Torino, il Piemonte al referendum sulla caccia

In Piemonte si voterà per decidere se abolire (o meglio, regolamentare in modo molto più severo di oggi) la caccia. Lo si farà, ormai è praticamente certo, nella prossima primavera, in una qualsiasi domenica tra il 15 aprile e il 15 giugno del 2012. Sarà referendum, un referendum che arriva davvero da lontano: le 60 mila firme necessarie per indirlo, infatti, furono raccolte da un comitato che riuniva associazioni ambientaliste e anticaccia, addirittura 24 anni fa, nella primavera  estate del 1987. Da quell’epoca è partito un vero sabba di ricorsi controricorsi e pastoie burocratiche che, tra alterne vicende, ha portato fino ad oggi. Cosa chiedevano e cosa chiedono coloro che hanno raccolto le firme e poi condotto la battaglia ventennale per arrivare alla consultazione popolare? Non l’abolizione della caccia (all’epoca non era possibile chiederla con un referendum regionale perché la caccia era regolata da una legge nazionale), ma la protezione per 25 specie selvatiche oggi cacciabili (17 di uccelli e 8 di mammiferi), il divieto di caccia sul terreno innevato, l’abolizione delle deroghe ai limiti di carniere per le aziende faunistiche private e il divieto di caccia la domenica. La giunta regionale dell’epoca (un centrosinistra classico, guidato dal Dc Vittorio Beltrami), nel 1988 ammise il referendum, salvo qualche settimana dopo varare una nuova legge regionale sulla caccia che accoglieva solo in minima parte le istanze dei referendari. Tanto bastò però perché la consultazione fosse annullata. Iniziò allora una lunga battaglia legale tra i promotori del referendum e la Regione fatta di ricorsi al Tar prima e poi alla magistratura ordinaria. Una battaglia che si è protratta fino a pochi mesi fa, per la precisione fino al 29 dicembre 2010 quando al Corte d’Appello di Torino ha respinto l’ennesimo ricorso della Regione e ha confermato al legittimità di quel referendum. La Regione, a quel punto ha rinunciato a fare ricorso in Cassazione, e così il 9 maggio scorso quella sentenza è diventata definitiva.

Cosa può accadere adesso? “Il referendum si farà in ogni caso spiega Roberto Piana della Lac (Lega per l’abolizione della caccia) che dal 1987 si batte per questa consultazione  perché nella sentenza la Corte d’Appello dice in maniera chiara che anche le nuove leggi approvate in Regione sulla materia non ne fermerebbero l’iter. Resta da stabilire quale sarà il quesito da sottoporre agli elettori, perché nel frattempo le normative in materia sono cambiate più volte”. In realtà a Palazzo Lascaris sono depositate attualmente quattro proposte di legge sulla caccia: una del centrodestra e una del centrosinistra sono molto lontane dai problemi posti dal referendum. Quelle dei capigruppo di Idv e Movimento 5 Stelle (insieme) e quella dei Verdi Verdi invece in realtà ne recepiscono tutte le condizioni. Solo una rapida approvazione di queste ultime due (molto improbabile) potrebbe bloccare il referendum. Il Comitato promotore ha già lanciato la campagna che partirà a settembre con una grande manifestazione a Torino il 17 settembre in occasione dell’apertura della stagione venatoria. Poi salvo sorprese o inciuci dell’ultima ora, si inzierà a organizzare il voto: per essere approvato il referendum dovrà raggiungere il quorum, come a livello nazionale. Si voterà però un giorno solo la domenica. La consultazione potrà essere accorpata ad altri referendum (nazionali o locali) non a elezioni amministrative o politiche.

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