Festival internazionale di musica Pietre che cantano

Si è tenuto, l’1 e 2 ottobre, al Monastero di S. Spirito d’Ocre, il convegno “Archeologia del passato, archeologia del futuro”, che ha chiuso la XII stagione del Festival internazionale di Musica Pietre che cantano, con il comitato scientifico era composto da  Luisa Prayer, direttore artistico del festival, Germana Galli della Associazione Amici dei Musei d’Abruzzo,  Sabrina Ciancone, sindaco di Fontecchio, con il dott. Marco Polvani e l’arch. Teresa Ciambellini, che fanno parte del gruppo di studio dell’iniziativa “Borghi attivi” attivata a Fontecchio, Pescomaggiore e Tione degli Abruzzi.

Il direttore artistico del festival, la pianista Luisa Prayer, commenta gli esiti del convegno.

Luisa Prayer (LP): “Questo appuntamento ha esplicitato la profonda relazione di simbiosi tra musica e patrimonio artistico, sviluppata dal nostro festival, nell’arco di dodici edizioni: i nostri concerti sono stati sempre presentati nelle sedi di maggior rilevanza artistica ed architettonica del territorio aquilano, con l’intento di far conoscere e valorizzare l’arte abruzzese. Nonostante gli sforzi fatti dal settore pubblico e privato– non dimentichiamo l’ingente mole di aiuti arrivati all’Aquila dal 6 aprile e i molti progetti attivati con il sostegno di gruppi ed istituzioni scientifiche e di volontariato che ancora oggi sono presenti in Città- manca all’appello dei beni recuperati la gran parte di questo patrimonio artistico e architettonico, che rendeva il paesaggio della conca aquilana unico nel suo genere, bello nella natura e nelle forme, un patrimonio custode della storia, dei saperi, armonicamente generato e rigenerato secondo quegli archetipi che ne fondavano il tratto distintivo, e che avevano un profondo legame con le risorse che la natura metteva qui a disposizione. Per evidenziare il rapporto profondo che lega l’individuo e la qualità della sua vita al paesaggio identitario, abbiamo, già dallo scorso anno, aperto il profilo facebook “Missing/Disperso” dove ognuno ha potuto raccontare quanto la rovina del patrimonio artistico e architettonico incida sul suo quotidiano, sul suo star bene o male. E dare voce al timore di veder trasformato improvvisamente ciò che abbiamo abitato sino a ieri  in paesaggio archeologico del passato. Da qui il titolo provocatorio dato al convegno “Archeologia del passato, archeologia del futuro”.

I protagonisti del convegno, tenuto al Monastero di S. Spirito d’Ocre, che si conferma sede strategica della attività di Pietre che cantano.

LP: “Il programma degli eventi di questa XII stagione aveva cercato di rappresentare la ricchezza e la complessità del paesaggio culturale di questo territorio, e dell’innovazione che qui la ricerca scientifica, innestata su una importante tradizione culturale, produce nelle forme del  linguaggio artistico. Abbiamo voluto completare questo ritratto dando voce alla comunità stessa, alle istituzioni, al mondo accademico, a gruppi ed associazioni che si sono impegnati con le loro proposte e azioni per la ricostruzione. Due anni di sofferenza e di lotta ma anche studio, riflessione, di incontri con tutti coloro che sono venuti qui, hanno prodotto un processo di maturazione di nuove consapevolezze, idee, conoscenze, e la Città non aspetta, credo, che l’occasione per attivare tutte le energie che qui si sono concentrate. Hanno risposto al nostro invito i rappresentanti di quelle istituzioni che si occupano di tutela e del rapporto della cultura con il sociale: i lavori, aperti dal saluto del Sindaco di Ocre, Ing. Fracassi, che ha ricordato come la collaborazione tra le amministrazioni produca sempre risultati importanti – fu il caso del Monastero di S. Spirito, restaurato con un progetto della Comunità montana Amiternina , si sono aperti con una relazione del Presidente della Fondazione Carispaq, dr. Roberto Marotta: la Fondazione si affianca alla comunità nella selezione dei progetti che si candidano ai finanziamenti dedicati alla tutela e valorizzazione del patrimonio, e verifica concretamente, nel gran numero delle istanze che riceve, l’impegno della società civile su queste azioni. I progetti su cui ha investito una più grande percentuale di risorse sono quelli di S. Bernardino, Porta Napoli, Madonna Fore, appunto i luoghi identitari della Città. L’arch. Maurizio d’Antonio, del Provveditorato Opere Pubbliche, facendo riferimento alla grande opera realizzata all’Aquila con il recupero del complesso di S. Domenico – il cui Chiostro è oggi per tutti gli Aquilani emblema della Città che può rinascere, ha illustrato l’importanza di metodologie che si basino sulla conoscenza profonda dei processi urbanistici che sono all’origine dei luoghi. Punto di vista ampiamente condiviso dall’uditorio, come dall’insigne studioso, prof. Ferdinando Bologna, che ci ha voluto onorare con la Sua presenza e dedicare un suo commento di plauso all’intervento dell’arch. D’Antonio. E le relazioni scientifiche della prima giornata si sono appunto concentrate sull’individuazione di quei principi su cui si devono basare azioni coerenti di ricostruzione, che possano riaffermare, non negare, i tratti identitari.  E’ una ricostruzione virtuosa, che può garantire per un domani, il recupero del benessere generale, e l’attivazione di quella economia turistica, che è la grande vocazione del nostro Paese, e che, dove si è saputo investire in questo senso, ha dato grandi risultati. Così le relazioni del prof. arch. Centauro della Università di Firenze, della dott.ssa Ceccaroni  della Soprintendenza ai Beni Archeologici, dell’arch. Nardis per l’Ufficio Beni Culturali della Curia,  della dott.ssa Calandra dell’Università dell’Aquila, del prof. Colimberti,che ha rappresentato le importanti suggestioni del nuovo ambito di ricerca dedicato agli aspetti sonori della qualità del paesaggio.  Contributo particolarmente significativo l’intervento di quei sindaci che hanno progetti di studio, il sindaco di Tornimparte dr. Giammaria (Arte e Salute), e il Sindaco di Fontecchio Sig.ra Ciancone (Lo statuto partecipato dei Luoghi), che coinvolgono le forze più giovani della ricerca: ci ha fatto piacere, infatti,  concludere questa prima parte con l’intervento del giovane studioso delle problematiche di impatto ambientale e sociale, Angelo Jonas Imperiale”.

Il ritratto della  comunità sociale

LP: “L’Aquila è sempre stata una città ricca di fermenti e molteplice e articolata la proposta culturale locale. Questa città colta si è attivata, associata, relazionata, e ha prodotto sue riflessioni e progetti che vanno ascoltati da chi è chiamato a governare la ricostruzione, con un processo, è aspettativa generale, il più possibile partecipato, e che veda in primis definiti ed attivati gli indispensabili strumenti della programmazione urbanistica. Sono stati illustrati progetti di restauro e recupero funzionale già compiuti o in via di realizzazione – il FAI , rappresentato dall’Avv. Tatafiore, per le 99 Cannelle, il Soroptimist International, relatrice la Presidente arch. Santone Pirro  per il Conventino di S. Giuliano, così come progetti che vogliono ampliare la partecipazione e la consapevolezza di tutti , realizzati per esempio con” Borghi attivi” a Fontecchio (dott. Marco Polvani) e Pescomaggiore (dott.ssa Isabella Tomassi), all’Aquila (progetto di Licia Galizia per il Liceo scientifico Bafile), o dare suggerimenti di indirizzo: Collettivo 99/giovani tecnici aquilani, rappresentato dall’arch. Marco Morante e dal fotografo Antonio Di Cecco, Policentrica, con il progetto Parco fluviale dell’Aterno dell’arch. Giancarlo de Amicis. Tutti concordi che il punto di partenza è l’esercizio della memoria –la giornata si è infatti aperta con le toccanti memorie fotografiche del Fotoclub 99, presentate dal prof. Mauro Bologna, e il progetto “lo Spazio della memoria”  di Fontecchio, presentato dagli arch. Carlo Mangolini e Marcello Deroma. Anche in questa seconda giornata particolarmente apprezzato il contributo dei giovani studiosi: bello il progetto di recupero di una piccola chiesa di Pescomaggiore di  Nicla Cassino e Giovanni Di Bartolomeo, laureandi della facoltà di architettura di Pescara”.

Quali linee d’azione per rivitalizzare contesto sociale ed economia?

LP: “Una ininterrotta e fertile attività della comunità scientifica e sociale è stata una caratteristica di questi due anni post-sisma. E’ un nuovo tratto identitario che si profila, e che va riconosciuto come potenziale fattore di sviluppo. La comunità aquilana ha maturato esperienze che possono essere di aiuto per molti altri, e bisogna che la politica investa su queste forze, capaci di produrre innovazione e cultura. Emblematica in questo senso l’iniziativa della Fondazione CARISPAQ di finanziare l’acquisto, per l’Università dell’Aquila, di apparecchiature per la facoltà di ingegneria, che permettano simulazioni sismiche e collaudi, che possono fare di questa facoltà un centro studi di primaria importanza in Italia, e quindi produrre economia e convergenza di intelligenze. Ma penso anche alla piattaforma informatica per la città virtuale realizzata da Noi L’Aquila con Google, illustrata dal Dott. Massimo Prosperococco, un progetto pilota che è stato poi utilizzato in Giappone, dopo il disastro ambientale di quest’anno, uno di quei tanti casi che dimostrano la dinamicità della nostra forze intellettuali. E penso all’appello di Goffredo Palmerini, positivamente condiviso dal moderatore della seconda giornata, il giornalista Niccolò d’Aquino, corrispondente del maggior quotidiano italiano negli Stati Uniti, “America Oggi”: che si intessa un vero dialogo con la generosa comunità degli italiani all’estero, che coltivano fortemente il sentimento di identità e appartenenza. La nostra è in definitiva una comunità che ha bisogno di sentirsi unita e partecipe della grande sfida dei prossimi anni, e che dimostra anche di avere grandi riserve di energie da mettere in campo”.

Il ruolo del festival Pietre che cantano in  questo contesto

Il Festival riveste un ruolo importante nel processo di comunicazione: noi possiamo raccontare questa realtà, umana e paesaggistica, comunicarne l’alto profilo culturale, qualità indispensabile per attrarre partnership ed investimenti. E svolgere un ruolo all’interno della comunità: perché la cultura è un importante collante sociale, come ha giustamente messo in evidenza il bando regionale ed europeo POR FESR, da cui abbiamo attinto la maggior parte delle nostre risorse finanziarie di quest’anno, messo a disposizione delle attività culturali nel cratere sismico dall’Assessorato alle Politiche culturali della Regione Abruzzo , attività culturale che può dare un positivo contributo nell’azione di  contrasto alla forte tendenza di abbandono demografico.

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