Irruzione nel cinema dei prostituti gay della Capitale

Uno spettacolo a luci rosse “osceno”. Quattro uomini impegnati in una sorta di maratona omosessuale si bloccano di colpo, qualcun altro riesce freneticamente a ricomporsi, alcune ombre si staccano dal muro e cercano di guadagnare le uscite di sicurezza per squagliarsela alla chetichella ma la fuga viene bloccata dai vigili appostati in strada. E’ l’irruzione in via Mario Corbino 23 al cinema porno Moulin Rouge, ormai luogo di appuntamento fisso di prostituti dell’est e dei loro clienti e fine di un incubo degli abitanti della zona, a due passi da piazza Fermi, estenuati dall’andirivieni dei marchettari e dalle scene indescrivibili dopo la chiusura del locale.

“Abbiamo denunciato il titolare per favoreggiamento della prostituzione  –  sintetizza Maurizio Maggi, dirigente del Gruppo sociale sicurezza urbana  –  e altre quattro persone per atti osceni in luogo pubblico. Una ventina di clienti sono stati ascoltati come persone informate dei fatti e il locale è sotto sequestro”.

I clienti, romani, quasi tutti tra i 55 e i 70 anni. . Quanto ai marchettari, sono tre romeni, un albanese e un italiano. Uno, al momento del “Fermi tutti” tenta di reagire e viene immobilizzato, gli altri quattro, tutti maggiorenni, massicci e dall’aria famelica, si arrendono docilmente. Le prestazioni costavano dai 20 ai 30 euro.

“Un’azione contro il degrado che stava creando problemi all’intero quartiere” spiega Giorgio Ciardi, delegato del sindaco alla sicurezza. E in effetti gli abitanti del palazzo avevano rivolto, negli anni, decine di esposti contro il cinema, nato negli anni 50. “All’inizio si chiamava Brasil, era una seconda visione e davano film per famiglie  –  ricorda un inquilino ottantenne con malinconia  –  poi, per un certo periodo, c’è stato anche il cabaret, successivamente ha chiuso e riaperto come cinema a luci rosse ma il peggio è arrivato negli ultimi anni”.

“I marchettari si appostavano in strada fin dal mattino, visto che il Moulin Rouge apriva alle ore 10:30  –  si indigna una signora  –  per tutta la giornata era un via vai continuo ma il peggio veniva dopo la chiusura: sesso in strada, tra le macchine parcheggiate, fino al mattino”. Un nonno che passeggiava col nipotino è stato avvicinato da un prostituto slavo che ha tentato di adescarlo e, tanto per essere più esplicito, si è abbassato i calzoni davanti al bambino.

Tre settimane di appostamenti prima dell’irruzione, intitolata, un po’ enfaticamente “Operazione Caligola”. Gli uomini della polizia Roma Capitale hanno filmato e fotografato i movimenti dei clienti che seguivano uno schema quasi fisso: due passaggi davanti all’ingresso e poi dentro, dopo aver pagato i 6 euro del biglietto. In programmazione, vecchi porno anni 70 (“I peccati di una locandiera”, “Oralmente tua”) che nessuno guardava.

In compenso, nella grande platea ormai abbandonata al degrado più assoluto, succedeva di tutto: accoppiamenti multipli, prestazioni sadomaso, con colpi di cinghia e sigarette spente sulla pelle (sanzione amministrativa per non aver fatto rispettare il divieto di fumare), travestimenti nei bagni, orge estemporanee. Scritte oscene e numeri di telefono sui muri dei gabinetti e un avvertimento: “Usate il profilattico, l’Aids uccide” sotto cui qualcuno ha aggiunto “E sti c….”. E in effetti sotto i sedili non è stato trovato neanche un profilattico.

Alla cassa, spesso, un uomo sui quarant’anni, vestito di una smagliante tuta bianca. Non era un dipendente ma uno dei marchettari che, a volte, sostituiva il proprietario. “Ormai sono anni che lavoro qui   –  spiega ai vigili urbani  –  vorrà dire che mi toccherà tornare a Valle Giulia a lavorare”.

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