Parghelia, rivive il mito di Raf Vallone

A Parghelia (VV) fa molto caldo, è una serata di mezzestate e il cinema viene allestito in piazza, come una volta, con le tante sedie in fila e il grande telo bianco al vento del mare e proprio accanto alla Via intitolata a Raf Vallone. La proiezione è di quelle importanti, si tratta di Carne Inquieta  del regista messinese, naturalizzato reggino, Silvestro Prestifilippo, e di Carlo Musso, con, attori principali, Raf Vallone e Marina Berti. Una copia del film, in pellicola 35mm e in versione francese, si trova attualmente presso la Cineteca della Corsica di Aiaccio, mentre un riversamento su DVD è stato sottotitolato in italiano a cura della Cineteca della Calabria, presieduta da Eugenio Attanasio e diretta da Giovanni Scarfò. A Parghelia per questa proiezione l’altra sera c’era anche il figlio del grande Raf, l’attore Saverio Vallone, lo stesso presidente della Cineteca della Calabria, l’assessore alla cultura del comune di Parghelia, Anna Sambiase, il presidente di “Nish Spazi Aperti”, Ivano Tuselli, e c’era anche Nino Guarnaccia, arrivato direttamente da Ortì, il paese in provincia di Reggio Calabria antica sede della location del film con il nome fantasioso di “Gralimi”. Guarnaccia nel film era una comparsa, un bambino che lanciava delle palline. Oggi è adulto ed è qui a Parghelia per entrare nella “macchina del tempo” chiamata Cinema e rivedersi ragazzino nel film, per ricordare, per rivedere il suo paese, i suoi luoghi e il suo tempo, recuperare memoria persa. Nino Guarnaccia, illuminato in platea dalla luce di proiezione dei fotogrammi più chiari, appare emozionato mentre con la sua piccola videocamera cerca di carpire qualche immagine, qualche frame del film da rivedere, conservare e mostrare a figli e nipoti. Intanto, poco lontano, a Tropea, il ricercatore Salvatore Libertino è riuscito a recuperare, in un polveroso archivio romano, una copia del settimanale “Epoca” del 15 dicembre 1951 contenente una recensione del film a firma di Domenico Meccoli. Nel sommario dell’articolo si legge: “Marina Berti e Raf Vallone hanno terminato di girare in questi giorni “La carne inquieta”. Il romanzo, nato da un racconto che lo scrittore calabrese Leonida Repaci scrisse nel 1930 e che non cedette ai giornali, fu tre volte sequestrato e tre volte modificato”. Meccoli racconta la trama del film ambientato in un paese dal nome Gralimi: “Sere fa un pazzo ha tentato di incendiare alcune case del paese di Gralimi, in Calabria. Un contadino, un carrettiere di nome Turi, per difendere la propria, lo ha ucciso con una fucilata. È stato un momento molto drammatico. Quando già alcune case bruciavano, il pazzo, un certo Peppe Lamia, anch’egli di Gralimi, si è presentato davanti alla casa di Turi. I suoi occhi erano paurosamente fissi nell’orbita dilatata. “Vattene!” gli ha detto Turi, minacciandolo con la doppietta dalla finestra della stalla. “Vattene! Torna indietro o t’ammazzo…” Il pazzo si è chinato rapido, ha afferrato un tizzone acceso e lo ha scagliato sulla paglia ammucchiata sopra la porta della stalla. Mentre la paglia rapidamente divampava, pecore, asini e vitelli si precipitavano fuori terrorizzati, tra le fiamme. Poco dopo, Turi abbatteva il pazzo”. Nel film Raf Vallone personifica la figura di Peppe Lamia, il pazzo incendiario ucciso da un colpo di doppietta in un paese calabro. Poi Meccoli aggiunge: “Non cercate Gralimi sulla carta. È un paese che non esiste, lo ha inventato Leonida Repaci nel romanzo”la carne inquieta da cui Silvestro Prestifilippo e Carlo Musso hanno tratto un film terminato in questi giorni con le scene dell’incendio e della morte di Peppe. Gralimi, in calabrese significa lagrime”. Il film, riportano alcune testimonianze, è stato inizialmente prodotto per la sola distribuzione regionale calabrese. Ma ecco cosa scrive, ancora Meccoli, di Raf Vallone nel lontano 1951: “Vallone è arrivato al cinema dallo sport (è stato calciatore del “Torino”) e dal giornalismo. Fu Giuseppe De Santis a convincerlo di tentare l’esperimento di un provino: risultò, dopo Silvana Mangano, la rivelazione di “Riso Amaro”. Laureato in legge e filosofia, ha portato nella sua nuova attività cultura e serietà professionale. Egli dice che l’abitudine agli urli di migliaia di tifosi negli stadi lo ha reso poco emozionabile alla macchina da presa. Ma non gli ha evitato di essere emozionabile alla parte. Raf Vallone non è un attore che recita di tecnica, a freddo. Si trasforma nel personaggio e, come quello, soffre o gioisce, odia o ama ”. Nel film una bella fotografia ritrae una Calabria inedita con tarantelle arcaiche, tamburelli e organetti, secolari ulivi e fichidindia, chiese antiche e paesaggi assolati. Ritorniamo a Parghelia, sono passati cento minuti dall’inizio della proiezione, c’è ancora caldo, sul grande schermo bianco scorrono già i titoli di coda, fa ancora caldo e la vicina Via, intitolata al grande Raf Vallone, si illumina improvvisa del fascio di luce bianca irradiata dal proiettore e s’inonda, ancora una volta e per un attimo interminabile, del lungo, interminabile applauso della platea.

SCHEDA FILM CARNE INQUIETA

 

REGIA: Carlo Musso, Silvestro Prestifilippo

SCENEGGIATURA: Silvestro Prestifilippo, Jacques Rémy, Carlo Musso, J. Rosso

ATTORI: Marina Berti, Raf Vallone, Clara Calamai, Achille Millo, Silva Melandri, Maria Zanoli, Luigi Cimara, Giuseppe Chinnici, Ada Colangeli, Angelo Dessy, Mary Jokam, Diana Lante, Adolfo Ottorino Guerrino, Pina Piovani, Gino Saltamerenda, Aldo Silvani, Bruno Smith, Liliana Tellini, Dino Terra, Pietro Tordi

Ruoli ed Interpreti

 

FOTOGRAFIA: Carlo Nebiolo

MONTAGGIO: Mario Serandrei

MUSICHE: Alessandro Cicognini

PRODUZIONE: PAOLO MONTESANO (REGGIO CALABRIA)

DISTRIBUZIONE: REGIONALE

PAESE: Italia 1952

GENERE: Drammatico

DURATA: 100 Min

SOGGETTO:

romanzo (1930) di Leonida Repaci