Stop alla caccia in Sicilia: Calderone (Futuro Nazionale) chiede appello al CGA e rimborsi per i cacciatori

Lo stop alla stagione venatoria in Sicilia continua a far discutere. Dopo la decisione del TAR, che ha disposto il blocco dell’attività di caccia, arriva la presa di posizione di Tommaso Antonino Calderone, responsabile regionale di Futuro Nazionale con Vannacci, che chiede alla Regione di intervenire rapidamente per tutelare i cacciatori e gli operatori economici legati al settore.

Secondo Calderone, la sospensione della stagione venatoria comporta conseguenze non soltanto per gli appassionati di caccia, ma anche per le attività commerciali e professionali che ruotano intorno al comparto. A pesare, sottolinea il parlamentare, sono anche le spese già sostenute dai cacciatori per tasse e assicurazioni, con esborsi che possono raggiungere diverse centinaia di euro.

Al centro della vicenda c’è il mancato aggiornamento del Piano regionale faunistico-venatorio. Calderone attribuisce alla Regione siciliana la responsabilità della situazione, ricordando che il piano non sarebbe stato aggiornato dal 2013, nonostante l’obbligo di revisione quinquennale previsto dalla legge regionale 33/1997. Nel suo intervento richiama anche una precedente pronuncia del TAR del 2022 e le successive difficoltà legate ai decreti regionali adottati durante l’estate.

La richiesta di appello al CGA

Per affrontare la situazione, il responsabile siciliano di Futuro Nazionale propone alla Regione di presentare con urgenza appello al Consiglio di giustizia amministrativa (CGA), chiedendo un nuovo esame della vicenda.

Calderone sollecita inoltre l’Assessorato regionale competente ad aprire un tavolo di concertazione con gli uffici amministrativi e le associazioni venatorie. L’obiettivo sarebbe individuare una soluzione compatibile con il quadro normativo e valutare anche la possibilità di una riapertura parziale della stagione.

Chiesti rimborsi per le spese già sostenute

Tra le proposte avanzate dal parlamentare figura anche la previsione di ristori economici per i cacciatori, attraverso il rimborso di una quota delle tasse già versate per l’attività venatoria.

«La stagione venatoria non è stata chiusa per un abuso commesso dai cacciatori, ma a causa di precise responsabilità riconducibili alla Regione siciliana», sostiene Calderone, che chiede anche di accelerare l’aggiornamento del Piano faunistico-venatorio.

La questione resta quindi legata a due esigenze: il rispetto delle disposizioni in materia di tutela della fauna e la ricerca di una soluzione che consenta di salvaguardare l’attività venatoria legale e gli interessi economici delle categorie coinvolte.