Contromano in autostrada, l’appello di Alberto Pallotti (A.I.F.V.S.): “Fermiamo insieme questa strage. Papa Leone XIV coinvolga tutte le diocesi”
Due tragedie in pochi giorni, decine di episodi solo da inizio anno e una domanda sempre più urgente: come si può fermare la mattanza di incidenti stradali causati dalla guida contromano? A lanciare un appello forte e accorato è Alberto Pallotti, presidente dell’Associazione Italiana Familiari e Vittime della Strada (A.I.F.V.S.), che chiede un impegno corale da parte di istituzioni, forze dell’ordine, politica — sia di maggioranza che di opposizione — e perfino della Chiesa: “Papa Leone XIV faccia parlare tutte le diocesi italiane, con messaggi di sicurezza stradale”.
Il bilancio è drammatico. Nei primi sette mesi del 2025, secondo i dati dell’Osservatorio ASAPS, si sono verificati 56 episodi di guida contromano in autostrada. Sette di questi sono stati mortali, con un totale di 10 vittime e 108 feriti. In 4 casi su 7 erano coinvolti anziani over 65.
Gli ultimi due episodi hanno colpito duramente l’opinione pubblica. Giovedì 31 luglio un uomo di 88 anni ha imboccato contromano la A32 Torino-Bardonecchia, provocando un incidente frontale: un morto e due feriti. Solo quattro giorni prima, un altro caso gravissimo sull’A4 Torino-Milano, in provincia di Novara: un 82enne ha causato la morte di quattro persone.
“È una strage senza fine — denuncia Pallotti —. Serve una riflessione collettiva, un’assunzione di responsabilità da parte di tutti. Solo lavorando insieme potremo davvero cambiare qualcosa”.
Tra le cause principali, secondo il presidente A.I.F.V.S., c’è una cultura della strada insufficiente, che si riflette soprattutto nel meccanismo di rinnovo della patente. “Esiste la convinzione che la patente sia un diritto. Invece è una concessione, una licenza subordinata a condizioni fisiche e psicologiche precise, che oggi non vengono verificate con la dovuta serietà”, osserva Pallotti.
Il rinnovo, oggi, non prevede accertamenti approfonditi su elementi fondamentali come la prontezza di riflessi, l’attenzione, o l’eventuale uso di farmaci che possono alterare la percezione. “I medici di base dovrebbero segnalare alla Motorizzazione se un paziente assume farmaci incompatibili con la guida o soffre di patologie come le apnee notturne”, sottolinea.
Anche la tecnologia può aiutare. Alcuni tratti autostradali — come l’A4 — sono dotati di telecamere e sensori in grado di rilevare la guida contromano e attivare allarmi visivi e sonori. Tuttavia, questi sistemi non sono ancora diffusi su tutta la rete, e spesso mancano nei punti più critici. “La rete autostradale è molto disomogenea tra Nord e Sud. Occorre intervenire anche sulle vie di fuga, spesso assenti in caso di incidente”, commenta Pallotti.
Una possibile soluzione? Sistemi GPS integrati nei veicoli che blocchino automaticamente la vettura in caso di imbocco errato o che attivino segnali acustici d’allarme. “E bisognerebbe iniziare a rendere corresponsabili anche i familiari: a mio padre hanno rinnovato la patente, ma dopo due piccoli incidenti gli ho vietato di guidare. Ma quanti lo fanno davvero?”, riflette Pallotti.
Per chi assume farmaci o soffre di patologie specifiche, Pallotti propone una patente “limitata”: non revocata, ma vincolata a determinati tratti o fasce orarie. Un’idea che potrebbe migliorare la sicurezza senza togliere del tutto autonomia alle persone.
Infine, la questione cruciale: l’educazione. “Non basta la repressione. Serve un’educazione vera e un ripensamento del sistema di rinnovo delle patenti. Oggi si entra, si legge un cartello, e si esce con la patente rinnovata. Ma questo va bene a 30 anni, non dopo i 70”, conclude il presidente A.I.F.V.S.
Il suo appello, accorato e trasversale, punta a un risveglio collettivo: “È tempo che tutti — Stato, cittadini, istituzioni religiose — facciano la propria parte. Dobbiamo fermare questa strage. Subito.”
