Il Convento dei Frati Minimi, convegno a Crotone

Domani 7  maggio, alle ore 10.30, presso l’auditorium dell’Istituto “Pertini” di viale Matteotti di Crotone, nell’ambito delle iniziative culturali dedicate alle Feste Mariane di Capo Colonna, si terrà il convegno su “Il convento di Acquabona dei Padri di san Francesco di Paola a Crotone dalla fondazione alla soppressione”. Ne parleranno Nicolino Aiello Dirigente scolastico emerito e P. Rocco Benvenuto Provinciale dei Frati Minimi. Attorno al 1460 lo stesso san Francesco di Paola  inviò a Crotone il suo confratello Paolo Randacio da Paterno per  fondare un convento dedicato a “Gesù e Maria”, edificato fuori le mura della città vicino al fiume Esaro tra la campagna di Acquabona detta così perché vi scorreva una sorgente d’acqua pura.  La piccola comunità francescana per molto tempo, non ebbe vita facile, giacchè edificato in un’area alquanto isolata  seppur non  lontana dalla città, fu luogo di rifugio per banditi e per ricercati dalla giustizia secolare. Infatti  “di frequente – scrive Andrea Pesavento –  vi si rifugiavano ricercati, fuorusciti e banditi, che sfruttavano l’immunità del luogo per commettere reati. Nel 1773 si rifugia Francesco Cavaliere, reo di molti delitti, condannato dal tribunale e fuggito dal carcere. Una notte però l’edificio è circondato su ordine del castellano da sei granatieri, i quali catturano l’evaso nell’atrio della chiesa, su cui si estende l’immunità, e lo portano nelle carceri del castello. Appena sparsasi la notizia interviene subitola Curiavescovile che minaccia la scomunica contro gli autori ed il Cavaliere deve essere riportato in chiesa e liberato affinché “non s’offenda l’ecclesiastica immunità”. La chiesa ad una sola navata e l’annesso cenobio per tanto tempo vissero sotto la munificenza dei marchesi Berlingeri che erano i possessori di tutte le terre attorno. In tale condizione, tra alterne vicende, i frati minimi di Crotone, sopravvissero fino al 1783 anno in cui, dopo il disastroso terremoto che sconvolse gran parte della Calabria e l’istituzione della famigerata Cassa Sacra, fu definitivamente soppresso essendosi ridotto a soli tre religiosi. Al momento della soppressione, il complesso conventuale, come riporta Pesavento, “era composto da un chiostro con vaglio e pozzo, una loggia, un coro, due corridoi, un loggione e dalla chiesa, ben costruita ed ornata, con sacrestia e con le sei cappelle. Attaccato al convento vi era un giardino con alcuni alberi da frutto, in parte circondato da muri e da piccole siepi e nel convento si aprivano 16 magazzini : otto erano nel chiostro (vicino alla porta dell’orto, presso il pozzo, nella porta di battere, sotto la cucina, sotto e dirimpetto la vinelluzza, sotto la dispensa ed accanto alla sacrestia), cinque nel vaglio (dietro la cappella di S. Francesco, del pulpito, del Carmine, della Torretta e del Vaglio) e tre detti del Portone sulla strada”. Oggi non resta nulla di quel monastero se non qualche pietra, nella via Foscolo, che qualcuno ha inteso individuare come parte dell’abside della chiesa; oltre a ciò, sull’attuale via M. Nicoletta nelle adiacenze dell’autostazione, resta evidente l’imponente “portale Berlingieri” che doveva essere l’ingresso alla loro vasta tenuta che ancora oggi è denominata “fondo Gesù”.

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