Perù, centinaia di cittadini reclutati nell’esercito russo: il ministro degli Esteri vola a Mosca per chiedere risposte
Il governo del Perù porta direttamente a Mosca il caso dei propri cittadini finiti nelle Forze armate russe e coinvolti nella guerra contro l’Ucraina. Il ministro degli Esteri, Carlos Espá Garcés-Alvear, è arrivato nella capitale russa il 7 novembre per avviare una serie di incontri diplomatici con le autorità di Mosca e ottenere informazioni precise sulla sorte di centinaia di connazionali. Una vicenda che sta provocando forte preoccupazione nel Paese sudamericano, soprattutto tra le famiglie di uomini partiti per la Russia con la prospettiva di un lavoro e dei quali, in molti casi, non si hanno più notizie.
La missione del capo della diplomazia peruviana arriva dopo settimane di denunce, richieste di chiarimenti e pressioni da parte dei familiari delle persone coinvolte. Secondo quanto riferito dallo stesso Espá, circa 450 cittadini peruviani sarebbero stati reclutati attraverso organizzazioni criminali che avrebbero utilizzato false promesse di lavoro per convincerli a raggiungere la Russia e a entrare nelle sue forze armate. Il ministro ha denunciato il rischio rappresentato da queste reti di reclutamento, invitando i connazionali a non fidarsi di offerte professionali poco trasparenti che possono trasformarsi in situazioni estremamente pericolose.
I numeri della vicenda: 430 casi registrati, 25 morti e 187 dispersi
Le dimensioni del fenomeno sono emerse con particolare evidenza durante l’audizione del ministro davanti alla Commissione per la Costituzione, il Regolamento e le Relazioni estere della Camera dei deputati peruviana, il 19 ottobre.
In quella circostanza Espá ha spiegato che, secondo le informazioni riferite dalle autorità russe, 459 cittadini peruviani si sarebbero arruolati nelle forze militari del Paese. La Cancelleria peruviana, attraverso le segnalazioni e i contatti con le famiglie, ha invece registrato 430 casi.
Di questi, 344 disponevano di informazioni ufficiali sulla propria situazione. Il bilancio presentato dal ministro comprendeva 25 cittadini deceduti, 187 dispersi, 132 ancora in servizio e quattro prigionieri di guerra nelle mani delle autorità ucraine.
Si tratta di numeri particolarmente allarmanti, soprattutto per l’elevato numero di persone delle quali non è stato possibile accertare la posizione e le condizioni. Le famiglie attendono notizie, mentre le autorità peruviane cercano di ottenere dalle controparti russe informazioni individuali sui propri cittadini.
Il quadro è ulteriormente complicato dalla difficoltà di verificare direttamente le condizioni dei connazionali presenti nelle zone interessate dal conflitto.
Le promesse di lavoro e i contratti in lingua russa
Uno degli aspetti più delicati riguarda le modalità con cui i cittadini peruviani sarebbero stati convinti a partire.
Nel corso delle sue dichiarazioni parlamentari, Carlos Espá ha parlato di un sistema che coinvolgerebbe il reclutamento in Perù, viaggi finanziati da terzi e la sottoscrizione di contratti per prestazioni di servizio militare redatti in una lingua che i cittadini interessati non necessariamente conoscevano.
Secondo quanto riferito dal ministro, alcuni peruviani avrebbero firmato documenti in russo senza comprenderne pienamente il contenuto e le conseguenze. Le offerte iniziali sarebbero state presentate come opportunità lavorative, ma una volta arrivati in Russia alcuni connazionali sarebbero stati inseriti nelle strutture militari.
La questione è particolarmente grave perché coinvolge persone che, secondo le denunce dei familiari e le ricostruzioni delle autorità peruviane, potrebbero non essere state pienamente consapevoli della natura dell’impegno che stavano assumendo.
Il governo di Lima sta cercando di ricostruire le responsabilità delle reti che avrebbero organizzato questi reclutamenti e di raccogliere elementi utili per tutelare i cittadini coinvolti.
L’incontro con Sergej Lavrov il 9 novembre
Il momento centrale della missione diplomatica sarà l’incontro previsto per lunedì 9 novembre tra Carlos Espá e il ministro degli Esteri della Federazione Russa, Sergej Lavrov.
Sul tavolo ci sarà innanzitutto la situazione dei peruviani entrati nelle forze armate russe e coinvolti nel conflitto con l’Ucraina. Lima intende ottenere informazioni più precise sulla loro posizione, sulle condizioni dei feriti, sui cittadini dispersi e su quelli deceduti.
Il governo peruviano punta inoltre a stabilire canali di comunicazione adeguati con le autorità russe, in modo da poter seguire i singoli casi e fornire risposte concrete alle famiglie.
Tra le priorità figura anche il rimpatrio delle salme dei cittadini che hanno perso la vita. Il ministro ha già riferito che la Cancelleria è riuscita a organizzare il ritorno in patria di 50 connazionali e che sono stati identificati dieci cittadini peruviani deceduti in Russia. Questi ultimi dati, comunicati all’inizio di novembre, costituiscono una rilevazione distinta rispetto al quadro presentato in Parlamento il 19 ottobre e richiedono ulteriori chiarimenti per essere ricondotti a un unico bilancio aggiornato.
Non soltanto la questione militare: sul tavolo anche i rapporti bilaterali
La visita di Espá a Mosca comprende anche altri temi della cooperazione tra Perù e Russia.
Nel corso dell’incontro con Lavrov saranno affrontati i rapporti bilaterali e la collaborazione relativa agli elicotteri russi MI-8 e MI-17, considerati importanti per le attività di intervento e soccorso in vista del fenomeno climatico El Niño.
Un altro argomento riguarda il completamento dei negoziati per un accordo sul riconoscimento reciproco dei titoli e dei gradi accademici. L’intesa consentirebbe ai cittadini peruviani che hanno studiato nella Federazione Russa di ottenere il riconoscimento dei propri titoli per esercitare la professione in Perù.
La missione, autorizzata dal governo peruviano per il periodo dal 6 all’11 novembre, assume quindi una duplice dimensione: diplomatica e consolare, con l’emergenza dei connazionali coinvolti nella guerra che rappresenta una delle questioni più urgenti da affrontare.
L’appello alle famiglie: attivato un indirizzo ufficiale
Nel frattempo, il Ministero degli Esteri peruviano ha rivolto un appello diretto ai familiari dei cittadini che potrebbero trovarsi nelle forze armate russe.
La comunicazione pubblicata dalla Cancelleria attraverso i propri canali ufficiali invita chiunque abbia un parente in questa situazione a contattare le autorità per fornire informazioni e consentire l’attivazione dell’assistenza consolare.
È stato messo a disposizione l’indirizzo di posta elettronica:
L’obiettivo è raccogliere le segnalazioni, verificare i singoli casi e mantenere un contatto con le famiglie che da tempo chiedono notizie dei propri cari.
La vicenda rappresenta una delle questioni più delicate per la diplomazia peruviana in relazione alla guerra tra Russia e Ucraina. Per Lima, la priorità è ottenere informazioni verificabili, individuare i cittadini di cui non si conosce il destino e garantire assistenza a chi desidera rientrare in patria.
L’arrivo del ministro degli Esteri a Mosca segna un passaggio importante in questa direzione. Ora l’attenzione è rivolta al confronto con le autorità russe e alla possibilità di ottenere risposte concrete su centinaia di cittadini peruviani la cui vita è stata coinvolta nel conflitto.
