La forza del silenzio

Amo e lo conosco il silenzio a causa del mio lavoro, cioè quello di scrivere inventando una storia, di creare personaggi dando loro vita e, con questi fino a quando tutto non si è concluso e, anche dopo quando questa non mi appartiene più, continua il mio rapporto, questo avviene nel silenzio.

Quindi per questo motivo trascorro la maggior parte del mio tempo in solitudine, per ascoltare anche ciò che l’intorno racconta e riflettere sugli accadimenti che quotidianamente immancabilmente si verificano. Il silenzio è anche pensiero che va oltre il luogo dove sono per incontrare ciò che è andato perduto o dimenticato, come un volto, una lettera, le parole di qualcuno, gli amici che persi, gli affetti.

Oggi in questo sistema tarlato e impoverito dall’interesse pecuniario quello che più è prevalente  è quel senso di paura che ci portiamo dentro; la paura che ci attanaglia e frena ogni possibile approccio ad un nuovo modo di vivere lontano dall’incertezza e dalla precarietà.

Possibile solo volendolo o desiderandolo fortemente potremmo tornare a vivere, anche pure all’interno di questo immane, freddo contenitore  di cui dolenti o volenti ne facciamo parte.

In una storia i ritmi sono dettati dall’autore così come pure il suo evolversi e allora perché non provare almeno una volta ad appropriarci della nostra vita dettandone noi stessi ritmi ed evoluzione con l’aiuto di Dio ?

Forse è giunto il momento di fermarci e riflettere, per capire cosa sta accadendo e dove questi accadimenti ci collocheranno; fermarsi per ascoltare ciò che i nostri figli vogliono dirci, per ascoltare o accogliere un amico nel nostro cuore, per ascoltare chi la solitudine la conosce bene e ci convive: i vecchi.

Ma abbiamo paura.

Paura di non essere più in grado di ascoltare, di parlare con un linguaggio diverso, di sorridere, di donare noi stessi per un atto di amore; paura di scoprire quanto abbiamo perso in cambio di un pugno di niente, paura per un domani che non sentiamo e non vediamo attanagliati come siamo e non ci rendiamo conto che forse abbiamo perso anche Dio.

Con questo desidero incoraggiarvi a non arrendervi mai e, di pensare che un qualcosa di buono potrebbe giungere da qualsiasi parte anche varcando semplicemente il portale di una chiesa vuota respirando a pieni polmoni quel silenzio che c’è.

Io lo faccio spesso, quando per incontrare Dio con la mia vecchia “ Bianchi “ del 1950 me ne vado in giro per le campagne; e lo incontro nel volo degli uccelli che si alzano in volo dall’erba sentendomi passare, lo incontro in quell’aria mite e in quel silenzio rotto dalla voce del vento, lo incontro anche quando cerco di leggere ciò che ho scritto negli occhi.

Ecco, a noi manca Dio! Manca il dialogare con lui e rispettarlo non significa osservare quei dieci e ristrettivi comandamenti.

Non amiamo Dio quando offendiamo e deturpiamo l’innocenza di un bimbo, non lo amiamo anche quando non siamo capaci di porgere le mani a quello che è caduto o a quello che ci chiede aiuto. La verità è che noi siamo più schiavi della paura che della capacità di amare l’estraneo, il diverso. Siamo ingenerosi e egoisti, siamo stupidamente lontani da Dio!

Una domenica fate a meno di andare a messa, rompete con l’abitudine e andateci quando ne sentite profonda necessità e quando la vostra casa è vuota di passeri, andateci solo per la necessità di parlare con lui e non per sbandierare l’ultimo acquisto, andateci per amore e vi posso assicurare che è meravigliosamente bello, emozionante, sincero, intimo, talmente intimo che potrete ascoltare la melodia del silenzio invece che le litanie e le prediche, i divieti, la lettura dei vangeli che rende la funzione religiosa triste e noiosa. Sono stato una volta in una chiesa dove ho cantato e battuto le mani, ho reso lode al Signore che era sceso fra noi, fra gente che mi chiamava fratello e non mi conosceva e mi avevano invece accolto e condiviso la loro gioia, la loro allegria: i miei fratelli e sorelle erano neri! E vi assicuro che alla fine di quella funzione religiosa sono uscito da quella chiesa felice, molto felice; contrariamente quando andavo a messa moltissimi anni addietro ne uscivo sempre triste e sconsolato.

Ma voglio che voi almeno una volta proviate ad entrare nel silenzio di una chiesa vuota  per leggere le vostre lodi e canticchiare mentalmente una canzone a Dio o per donarvi completamente a quel Dio che è dentro noi e che purtroppo abbiamo accantonato, senza timore.

Non permettiamo al pessimismo di impadronirsi della nostra vita, non permettiamo ai cattivi presagi di nidificare nella nostra anima, ma piuttosto liberiamocene e impariamo a sorridere, a parlare con parole nuove, con parole che conoscono Dio, perché Dio è tutto anche quel male e quel dolore con cui  continuamente ci confrontiamo in una dura prova: Vivere!

Per una volta sola in un mattino qualsiasi, alzandovi provate a fischiettare una canzone dimenticata, o quella che vi ha fatto innamorare dopo avervi fatto il segno della croce e ringraziato Dio del dono ricevuto, perché nulla è dovuto.

Ecco se noi facessimo così il male non potrebbe avere spazio o maniera di impossessarsi della nostra vita.

Allora almeno una volta provate ad essere autori di voi stessi, fatelo senza coinvolgimenti esterni, fatelo coniugando il verbo amare!

Per strada fermati a guardare attentamente un fiore o un cardo, e scoprirete quanto ci siamo allontanati da noi stessi oltre che dall’amore.

Almeno una volta provateci, ciao!

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