Bergamotto di Reggio Calabria IGP, i produttori fanno quadrato di fronte la richiesta del Ministero di una nuova conferma di adesione

Bergamotto

Nuove tensioni nel mondo agricolo calabrese attorno alla valorizzazione del Bergamotto di Reggio Calabria IGP. A pochi mesi dalla conclusione dell’iter per il riconoscimento dell’Indicazione Geografica Protetta – chiuso formalmente con la riunione di Pubblico Accertamento del 28 gennaio scorso – il Ministero dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste (Masaf) ha chiesto a ogni singolo associato dell’ATS – Comitato promotore di confermare, entro il 23 giugno, la propria adesione al progetto IGP. Una mossa che ha sorpreso molti operatori, in quanto giunge dopo che il Comitato aveva già inviato per la quarta volta in quattro anni tutta la documentazione richiesta.

Dietro questo passo inatteso, secondo quanto riferito dal Comitato, ci sarebbe la volontà del Ministero di tutelarsi rispetto al ricorso pendente al TAR Lazio presentato dal cosiddetto Consorzio “Pizzi&Co”, che da tempo promuove un’altra visione della filiera, con l’intento – secondo i critici – di estendere il disciplinare della DOP per l’essenza anche al frutto. Ciò comporterebbe un cambio di denominazione da “Bergamotto di Reggio Calabria” a “Bergamotto di Calabria”, alimentando il timore di una de-localizzazione e di un indebolimento dell’identità territoriale del prodotto.

A infiammare ulteriormente il clima è la denuncia, circolata sui social con l’hashtag #ilbergamottononsitocca, di una presunta campagna ostruzionistica messa in atto da quella che viene definita “la banda della DOP”. Alcuni produttori raccontano di pressioni, telefonate e messaggi mirati a dissuadere dall’adesione all’ATS, con insinuazioni sul fatto che chi non si allinea rischierebbe di non avere sbocchi di mercato per il proprio raccolto.

Secondo quanto emerge, però, solo una stretta minoranza – descritta come “2-3 fedelissimi della casta” – avrebbe risposto in linea con queste sollecitazioni. La stragrande maggioranza degli aderenti sembra invece mantenere il sostegno al progetto IGP, con numeri importanti: oltre 700 associati e più di 900 ettari coltivati in 51 comuni del Reggino, l’area storicamente vocata alla coltivazione del bergamotto.

Il Comitato promotore accusa inoltre i detrattori di ipocrisia, sottolineando che molti di coloro che oggi tentano di ostacolare l’IGP continuano a commercializzare bergamotti provenienti da fuori provincia, da altre aree calabresi e persino da altre regioni come Basilicata e Puglia.

La battaglia, dunque, è tutt’altro che chiusa. In gioco non c’è solo una denominazione, ma la difesa di un’identità agricola, economica e culturale profondamente radicata nel territorio reggino.