che comporranno la Commissione non potranno ricoprire altri incarichi elettivi, come quello di parlamentare o consigliere regionale. Un modo per evitare i doppi incarichi, certo, ma anche per assicurare un posto a quelli che per un motivo o per un altro resteranno fuori dalle liste. O magari chi, come alcuni big del PD, si sono fatti da parte e “auto-rottamati”, per loro sarebbe una sistemazione di prestigio. E gli stipendi? Anche se solo per un anno, il trattamento economico sarà pari a quello dei deputati “ivi comprese le indennità accessorie”, e a contribuire saranno in ugual misura Camera e Senato, per un totale di una ventina di milioni. Inutile sottolineare da dove proverranno effettivamente i soldi.

Il ddl è il frutto dell’unificazione di diverse proposte, a opera dell’ineffabile er “ de Roma assieme ad un’altra mente eccellente, che hanno anche chiesto la procedura d’urgenza. Ora il provvedimento passerà al voto dell’Aula. Ma che senso ha nominare questa commissione quando, come recita l’articolo 138 della Costituzione, le riforme costituzionali spettano al parlamento? E, non si poteva eleggere una commissione formata da 90 dei 945 parlamentari, senza bisogno di eleggerne altri? Queste sono le domande più banali che verrebbero in mente a un cittadino qualsiasi. Ma i senatori che hanno votato a favore del ddl sanno anche che nei cassetti di Palazzo Madama giacciono dimenticate numerosissime proposte di legge sull’argomento, una delle quali aveva anche ricevuto il consenso di tutti i partiti. Che però poi hanno ripiegato su quest’altra soluzione. Alla faccia della crisi!

Io non posso, ne potrò essere orgoglioso, non mi sento neanche italiano perché mi vergogno!

Mi vergogno da morire.

Di tutta quella gente che così ci ha ridotti,

Di quella gente che già rubava e continua ancora adesso a rubare,

Di quella gente che si è portato via il capitale all’estero,

Di quella gente che predica bene e …..

 

Mi piace ricordare una delle loro beffe e cioè:

 

La beffa dei vitalizi regionali Resistono alla legge anti-Fiorito
I consiglieri degli enti potranno ricevere l’assegno prima del compimento dei 66 anni . Mai più vitalizi regionali a cinquant’anni, era la promessa. Anche i governatori si erano dichiarati d’accordo. Malgrado il clima apertamente ostile che si respirava in Parlamento, dove il Partito delle Regioni era pronto alla battaglia, come ha dimostrato l’accoglienza glaciale riservata al decreto legge per tagliare finalmente sprechi e abusi locali con una clamorosa bocciatura della commissione bicamerale per gli affari regionali.

«Stop alle pensioni prima dei 66 anni, come invece sarebbe toccato a Er Batman», annunciava l’Ansa il 4 ottobre scorso, dando notizia del provvedimento. Il giro di vite, in effetti, si presentava pesante. Nessun ex consigliere regionale avrebbe avuto diritto alla pensione senza aver fatto almeno dieci anni di mandato né prima di aver compiuto 66 anni. Pareva studiata apposta per impedire che personaggi come l’ex capogruppo del Pdl nel consiglio regionale del Lazio,  alias «Er Batman» di Anagni, 41 anni di età, accusato di essersi appropriato dei fondi pubblici generosamente assegnati al suo partito, potessero riscuotere il vitalizio dopo nemmeno tre anni di incarico e già al compimento dei cinquant’anni. Soprattutto, però, questa norma avrebbe avuto il vantaggio di mettere ordine in una giungla indescrivibile. Ogni Regione ha infatti sempre avuto norme previdenziali proprie, differenti dalla Regione accanto.
Appena però il decreto legge del governo di Mario Monti è arrivato in Parlamento con questa tagliola, ecco le bordate. Da tutte le parti. Chi ostinatamente proponeva di dimezzare il numero degli anni di mandato sufficienti a godere della pensione regionale, portandolo da dieci a cinque. Chi esortava ad abbassare l’età, da 66 a 60 anni. Chi chiedeva di prevedere il riversamento dei contributi previdenziali al consigliere regionale nel caso di impossibilità a godere della pensione. Chi, non contento, non cessava di invocare la soluzione più radicale di tutte: il colpo di spugna.

E alla fine l’ha spuntata, anche se in un modo davvero singolare, come si capisce rileggendo le modifiche scaturite dall’intervento sul testo originario. E’ stato sufficiente inserire alla fine della lettera “m” dell’articolo 2, quello che stabilisce i limiti minimi dei 66 anni di età e dei 10 anni di mandato, questa frase: «Le disposizioni di cui alla presente lettera non si applicano alle Regioni che abbiano abolito i vitalizi».
Siccome tutte le Regioni hanno già abolito i vitalizi, ecco che la regola del 66+10 non si può applicare a nessuna. Direte: ma è logico. Che senso ha mettere un tetto alle pensioni quando le pensioni non ci sono più? Perfetto. Ma se le pensioni non ci sono più, che senso ha precisare in una legge che non si applica il tetto?

Ricapitoliamo. Tutte le Regioni hanno già abolito i vitalizi, come si è detto, in linea di principio. Ma non tutte hanno fatto come l’Emilia-Romagna, che li ha cancellati e basta. La legge prevede infatti che i vitalizi possano essere sostituiti, dalle Regioni che intendono farlo, con trattamenti pensionistici alternativi basati sul sistema contributivo. Una di queste è appunto la Regione Lazio, che ha demandato a un futuro provvedimento (se ne occuperà il prossimo consiglio) il passaggio dal vitalizio alla pensione per i suoi consiglieri. E qui sta evidentemente la furbizia di quella frase che esclude dall’applicazione della tagliola del 66+10 chi ha già abolito i vitalizi, cioè tutti. Perché questo consentirà alle Regioni che li vorranno sostituire con pensioni contributive, di aggirare le regole più rigide che avrebbe voluto introdurre Monti, consentendo la corresponsione dell’assegno contributivo magari già a sessant’anni, o forse ancora prima, e con soli cinque anni di mandato anziché dieci. Saranno tutte libere di farlo.
Non bastasse, anche i consiglieri ora in scadenza potranno così andare in pensione prima di 66 anni d’età e con neanche 10 di mandato. Perché quel colpo di spugna tanto originale quanto provvidenziale ha vanificato pure la norma, contenuta nel provvedimento, con cui viene esteso sulla carta il tetto del 66+10 agli attuali consiglieri che avrebbero già maturato il diritto al vecchio vitalizio e si stanno apprestando a lasciare l’incarico. Di chi parliamo? Di quelli della Regione Lazio, per esempio: i quali, grazie al vecchio sistema abolito ma ancora in vigore per gli attuali eletti, possono pensionarsi a cinquant’anni. Proprio coloro che sembravano il bersaglio della legge, a cominciare da Batman. Geniale, no?

Sapete cosa vi dico? Affittiamo dei barconi e attraversiamo il canale di Sicilia andandocene in Libia, almeno lì potremo avere benzina e datteri, pagare poche tasse, quanto basta per vivere.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

9 su 10 da parte di 34 recensori Abbandoniamo questo paese che strangola Abbandoniamo questo paese che strangola ultima modifica: 2012-11-25T19:59:54+00:00 da Vincenzo Calafiore
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