Ucraina, Burnham debutta a Kiev: 35 anni di indipendenza, Trump si allontana da Zelensky
Il nuovo premier britannico Andy Burnham arriva oggi a Kiev per il suo primo viaggio internazionale. Una scelta dal fortissimo valore politico, proprio nel giorno in cui l’Ucraina celebra i 35 anni dell’indipendenza dall’Unione Sovietica. E mentre l’Europa si stringe attorno a Zelensky, gli Stati Uniti non saranno rappresentati dai due uomini di Trump incaricati della diplomazia sulla guerra: Steve Witkoff e Jared Kushner. Un’assenza che fotografa lo stallo tra Washington e Kiev.
Il 24 agosto 1991 l’Ucraina proclamò la propria indipendenza dall’Unione Sovietica. Trentacinque anni dopo, quella ricorrenza viene celebrata nel pieno della guerra contro la Russia e assume un significato che va ben oltre la festa nazionale: Kiev rivendica la propria sovranità mentre combatte contro Mosca e chiede ai propri alleati di non lasciarla sola.
A scegliere proprio questa giornata per il suo debutto internazionale è Andy Burnham, diventato primo ministro britannico il 20 luglio scorso. Il governo di Londra ha confermato ufficialmente che Kiev è la destinazione del suo primo viaggio all’estero da premier. Burnham incontrerà Volodymyr Zelensky e presiederà la riunione della Coalizione dei Volenterosi.
Burnham debutta da premier a Kiev
La scelta britannica è un messaggio preciso. Il nuovo capo del governo di Londra avrebbe potuto utilizzare il primo viaggio internazionale per incontrare i principali alleati europei o per dare un segnale alla nuova amministrazione americana. Ha invece scelto Kiev, nel giorno più simbolico per l’Ucraina.
Burnham arriva dunque nella capitale ucraina mentre la guerra continua e mentre si moltiplicano i tentativi diplomatici per arrivare a una soluzione del conflitto.
Il vertice della Coalizione dei Volenterosi rappresenta in questo senso anche una dimostrazione della volontà europea di mantenere un ruolo centrale nel sostegno a Kiev. La Gran Bretagna, insieme agli altri principali alleati europei, vuole continuare a garantire all’Ucraina sostegno militare e politico anche nella delicata fase dei negoziati.
Trentacinque anni di indipendenza
La ricorrenza di oggi rende però il vertice particolarmente carico di significato.
L’Ucraina festeggia 35 anni di indipendenza.
Il 24 agosto 1991 il Parlamento ucraino approvò la dichiarazione di indipendenza dall’Unione Sovietica. Pochi mesi dopo, quella scelta sarebbe stata confermata dal referendum popolare.
Oggi la celebrazione assume un valore drammatico e insieme politico. L’Ucraina festeggia la propria indipendenza mentre combatte contro la Russia, che dal febbraio 2022 conduce una guerra su larga scala contro il Paese.
È anche la risposta più diretta alla narrazione del Cremlino sulla natura dell’Ucraina e sulla sua collocazione storica. Kiev rivendica di essere uno Stato indipendente e sovrano, non una parte della Russia e non un territorio sul quale Mosca possa esercitare un diritto di controllo.
Il simbolismo della giornata è quindi enorme: 35 anni dopo la fine dell’Unione Sovietica, la questione dell’identità e della sovranità ucraina è tornata al centro della storia europea.
Gli Usa non arrivano a Kiev
Ed è proprio nel giorno dell’anniversario che emerge il dato politico più significativo sul rapporto tra Zelensky e Donald Trump.
Steve Witkoff e Jared Kushner non saranno a Kiev.
La loro presenza era stata ipotizzata e attesa. A fine luglio erano circolate informazioni secondo cui i due principali emissari di Trump avrebbero potuto raggiungere la capitale ucraina proprio in occasione del 35esimo anniversario dell’indipendenza. Zelensky aveva indicato la loro possibile visita come uno degli sviluppi attesi dopo il suo incontro con Trump.
Nei giorni scorsi, tuttavia, la partecipazione era rimasta incerta. Oggi il quadro è più chiaro: Witkoff e Kushner non partecipano alle celebrazioni di Kiev, come evidenziato anche da la Repubblica, che titola sulla «diserzione» dei due emissari americani e sullo stallo tra Kiev e Washington.
L’assenza assume un peso particolare perché non riguarda due funzionari qualsiasi. Witkoff e Kushner sono stati tra gli uomini più importanti della strategia diplomatica dell’amministrazione Trump sulla guerra in Ucraina.
La loro mancata presenza nella capitale ucraina, proprio mentre Burnham compie il suo primo viaggio internazionale da premier britannico, produce così un’immagine difficilmente ignorabile: l’Europa arriva a Kiev, gli uomini di Trump no.
Lo stallo tra Trump e Zelensky
Il dato non significa automaticamente che Trump abbia deciso di rompere con Zelensky o di abbandonare l’Ucraina. Ma segnala certamente una fase di maggiore distanza tra Washington e Kiev.
La Repubblica riferisce oggi di uno stallo nei rapporti tra gli Stati Uniti e l’Ucraina e sottolinea anche altri elementi di tensione: il brevetto necessario per la produzione dei Patriot promesso da Trump non sarebbe arrivato, mentre l’accesso a Starlink sarebbe stato negato.
La questione è particolarmente delicata perché Zelensky continua a chiedere agli Stati Uniti strumenti concreti per rafforzare la difesa del Paese, mentre l’amministrazione Trump appare sempre più concentrata sulla possibilità di arrivare a un accordo per porre fine alla guerra.
La diplomazia americana, quindi, non è scomparsa. Ma la sua collocazione rispetto a Kiev sembra cambiata.
L’Europa occupa lo spazio lasciato da Washington
È in questo scenario che la visita di Burnham acquista un significato ancora maggiore.
Il premier britannico arriva a Kiev mentre l’Europa cerca di dimostrare di essere pronta a mantenere il sostegno all’Ucraina anche in una fase nella quale il ruolo americano appare meno diretto.
Il governo britannico presenta esplicitamente la missione come una dimostrazione del sostegno di Londra all’Ucraina e conferma che Burnham incontrerà Zelensky nel giorno dell’indipendenza.
Non è soltanto una visita diplomatica. È il primo viaggio internazionale di un premier appena insediato e viene compiuto in una capitale in guerra, nel giorno in cui quel Paese celebra la propria indipendenza.
Il messaggio è quindi rivolto contemporaneamente a Kiev, Mosca e Washington.
La richiesta di Zelensky: difendere i cieli
Sul tavolo del vertice resta soprattutto la questione della sicurezza.
Zelensky continua a chiedere agli alleati un rafforzamento della difesa aerea per proteggere città e infrastrutture dagli attacchi russi. La guerra, infatti, non si è fermata nonostante i tentativi diplomatici.
L’Ucraina vuole arrivare a qualsiasi futuro negoziato mantenendo una capacità militare sufficiente a impedire che un eventuale accordo venga imposto come una capitolazione.
Parallelamente, Kiev ha continuato a colpire obiettivi militari, energetici e logistici sul territorio russo, mentre Mosca prosegue gli attacchi contro l’Ucraina.
Una fotografia della nuova fase della guerra
Il 24 agosto 2026 offre quindi una fotografia particolarmente significativa della guerra.
A Kiev arriva Andy Burnham, al suo primo viaggio internazionale da premier britannico. L’Europa si riunisce attorno a Zelensky. L’Ucraina celebra 35 anni dalla propria indipendenza dall’Unione Sovietica. E i due principali emissari di Donald Trump, Witkoff e Kushner, non sono presenti.
È difficile non leggere questa contemporaneità come un segnale politico.
L’Ucraina celebra oggi la propria indipendenza dalla Russia sovietica e chiede ai suoi alleati di aiutarla a difendere quella sovranità. La Gran Bretagna sceglie Kiev come prima destinazione internazionale del suo nuovo premier. L’Europa cerca di consolidare il proprio ruolo.
E Washington, almeno oggi, resta a distanza.
Non significa che gli Stati Uniti siano usciti dalla partita diplomatica. Significa però che, nel momento in cui Kiev avrebbe voluto mostrare al mondo l’unità del fronte occidentale, la distanza tra Trump e Zelensky appare più visibile che nelle precedenti fasi della guerra.
Il 35esimo anniversario dell’indipendenza ucraina diventa così anche il simbolo di una nuova fase del conflitto: con l’Europa sempre più protagonista, l’Ucraina ancora in guerra e gli Stati Uniti di Trump più concentrati sulla ricerca di un accordo che sul semplice sostegno incondizionato a Kiev.
