Torino, in alto mare per il fallimento di Aiazzone

Dopo quasi tre mesi di carcere l’imprenditore Gianmauro Borsano va agli arresti domiciliari. L’attenuazione della misura cautelare in atto è stata decisa dal giudice delle indagini preliminari di Roma. Borsano, che in passato è stato anche parlamentare nelle fila del Psi e patron del Torino calcio, è assistito dagli avvocati Bruno Assumma e Franco Oliva. Borsano è coinvolto nell’inchiesta scaturita dagli accertamenti sull’utilizzo del marchio Aiazzone. I militari della Guardia di finanza, nucleo speciale di polizia valutaria, in occasione della emissione della ordinanza di custodia da parte del giudice Giovanni De Donato, misero sotto sequestro preventivo, anche per equivalente, beni per un valore di oltre 50 milioni di euro. Secondo quanto si è appreso i domiciliari sono stati disposti per Borsano, grazie al contributo nelle dichiarazioni rese nell’ultimo interrogatorio, avvenuto meno di una settimana fa. Quell’atto istruttorio è stato svolto dai pm Francesca Loy, Francesco Ciardi, che sono titolari anche del fascicolo sul presidente di Confcommercio-Roma e Lazio, Cesare Pambianchi. Ulteriore punto di contatto tra le due vicende è il professionista Marco Adami (che è anche ai domiciliari). Bancarotta fraudolenta, sottrazione fraudolenta dal pagamento delle imposte e riciclaggio. Le fattispecie contestate, a seconda delle singole posizioni, nell’ambito della tranche nella quale è coinvolto Borsano. Le verifiche dei militari della Guardia di Finanza, diretti dal comandante Leandro Cuzzocrea, erano partite dalla società ‘B&S’ – acronimo di Borsano e Semeraro – e dalla fitta rete di aziende che vi facevano riferimento. Il sistema di far espatriare all’estero le società sull’orlo del fallimento ha poi di fatto coinvolto – secondo l’impostazione accusatoria – lo studio di Pambianchi.

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