Pino De Seta: “L’abuso dell’orgoglio identitario non può giustificare il degrado della Calabria”

In un intervento che suona come un invito all’autocritica e alla presa di coscienza, Pino De Seta, studioso di tematiche ambientali, interviene sul ricorrente utilizzo di espressioni come “orgoglio meridionale”, “valori calabresi”, “appartenenza” e simili. Parole che, secondo De Seta, finiscono troppo spesso per coprire – piuttosto che denunciare – la realtà di un degrado fisico e sociale evidente, ma che molti preferiscono ignorare.

«Non sono un antropologo – premette – ma da studioso di problemi ambientali e quindi sociali, rilevo come termini del genere vengano usati per giustificare situazioni che dovremmo affrontare con maggiore onestà». Le affermazioni trionfali, come “abbiamo il mare più bello del mondo”, o “i borghi più belli del pianeta”, secondo De Seta rischiano di essere fuorvianti. «Per chi visita questa terra, ancora in parte splendida, le delusioni possono essere molte».

La denuncia è chiara: la Calabria, afferma, è stata troppo spesso «distrutta da chi l’abita, complici di una cementificazione selvaggia che ha compromesso le coste e inquinato mari e fiumi». Serve quindi un cambio di paradigma. Ma il cambiamento, avverte De Seta, «potrà avvenire solo se smetteremo di costruire piedistalli identitari e inizieremo ad analizzare i fenomeni per quello che sono, con lucidità e spirito critico».