“Na tazzulella ’e cafè”: cuore, poesia e rispetto in una tazzina tutta italiana
di Piero Muscari *
Na tazzulella ’e cafè – Pino Daniele ci ha messo la poesia. Io, nel mio piccolo, ci ho messo il cuore.
Il caffè per noi italiani non è solo una bevanda. È un gesto, un momento, un rituale.
È il buongiorno che ci dà la spinta, la pausa che ci regala ossigeno, l’abbraccio caldo in una giornata storta.
Vetro, tazzina, macchiato, ristretto, marocchino, corretto…
Il caffè è come noi: complesso, intenso, unico.
Dietro ogni sorso, c’è un bisogno: di rallentare, di respirare, di sentirsi a casa.
Durante la pandemia, a quel gesto semplice ho dedicato una delle mie rubriche più amate: “Un caffè che vale”.
E sì, ci ho anche scritto una canzoncina – nulla a che vedere con quella del maestro, che resta inarrivabile –
ma era il mio modo di dire grazie, di fare compagnia, di versare amore in una tazzina.
Ma attenzione, questa non è solo una questione di gusto. È una questione di rispetto.
Rispetto per chi lo beve.
Rispetto per chi ogni mattina affida a quella tazzina le proprie speranze di cominciare bene la giornata.
E allora lo dico col cuore in mano:
Barman, baristi, chiunque stia dietro una macchina del caffè… se non ci credete, lasciate stare.
Farlo “tanto per” è un errore che si sente al primo sorso.
E noi clienti, ve lo assicuro, quel bar non lo scegliamo più.
Il caffè va fatto con mestiere, con attenzione, con passione.
Perché è sacro. Perché è italiano. Perché è un pezzetto di felicità quotidiana.
E oggi, questa tazzina, la dedico a tutti quelli che lo capiscono davvero.
A chi non rovina il rito. A chi lo celebra.
“E basta ’na tazzulella ‘e cafè, a fà scurdà tutt’’e guaje…”
* Riceviamo e pubblichiamo
