Cinquegrana: “I Templari? Non un mito medievale ma un codice che parla ancora all’Occidente”

L’antropologo calabrese Pino Cinquegrana, studioso di fama internazionale, da oltre un ventennio si occupa di templarismo nelle terre di Calabria, diversi porti calabresi furono il punto d’arrivo da diverse parte europee per poi imbarcarsi verso la Sicilia e da qui proseguire versa la Terra Santa. Diversi volumi di Pino Cinquegrana sono stati accreditati dalla critica letteraria come lavori che hanno saputo investigare questo periodo medievale sotto il profilo storico del Tempio, della Regola Templare, della letteratura e del simbolismo templare.

Al ricercatore calabrese noto in Europa e nelle Americhe abbiamo chiesto di spiegarci l’Ordine più studiato al mondo e che ancora affascina numerosi lettori e specialisti dell’argomento.

Chi furono i Templari?

I Templari furono il braccio armato della cristianità. Monaci guerrieri che, fatto il segno della croce e per la Croce, potevano uccidere l’infedele, una uccisione giustificata secondo il pensiero di Sant’Agostino quanto quello di san Bernardo che scriverà la Regola dell’Ordine. L’Ordine dei Templari fu fondato da Ugone de Pagani, […] fecero i loro voti tra le mani del Patriarca di Gerusalemme Baldovino II e vivevano di sole elemosine. Re, prelati, nobili e possidenti diedero loro beni economici e terrieri (alcuni per un certo tempo, altri per sempre). La fondazione dell’Ordine del Tempio è legata alla storia della prima crociata, con il “moltiplicarsi dei pellegrini che richiedevano che le vie di accesso fossero adeguatamente protette”. Folle di uomini e donne si dirigevano verso la Giudea per camminare sulle vie che furono del Figlio di Dio. Il viaggio a Gerusalemme, dall’ebraico Jerushalem “visione di pace” o “visione perfetta”.

Quale fu il vessillo dei Templari che con il suo colore bianco e nero introduce il dualismo bene/male di cui fortemente è caratterizzata la cultura templare?

Il baussant, il labaro dei Cavalieri Templari fu il vessillo che ha esaltato le gesta di uomini che entrarono nella leggenda, “itene contenti e felici – scriveva San Bernardo – scacciate con intrepido petto i nemici della Croce, sicuri che né la vita né la morte togliere vi potranno l’amore di Dio che è in Cristo; in ogni cimento abbiate a parola d’ordine: vivi o morti noi siamo del Signore, felici i vincitori! Più felici i morti!”.

Si parla di un ruolo ambito dai potenti del tempo. È vero?

Esperti banchieri, proprietari di chiese e castelli per molti nobili divenne un ruolo ambito per diventare Cavalieri del Tempio. Lo stesso Innocenzo III volle essere aggregato all’Ordine che comunque ancora oggi rientra negli studi più attivi: A re Filippo il Bello, l’eterno accusatore, la richiesta fu respinta. Se in un primo momento Antiochia (dentro le cui mura per la prima volta i discepoli di Cristo, avevano assunto il titolo di cristiani) fu la culla del cristianesimo dei gentili. Grazie ai Templari Edessa divenne il cuore pulsante del cristianesimo.

Quali furono i capi d’accusa contro la Militia Christi?

Dopo tre anni di inquisizione l’Ordine venne sospeso da Bernard de Got, al secolo Papa Clemente V, e i Templari con la croce rossa sul mantello divennero l’agnello sacrificale della ragion di Stato della Chiesa. L’accusa chiedeva di rinnegare Gesù e sputare per tre volte sul Crocefisso, di baciare il noviziato sulla bocca sull’ombelico e sulla natica, di adorare il Bafomentto. Essi accettarono la condanna a morte ma non rinnegarono mai di essere Cavalieri nati per proteggere il Tempio di Salomone.