I cittadini dei Balcani sono super indebitati e la Croazia bussa all’Europa…

La crisi è davvero globale e non risparmia neanche i paesi dell’ex Jugoslavia. In Bosnia, la media del debito privato ha raggiunto i 920 euro pro capite, ma si sale a quasi 4.600 euro se si calcolano i soli occupati, avverte la Banca nazionale di Sarajevo. In Croazia, il debito privato per cittadino ha raggiunto 4.000 euro, in Serbia 800, in Macedonia 600. I Balcani si indebitano sia a breve termine, per coprire con carte di credito i conti in rosso, sia nel lungo periodo, per acquistare case a mutuo e auto. Mantenersi solo con i propri magri stipendi sembra ancora impossibile. E la crisi ha esacerbato la situazione. “Benché le maggiori economie europee si stiano riprendendo, noi registriamo un peggioramento della situazione. Già prima della crisi globale avevamo seri problemi strutturali e questa ha solo accresciuto le difficoltà dell’economia bosniaca. Stiamo soffrendo sia per situazioni endemiche a causa della deindustrializzazione iniziata dopo la guerra, sia per difficoltà collegate alla crisi”, spiega il macroeconomista bosniaco Stevo Pucar. 4.600 euro di debiti sono tanti, quando lo stipendio medio è intorno ai 400 euro al mese. “Se le cifre sono corrette, è un dato molto negativo. Il fatto è che la nostra economia non produce prodotti e servizi adatti per l’export e capaci di sostituire quelli importati, abbiamo un ampio debito e i redditi non sono sufficienti”, spiega Pucar. La crisi, in pratica, ha reso schiavi dei debiti gli abitanti non solo della Bosnia, ma dell’intera penisola balcanica, stretti tra il bisogno di liquidità per andare avanti e la voglia di continuare a migliorare il proprio stile di vita, basato però non tanto sul proprio reddito, quanto sui soldi delle banche straniere. “Il nostro standard di vita è basso e in parte artificiale a causa dell’alta spesa a credito. Se le cose continueranno così, economia in cattivo stato e prestiti, potremmo avere una nuova crisi fra un paio d’anni”, prevede l’economista. Ma più che l’isolata Bosnia, è la Croazia a un passo dall’ingresso nell’Ue a preoccupare: 4.000 euro di debiti pro capite il tasso d’indebitamento privato raggiunto e un’economia che stenta a ripartire. “Un problema molto serio, in qualche maniera più del debito ufficiale. Guardiamo però le cose in prospettiva: le banche croate hanno molte riserve. Ma ci sono dei problemi: in primo luogo la capacità dei debitori a onorare gli impegni. Molti cittadini vivono di mese in mese, prelevando dai loro conti scoperti per andare avanti e pagando i debiti quando ricevono stipendi e salari. Se poi vanno in sofferenza con i loro debiti più importanti, arriviamo al secondo punto chiave: le garanzie collaterali. Le banche sperano che i croati continuino a lavorare, adempiendo così agli obblighi contratti. Ma se dovessero invece essere costrette a impadronirsi delle garanzie sui prestiti, si dovrebbero chiedere che garanzie hanno e se queste hanno un mercato. Il problema reale è che non c’è molta domanda nel mercato immobiliare croato, dove sono collocate queste garanzie”, spiega l’investment banker Michael Glazer. La speranza oggi è che l’economia ricresca con più vigore, così da non creare un esercito di debitori incapaci di saldare. “La ripresa in Croazia è lenta e non si velocizzerà di molto e ciò comporta una crescita lenta o negativa di stipendi e posti di lavoro e un incremento delle possibilità che le banche non vengano completamente risarcite. Ma le banche qui sono eccezionalmente ben capitalizzate e i problemi minori rispetto a, diciamo, Italia o Spagna. Anche se non hanno la liquidità che vorrebbero, le riserve permettono loro di aspettare il momento migliore per vendere le garanzie e queste, anche se non renderanno molto, saranno bilanciate dalla riserve. Penso che le banche siano un po’ottimiste in questo senso, ma senza ingenuità”.

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