Uttar Pradesh, ergastolo per Tomaso Bruno ed Elisabetta Boncompagni accusati di aver ucciso Francesco Montis

Tomaso Bruno, 27 anni di Albenga, e la sua amica torinese Elisabetta Boncompagni, 37 anni, dal febbraio dell’anno scorso sono in prigione con l’accusa di avere ucciso il loro compagno di viaggio, Francesco Montis, 31 anni. I tre si erano conosciuti a Londra, dove vivevano e lavoravano da un paio di anni, e avevano deciso di fare – nel dicembre 2009 ed insieme ad altri amici – una vacanza in India nell’Uttar Pradesh, una delle zone più antiche del mondo. Per risparmiare soldi avevano affittato una camera tripla in albergo. La mattina del 4 febbraio 2010, al risveglio – così sostengono i due ragazzi in priginoe – avevano trovato la vittima in agonia e chiesto subito aiuto al personale dell’hotel Buddha di Chentgani, alla periferia della città. Subito soccorso, il giovane era morto in ospedale. Sul suo corpo, secondo quanto accertato dall’autopsia, sei lividi, per gli inquirenti i segni di una colluttazione. La polizia decise così di arrestare i due amici, sostenendo che lo avevano ucciso per sbarazzarsi di lui, terzo incomodo in un difficile triangolo amoroso. A nulla servì la lettera dalla madre del giovane morto, nella quale riferiva che il figlio era malato e aveva problemi respiratori. “Siamo allibiti, è un’ingiustizia. I nostri legali presenteranno subito ricorso”, dice Marina Maurizio, la mamma di Tomaso. Con il marito, più volte aveva raggiunto il figlio in prigione portando libri, cibo e vestiti. “Ci avevano avvisato che il giudizio di primo grado è sempre molto rischioso, e che il giudice tende a condannare e “passare la palla” all’Alta Corte di Hallahbad dove si svolgono i processi di appello”, dice sconfortata la mamma di Tomaso. “In questo caso però non c’erano prove certe, non c’è movente, non c’è parte lesa, non ci sono nemmeno indiani coinvolti”.

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