Milano, Piazza Affari fa peggio di tutti con un tonfo del 4%

Gli Usa si salvano in calcio d’angolo dal default ma non basta a convincere i mercati e Milano prende un “ko” appena mitigato con una chiusura in calo del 3,8% (è la seconda peggior seduta del 2011), dopo che un’apertura euforica (+2%) aveva fatto sperare in un rimbalzo. Il listino italiano, ormai è chiaro, precipita più degli altri a causa dell’ incertezza politica interna, della mancata crescita e, non ultimi, dei guai giudiziari dei principali attori della vita pubblica. Il nerissimo finale di giornata ha visto anche una raffica di sospensioni per eccesso di ribasso tra cui quelle di Intesa Sanpaolo, Banco Popolare, Ubi, Fonsai, Mps, Mediaset, A2a, Enel, Fiat, Telecom, Bpm e Finmeccanica. La tensione sul mercato italiano ha raggiunto livelli preoccupanti con la nuova cavalcata del differenziale sul premio tra titoli di Stato decennali italiani e quelli tedeschi. La forbice si era ridotta in mattinata dai massimi segnati venerdì a 334 a 323 punti base, poi la corsa a 352 punti, massimo di sempre, record assoluto. Il rendimento del Btp decennale è salito al 6%. Il lunedì nero ha mandato in fumo 14,9 miliardi di euro per un calo del 3,63% dell’indice All Share. La capitalizzazione di piazza Affari torna così al di sotto dei 400 miliardi, a 396 miliardi contro i 411 miliardi di venerdì scorso. Per il mercato milanese è la seconda peggiore chiusura del 2011, un soffio al di sopra del calo del 3,96% registrato dal Ftse Mib lunedì 11 luglio. L’indice che racchiude i quaranta maggiori titoli quotati alla Borsa italiana ai livelli di aprile 2009. Con Wall Street tutte le piazze europee hanno finito per cedere alle vendite: Londra tra le meno colpite ha chiuso con meno 0,70 per cento, Parigi è invece caduta del 2,27 per cento, Francoforte ha chiuso al meno 2,86 per cento. Molto pesante anche Madrid, con un meno 3,24 %. È tornato a indebolirsi l’euro, fin sotto 1,42 dollari nel pomeriggio. La Borsa americana ha iniziato a perdere dopo la diffusione dei dati sull’industria manifatturiera che a luglio hanno segnato un rallentamento maggiore delle attese, e sui timori di un downgrade del rating sul debito nonostante l’accordo raggiunto (a fatica) sul piano anti-default. Eppure la giornata era iniziata sotto i migliori auspici dei primi mercati ad aprire i battenti, quelli asiatici. L’indice Nikkei aveva terminato la seduta con un progresso dell’1,34. Hong Kong era stata la più forte tra le piazze asiatiche con un rialzo dell’1,52%. Gli acquisti avevano prevalso anche a Mumbai e nelle borse dei paesi arabi del Golfo.

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