Striscia la Notizia verso l’addio? La chiusura dei social e il silenzio di Cologno aprono il caso: fine di un’era o solo una pausa?
La notizia è arrivata quasi in punta di piedi, nel cuore di un’estate televisiva dove spesso le grandi decisioni vengono prese lontano dai riflettori. Ma il segnale è stato forte: le pagine social ufficiali di “Striscia la Notizia” sono state chiuse. Un gesto che, nell’epoca della comunicazione digitale, vale quasi quanto un annuncio ufficiale.
A questo si aggiunge un altro elemento: nei nuovi scenari produttivi di Cologno Monzese il programma simbolo di Mediaset non sembra più trovare spazio. Nei piani della struttura che per decenni ha ospitato la grande macchina dell’intrattenimento televisivo italiano, “Striscia” non compare più come una produzione in calendario.
Non c’è ancora un comunicato definitivo che scriva la parola fine, ma tutti gli indizi portano verso una conclusione: dopo quasi quarant’anni potrebbe essere arrivato il momento della sospensione, forse della chiusura, di uno dei programmi più longevi e riconoscibili della televisione italiana.
Ma siamo davvero davanti alla fine di un’era? Oppure, come già accaduto con altri grandi programmi del passato, si tratta soltanto di una pausa?
La televisione italiana conosce bene le seconde vite. Un esempio emblematico è quello de “La Ruota della Fortuna”: un format che sembrava appartenere a un’altra epoca, archiviato dopo anni di successo, e che invece è riuscito a tornare protagonista grazie a una nuova collocazione e a una rinnovata capacità di parlare al pubblico.
Per “Striscia la Notizia”, però, il discorso è diverso. Non è mai stata soltanto una trasmissione televisiva. È stata un pezzo di costume nazionale, un appuntamento quotidiano che per decenni ha accompagnato milioni di italiani, entrando nel linguaggio comune e diventando una fotografia dei cambiamenti del Paese.
Nata nel 1988 dalla creatività di Antonio Ricci, in un periodo in cui la televisione generalista era il principale centro di aggregazione culturale, “Striscia” aveva una formula rivoluzionaria: prendere gli strumenti della satira e unirli alla denuncia, mescolare il varietà con l’inchiesta, il sorriso con la critica al potere.
La sua forza è stata proprio questa ambiguità. Era un programma leggero ma capace di sollevare questioni pesanti. Era spettacolo, ma anche un osservatorio sulla società italiana. Era circo e museo insieme: la battuta, il tormentone, il personaggio televisivo accanto alle inchieste, alle segnalazioni dei cittadini e alle battaglie contro truffe e ingiustizie.
Nel corso della sua storia “Striscia” ha raggiunto ascolti impensabili per la televisione contemporanea, arrivando in alcune stagioni a coinvolgere milioni e milioni di spettatori ogni sera. Ha creato personaggi diventati icone, da Ezio Greggio a Enzo Iacchetti, passando per Ficarra e Picone, Gerry Scotti, Michelle Hunziker e molti altri protagonisti.
Ma il mondo attorno è cambiato.
La televisione generalista non ha più il monopolio dell’attenzione. Il pubblico si è frammentato tra piattaforme streaming, social network e nuovi linguaggi digitali. Anche la satira ha cambiato casa: oggi spesso nasce e corre online, con tempi e modalità diverse rispetto al passato.
Il calo degli ascolti dell’ultima stagione e le difficoltà del rilancio in prima serata hanno rappresentato un campanello d’allarme. Le puntate speciali realizzate per rilanciare il programma non hanno prodotto i risultati sperati e hanno mostrato quanto sia complesso riportare ai fasti del passato un marchio che per anni sembrava inattaccabile.
Eppure sarebbe riduttivo leggere la storia di “Striscia” soltanto attraverso gli ultimi dati di ascolto. Un programma può perdere centralità senza perdere valore storico.
La domanda vera è un’altra: esiste ancora lo spazio per una trasmissione che unisca satira popolare, denuncia e intrattenimento in prima serata?
Forse il modello costruito da Antonio Ricci appartiene a una fase diversa della televisione. Forse il pubblico di oggi chiede altri linguaggi. Oppure, semplicemente, “Striscia” ha bisogno di una nuova trasformazione, come già accaduto molte volte nella sua lunga storia.
Perché la televisione italiana è piena di programmi che sembravano finiti e poi sono tornati. Ma è altrettanto vero che alcune stagioni si chiudono inevitabilmente.
La chiusura dei social e l’assenza dai nuovi progetti di Cologno Monzese sono segnali difficili da ignorare. Dopo trentotto anni, “Striscia la Notizia” potrebbe davvero essere arrivata al capolinea.
Oppure potrebbe essere soltanto l’intervallo prima di un nuovo capitolo.
Perché alcune trasmissioni finiscono. Altre, invece, aspettano semplicemente il momento giusto per tornare.
