Gioia Tauro, nulla da fare il Porto destinato a chiudere

Una delle più grandi compagnie di Container, la Maersk abbandona il porto di Gioia Tauro dirottando 800 mila Teus verso altri porti sia italiani che stranieri e la società concessionaria di gran parte dello scalo portuale pianigiano, la Mct (Medcenter Container Terminal) della Contship Italia dichiara 467 esuberi. Sono questi gli ingredienti del tornado che sta investendo quello che fino a ieri è stato definito come il più grande terminal per transhipment del Mar Mediterraneo. A nulla o quasi è servito l’incontro svoltosi a Palazzo Alemanno a Catanzaro tra l’assessore regionale al lavoro Francesco Stillitani, l’amministratore delegato della Medcenter Domenico Bagalà,  il direttore del personale Roberto Castaldo, il coordinatore delle Risorse umane del gruppo Mct Marco Bartelloni e i rappresentanti delle associazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl, e Sul (Sindacato unitario lavoratori). Il confronto, secondo una nota diramata dalla Regione, ci sarebbe stato, all’insegna del dialogo, tra impresa e parti sindacali; tuttavia la Mct non ha cambiato per ora la sua strategia aziendale mantenendo intatto il piano di licenziare i quasi 500 lavoratori ricorrendo alla mobilità. “Un piano che non piace per niente ai lavoratori né ai sindacati che ne difendono i diritti –dichiara il segretario nazionale del Sul Antonio Pronestì –siamo pronti a lottare fin quando non si troverà una soluzione diversa”. Ora le parti si sono date appuntamento al prossimo 5 luglio per la riunione programmata a Roma, mentre i 33 comuni pianigiani riuniti nell’associazione Città degli Ulivi reclamano il loro diritto a partecipare ai prossimi incontri e invitano sindacati, lavoratori e cittadini a partecipare alla manifestazione di giovedì 30 giugno davanti al gate del porto per protestare contro la minaccia del ridimensionamento dei traffici del porto di Gioia Tauro o addirittura la sua chiusura. “Sarebbe triste – ha commentato il primo cittadino gioiese Renato Bellofiore promuovendo la protesta – che governo nazionale e regionale non muovano un passo di fronte alla grave crisi occupazionale che affligge oggi la Piana”.

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