Intervidenie, la risposta russa all’Eurovision: a Mosca anche una delegazione dagli Stati Uniti

Vladimir Putin

Un conto alla rovescia elettronico installato in piazza del Maneggio, a pochi metri dal Cremlino, annuncia simbolicamente il ritorno di un evento dal sapore storico e propagandistico: Intervision, il festival musicale dell’era sovietica, rinasce ufficialmente. La prima edizione del nuovo corso andrà in scena a Mosca il prossimo 20 settembre, alla Live Arena, con una lista di partecipanti che sembra un manifesto geopolitico e, a sorpresa, anche una delegazione dagli Stati Uniti.

Dopo l’esclusione della Russia da Eurovision nel 2022, a seguito dell’invasione dell’Ucraina, il Cremlino ha accelerato il progetto che già da anni era nei desideri di Vladimir Putin: un’alternativa “tradizionale”, patriottica. Non è un caso che già nel 2014, dopo l’annessione della Crimea e tra polemiche legate ai fischi contro l’esibizione della drag queen Conchita Wurst, il presidente russo avesse auspicato la rinascita di Intervision, nato negli anni Sessanta come controcanto culturale del Patto di Varsavia all’Eurovision.

Dopo tre anni di lavori e diplomazie parallele, ora è ufficiale: Intervision, ribattezzato Intervidenie nella versione russa, tornerà. E con partecipazioni che raccontano molto più della musica. Alla rassegna parteciperanno infatti Russia, Bielorussia, Kazakistan, Kirghizistan, Uzbekistan, Iran, Cina, Venezuela, Egitto, Qatar, Cuba e Serbia (quest’ultima anche membro attivo di Eurovision). E a sorpresa, anche una delegazione ufficiale dagli Stati Uniti. La notizia è stata confermata direttamente dall’agenzia statale russa Tass, che ha smentito si trattasse di una provocazione mediatica: gli USA ci saranno.

Secondo i media filogovernativi russi, l’evento rappresenta un “nuovo passo nel riavvicinamento tra le due potenze”, enfatizzando il carattere sovranista e culturale del progetto. «A differenza di Eurovision, la cui reputazione è affondata, Intervision punta a consolidare le relazioni internazionali riservando una particolare attenzione al rispetto della sovranità culturale dei Paesi partecipanti», scrivono alcuni editoriali russi.

Il progetto Intervision affonda le radici in un passato ben definito. Ebbe una prima, breve vita tra il 1965 e il 1968, interrotta dalla fine della Primavera di Praga. Una seconda fase, durante la stagnazione sovietica di Breznev, si svolse tra il 1977 e il 1980 a Sopot, in Polonia. In quel periodo il festival cercò un’apertura verso l’Occidente, ospitando persino star come Gloria Gaynor e i Boney M., ma l’iniziativa si spense presto tra ascolti deludenti e la stretta autoritaria sulla Polonia con l’introduzione della legge marziale nel 1981.

Questa nuova Intervision, invece, nasce con un intento chiaro: essere l’anti-Eurovision per eccellenza, in linea con i “valori tradizionali” promossi dal Cremlino. A rappresentare la Russia ci sarà Yaroslav Dronov, noto come Shaman, idolo del nazionalismo musicale russo con il suo brano «Sono russo», già diventato un inno identitario. Il primo membro della giuria annunciato è Igor Matvienko, fondatore dei Liubè – il gruppo preferito di Vladimir Putin – e fresco di titolo come “Artista del popolo”.

Un festival musicale, quindi, ma anche un palcoscenico di dichiarazioni simboliche. A colpire più di tutti è l’annuncio della presenza degli Stati Uniti, in un momento in cui Mosca cerca di sottrarsi all’isolamento internazionale provocato dalla guerra in Ucraina e dalle sanzioni occidentali. Secondo alcune indiscrezioni, la partecipazione americana potrebbe essere espressione di una parte dell’establishment più vicino alla visione di Donald Trump, che ha mostrato posizioni meno ostili verso Mosca rispetto all’attuale amministrazione Biden. Non è escluso che a esibirsi per la delegazione USA possa essere un artista “patriottico”, magari gradito agli ambienti conservatori.

In attesa di scoprire chi canterà, una cosa è certa: Intervision non è nato solo per intrattenere. È uno strumento di soft power, un ritorno alla guerra fredda in formato show, dove le canzoni fanno da colonna sonora alle strategie globali.