Commemorate le 39 vittime della strage di Casarace avvenuta il 16 luglio del 1943 ad opera di un aereo americano

Mileto non vuole e non deve dimenticare. È un imperativo su cui edificare la memoria futura. Chi ha assistito alla commemorazione della strage di Carasace, a 68 anni da quell’eccidio, di fronte alla chiesa di San Michele, non è rimasto indifferente alle parole e ai messaggi del sindaco dell’amministrazione comunale Enzo Varone e dello scrittore Mimmo Mazzeo e al solenne rito della deposizione della corona di fiori e dell’esecuzione del silenzio per commemorare le vittime. “Una della giornate più tristi e dolorose della sua storia” l’ha definita Varone; ma, come ha sottolineato, nonostante per diversi anni ci sia stata la rimozione di quel terribile episodio che ha falciato la vita di 39 persone, tra cui 13 bambini tra le braccia delle loro madri, il simbolo che più di tutti rimane scolpito nella memoria è racchiuso nel destino di una bambina di 12 anni, Rosetta Tavella, che poco prima aveva avuto l’ammissione alla scuola media, vittima sacrificale di una cieca e barbara violenza che sa solo distruggere e annientare: “La storia di Rosetta  vorremmo che fosse l’emblema di Carasace e quella ragazza il viso di tutte le vittime innocenti delle tante guerre che insanguinano il mondo”. E questa pagina tragica di Mileto di quel 16 luglio del 1943 è stata rievocata anche da Mimmo Mazzeo, insieme alla grande dignità di una comunità erede di un’importante patrimonio storico-culturale, in risposta a quanto successo di recente, con le pesanti accuse alle maestre della scuola materna: “Ancora oggi Mileto piange i suoi martiri innocenti, ma non accetta che si faccia di questa città un teatro di gogna mediatica”, perché ha sottolineato, “Mileto è la città medaglia d’oro al valor civile, di patrioti, delle vittime della strage di Casarace i cui nomi sostano perenni su questa stele di marmo; è città di solidarietà, di fede, speranza e carità, è città di gloria e si storia, di cultura e lavoro, di emigranti e contadini, di artisti e poeti. Mileto – ha richiamato ancora Mazzeo – ha pagato sempre il prezzo del sacrificio rispondendo sempre ad ogni chiamata”, ma non accetta “un mondo in cui anche la pietà umana fa spettacolo” che non è né giustizia, né libertà, tantomeno democrazia”, auspicando infine che la giustizia punisca “nella misura in cui ogni cittadino avrà sbagliato, ma Mileto non è città di orchi e di mostri”.  I numerosi presenti hanno potuto vivere questa atmosfera intrisa di solennità, di corale partecipazione e di commozione, per intrecciarlo alla storia del presente di fronte ad una realtà insensibile ai sentimenti, alla memoria e ai valori. Tante le autorità e i rappresentanti istituzionali che hanno partecipato alla commemorazione e al corteo che è partito dal palazzo municipale. Oltre al sindaco Varone e alla sua giunta i sindaci Saverio Franzè (Stefanaconi), Michele Pannia (San Gregorio) e i vicesindaci Caterina Signoretta (Ionadi), Costantino Suppa (San Costantino Calabro). A rendere gli onori militari il colonnello Francesco Deodato, insieme all’Arma dei Carabinieri della stazione di Mileto rappresentata dal maresciallo Fabio Calì (Vicecomandante) e dal carabiniere Dario Stracuzzi; la neocostituta Associazione Europea operatori di Polizia guidata dal presidente Antonio Ruffa e da don Tonino Vattiata (cappellano regionale dell’associazione). Le operazioni di coordinamento della manifestazione sono state svolte dal comandante della Polizia municipale Salvatore Ferrara. Infine una menzione particolare all’Orchestra femminile “Euterpe” Città di Mileto  che ha fatto il suo esordio nell’occasione, e come ha sottolineato il sindaco, arricchirà il patrimonio artistico-culturale di Mileto.

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