Il patto criminale di Gioia Tauro per l’aggressione alla Capitale

I Gallico hanno una storia di fedeltà che parte dal paesino d’origine della ‘ndrina, Palmi in provincia di Reggio Calabria. Se le sue attività illecite raggiungono Roma i componenti lo devono ai collegamenti che si sono creati negli anni con un’altra cosca. È la ‘ndrina Alvaro, famiglia originaria del Comune di Sinopoli a pochi chilometri da Palmi. L’Alvaro, infatti, è tra le cosche meglio organizzate nel Lazio. Sia nella Provincia di Roma che in quella di Latina (i territori nel sud del Lazio sono invece “lasciati” alla camorra). La presenza territoriale è ben conosciuta dalle forze di polizia. Gli affari tra le due famiglie nel campo degli stupefacenti in Calabria ha portato a una collaborazione anche su Roma. Qui, nella Capitale, i Gallico riciclano il denaro sporco attraverso attività apparentemente lecite come, per esempio, nel campo della ristorazione e della compravendita di immobili di pregio, spesso prossimi ai palazzi delle Istituzioni. Il sodalizio con gli Alvaro si è poi, affare dopo affare, allargato anche ad altre ‘ndrine come i Pesce, i Bellocco e i Piromalli considerati dalla Direzione investigativa antimafia la più grossa ‘ndrina dell’Europa occidentale. Il comune denominatore è la presenza territoriale. Tutti arrivano dalla Piana di Gioia Tauro. Ma la cosca Gallico è solo un tassello nel puzzle che compone il panorama crimanale della ‘ndrangheta a Roma. Non a caso nel recente passato sono state effettuate diverse operazioni antiriciclaggio da parte della Dia e delle altre forze di polizia. “Le nostre ricerce hanno evidenziato – spiega il colonnello dei carabinieri Paolo la Forgia, capo della Dia di Roma – che effettivamente, oltre all’area della Pontina e di Frosinone, ci sono effervescenti investimenti da parte di varie organizzazioni illecite. Tra tutte spicca la ‘ndrangheta. È la più pervasiva. Con i nostri uomini – spiega il colonnello – effettuiamo una enorme attività di monitoraggio. Ma quello emerso finora è residuale rispetto a ciò che potenzialmente potrebbe essere scoperto”. Questo perché Roma ha più di un mercato florido. È una città dove prolifera il settore terziario avanzato, il commercio, il turismo, è un centro di commercio per attività come i bar e i ristoranti. Con un panorama simile “avere la sensazione di quali siano le proprietà in capo alle famiglie mafiose è molto arduo. Quindi si va per settori di monitoraggio – spiega la Forgia – per avere poi un quadro complessivo sulle infiltrazioni. Di sicuro c’è un dato: tra tutte le organizzazioni mafiose la ‘ndrangheta ci sembra la più pervasiva”. A Roma, dunque, la Calabria che delinque si muove silenziosamente. Da anni. Intreccia i propri legami coltivati in “patria” e colonizza i business che più contribuiscono allo sviluppo del suo impero criminale, attraverso l’attività di riciclaggio. Una fitta rete che soffoca la Capitale.

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