Gatti e bambini, Marta Picchio: “Il rispetto si insegna fin da piccoli: così nasce un legame che dura tutta la vita”
Può un gatto diventare il primo grande amico di un bambino? È una domanda che molte famiglie si pongono quando valutano l’idea di accogliere un animale domestico in casa. A fornire una risposta articolata è stata Marta Picchio, consulente per la convivenza e relazione con il gatto, ospite di Fast News Platform in una diretta interamente dedicata al rapporto tra gatti e bambini. Un confronto che ha affrontato aspetti educativi, sanitari e comportamentali, sfatando anche alcuni luoghi comuni e offrendo indicazioni pratiche per costruire una convivenza serena e rispettosa.
Secondo Picchio, la risposta è decisamente positiva: i bambini possono convivere con i gatti e questa esperienza rappresenta una straordinaria occasione di crescita.
«Ci sono tanti vantaggi – ha spiegato – sia dal punto di vista pedagogico, perché è una grandissima opportunità di apprendimento e quindi per lo sviluppo dell’intelligenza emotiva, dell’empatia, del rispetto dell’altro da sé e della responsabilità, ma anche dal punto di vista della salute fisica».
L’esperta ha richiamato numerosi studi scientifici che negli ultimi anni hanno analizzato gli effetti della convivenza precoce con gli animali domestici.
Il sistema immunitario “si allena”
Uno degli aspetti meno conosciuti riguarda proprio la salute dei bambini.
Secondo Marta Picchio, quando la convivenza con un gatto inizia entro il primo anno di vita, il sistema immunitario viene sottoposto a una sorta di “allenamento naturale”.
«Ci sono studi ormai documentati da qualche anno – ha spiegato – che hanno mostrato come la convivenza con un gatto, ma anche con altri animali domestici, entro il primo anno di età faccia da personal trainer al sistema immunitario».
Questo significa, ha aggiunto, che le difese immunitarie imparano a distinguere meglio ciò che rappresenta un reale pericolo da ciò che invece appartiene all’ambiente quotidiano.
«Il sistema immunitario viene allenato a non allarmarsi troppo per fattori abituali come il gatto, la polvere, i pollini e persino alcuni alimenti.»
Da qui deriverebbe anche una significativa diminuzione del rischio di sviluppare allergie negli anni successivi.
Picchio ha citato studi che parlano di una riduzione compresa tra il 30 e il 50% di asma e riniti allergiche nei bambini cresciuti con un animale domestico.
Una spiegazione che si collega direttamente ai cambiamenti dello stile di vita moderno.
Case troppo sterili
L’esperta ha ricordato come fino a pochi decenni fa la convivenza con gli animali fosse molto più naturale.
«Una volta si viveva maggiormente nelle campagne. I gatti, i cani e gli animali da cortile facevano parte della famiglia e il sistema immunitario era abituato a questa biodiversità.»
Oggi, invece, gli appartamenti sono molto più igienizzati.
«Se un ambiente è troppo sterile e manca biodiversità, il sistema immunitario può sviluppare dei malfunzionamenti, reagendo in maniera eccessiva a sostanze assolutamente normali.»
Secondo Picchio, anche il microbiota presente sul pelo del gatto svolge un ruolo importante.
Ha spiegato infatti che il microbiota non riguarda esclusivamente l’intestino ma è presente anche sulla pelle e nella bocca dell’animale.
Il gatto, leccandosi continuamente, deposita sul mantello numerosi microrganismi benefici.
«Accarezzando il gatto entriamo in contatto sia con il microbiota cutaneo sia con quello orale. Tutto questo arricchisce l’ambiente domestico di una maggiore biodiversità.»
L’allergia al gatto
Durante la diretta è arrivata anche una domanda da parte di una spettatrice che ha raccontato di essere allergica ai gatti e di sviluppare delle bolle cutanee quando entra in contatto con loro.
Picchio ha chiarito che spesso non è il pelo a provocare l’allergia.
«L’allergia è dovuta principalmente a una proteina chiamata Fel d1, contenuta nella saliva del gatto. Quando il gatto si lecca, questa proteina si deposita sul pelo.»
Per affrontare il problema, ha suggerito innanzitutto di rivolgersi a uno specialista.
«Un immunologo può valutare percorsi di desensibilizzazione.»
Ha inoltre ricordato l’esistenza di un mangime specifico sviluppato da Purina che contribuisce a ridurre la quantità di questa proteina, pur senza eliminarla completamente.
Tra le razze che producono naturalmente quantità inferiori della proteina Fel d1 ha citato il gatto siberiano.
«Gli allevatori non possono garantire che sia totalmente ipoallergenico, ma spesso permettono alle persone allergiche di trascorrere qualche ora in allevamento per verificare direttamente le proprie reazioni.»
Lo stesso principio, ha precisato, vale anche per chi soffre di allergia ai cani, pur sottolineando di non essere specializzata nel comportamento canino.
L’importanza dell’esposizione precoce
Picchio ha voluto sfatare un’altra convinzione molto diffusa.
Per anni si è ritenuto che fosse opportuno evitare il contatto tra neonati e animali domestici proprio per prevenire allergie.
Le ricerche più recenti, invece, indicano il contrario.
L’esperta ha richiamato, tra gli altri, gli studi condotti dall’Università di Göteborg, in Svezia, secondo cui l’esposizione a gatti e cani entro i primi dodici mesi di vita ridurrebbe sensibilmente il rischio di sviluppare allergie.
«L’importante è l’esposizione precoce», ha ribadito.
Qual è l’età migliore?
Affrontando il tema dell’età ideale per introdurre un gatto in una famiglia con bambini, Marta Picchio ha precisato che non esiste una regola assoluta.
Ha però evidenziato come, dopo i sei anni, il bambino possieda caratteristiche che facilitano enormemente una relazione equilibrata.
«Sopra i sei anni riesce a comprendere perfettamente il concetto di rispetto dei tempi e degli spazi del gatto.»
Inoltre, sviluppa un controllo motorio molto più raffinato.
«Sa dosare la forza, toccare delicatamente e non stringere.»
Diversa è invece la situazione nei bambini molto piccoli.
«Sotto i tre anni prevale un approccio manipolativo. Il bambino non riesce ancora a controllare perfettamente la forza e questo può creare disagio all’animale.»
Ciò non significa che la convivenza sia sconsigliata.
Al contrario.
Secondo Picchio è possibile e molto educativa, purché gli adulti svolgano un ruolo fondamentale di mediazione.
Il ruolo decisivo degli adulti
Per l’esperta, il vero elemento determinante non è tanto l’età del bambino quanto il comportamento degli adulti.
«Serve sempre la supervisione dei genitori e anche degli altri adulti di riferimento.»
Non basta, quindi, che mamma e papà insegnino il rispetto del gatto.
Anche nonni, baby sitter e chiunque si occupi del bambino devono trasmettere gli stessi messaggi educativi.
Tra le regole fondamentali indicate da Picchio figurano il rispetto dei momenti di sonno, dei pasti, della toilette e dell’autopulizia del gatto.
«Il bambino deve imparare che quando il gatto dorme, mangia o si sta pulendo non va disturbato.»
Secondo l’esperta, proprio questo insegnamento rappresenta una preziosa lezione educativa.
Imparare a rispettare i tempi di un altro essere vivente significa sviluppare empatia e comprendere che ogni individuo possiede bisogni che meritano attenzione.
Un caso concreto
Per spiegare quanto il mancato rispetto possa incidere sul benessere dell’animale, Marta Picchio ha raccontato una consulenza realmente affrontata.
Una famiglia si era rivolta a lei perché la propria gatta aveva iniziato a urinare fuori dalla lettiera.
«Le eliminazioni inappropriate non sono quasi mai un dispetto», ha precisato.
«Sono una richiesta d’aiuto che va interpretata.»
Dopo aver escluso problemi veterinari, emerse che ogni pomeriggio il bambino, appena rientrato dalla scuola dell’infanzia, andava a prendere la gatta che stava riposando sotto il tavolo per portarla nella stanza dei giochi.
Un comportamento vissuto dall’animale come estremamente invasivo.
«Il gatto aveva scelto di stare sotto il tavolo proprio per isolarsi e sentirsi protetto.»
Secondo Picchio, l’episodio dimostra quanto sia importante educare i bambini fin dai primi anni a rispettare gli spazi e i tempi dell’animale.
Nessuno è un giocattolo
Durante la diretta è stato affrontato anche un concetto più generale.
Il conduttore ha osservato come nessun essere vivente possa essere considerato un giocattolo.
Picchio ha condiviso pienamente questa riflessione.
Gli animali, ha sottolineato, hanno esigenze, emozioni e bisogni propri.
Per questo motivo ha invitato a evitare anche un’abitudine molto diffusa durante il periodo natalizio: regalare un gatto come se fosse un oggetto.
«Non parliamo di regalo. Se proprio vogliamo usare una parola diversa, parliamo di dono.»
L’esperta ha spiegato che far trovare un gattino chiuso nel trasportino sotto l’albero di Natale rappresenta un’esperienza estremamente stressante.
Musica, confusione, persone sconosciute e un ambiente completamente nuovo non costituiscono certo le condizioni ideali per l’arrivo di un animale.
Molto meglio, ha suggerito, consegnare al bambino una fotografia del futuro compagno di vita accompagnata da una descrizione, spiegando che il gatto arriverà qualche giorno dopo, quando la casa sarà tornata tranquilla e il nuovo arrivato potrà ambientarsi senza traumi.
Dopo aver illustrato i benefici della convivenza tra bambini e gatti e l’importanza di un’educazione basata sul rispetto reciproco, Marta Picchio ha approfondito alcuni degli aspetti più pratici della vita quotidiana con un felino in famiglia, soffermandosi sugli errori più frequenti e sulle strategie per costruire un rapporto sereno e duraturo.
Uno dei primi temi affrontati è stato quello del momento migliore per accogliere un gattino.
Secondo l’esperta non esiste una stagione ideale.
«Più che il periodo dell’anno – ha spiegato – conta che la famiglia abbia tempo da dedicare all’ambientamento.»
Vacanze estive, festività natalizie, Pasqua o anche un semplice ponte possono rappresentare il momento giusto, purché almeno un componente della famiglia possa seguire il nuovo arrivato nelle prime giornate.
Picchio ha ricordato che per un cucciolo l’allontanamento dalla madre e dai fratellini rappresenta «la prima grande prova della vita». Per questo motivo occorre predisporre una “stanza di transizione”, uno spazio tranquillo con lettiera, acqua, cibo, giochi e una coperta con il suo odore, dove il gattino possa ambientarsi gradualmente senza essere travolto dall’intera casa.
Anche la notte, ha spiegato, un cucciolo appena arrivato non dovrebbe essere lasciato completamente solo, proprio perché il distacco dalla famiglia d’origine può provocargli stress e insicurezza.
Il gioco non deve mai avvenire con le mani
Uno dei consigli su cui Marta Picchio è tornata più volte riguarda il modo corretto di giocare con un gatto.
Molti graffi o piccoli morsi che avvengono in famiglia, ha osservato, sono il risultato di un’impostazione sbagliata del gioco.
«Il gatto non è cattivo se graffia o morde», ha spiegato. «Molto spesso sta semplicemente reagendo a un approccio troppo invasivo oppure sta esprimendo il suo naturale comportamento predatorio.»
Per questo motivo il gioco non dovrebbe mai coinvolgere direttamente le mani.
«Con le mani si fanno le coccole, mentre il gioco predatorio deve sempre avvenire con un oggetto intermediario.»
Cannette con piume, nastri, pupazzi o piccoli giochi da inseguire consentono infatti al gatto di sfogare il proprio istinto senza associare la mano umana a una preda.
L’esperta ha anche mostrato alcuni esempi di giochi particolarmente adatti, sottolineando come sia importante permettere al gatto di “catturare” ogni tanto l’oggetto.
«La motivazione predatoria si attiva con il movimento, ma il gatto deve anche avere la soddisfazione di afferrare e mordicchiare la sua preda.»
Anche in questo caso il ruolo dell’adulto resta fondamentale.
Fino ai sei anni il bambino non dovrebbe mai giocare da solo con il gatto, ma sempre sotto la supervisione di un adulto che possa intervenire se necessario.
Anche il bambino può fare male al gatto
Spesso si tende a pensare esclusivamente ai possibili rischi per il bambino.
Picchio ha invece ricordato che anche il gatto può subire comportamenti involontariamente dolorosi.
«I bambini più piccoli non hanno ancora un controllo preciso della forza.»
Per questo motivo alcune attività possono essere introdotte solo gradualmente.
Ad esempio, già intorno ai due anni il bambino può essere coinvolto nella spazzolatura del gatto, purché un adulto lo accompagni insegnandogli delicatezza e rispetto.
Tra gli strumenti educativi proposti dall’esperta figurano anche delle semplici infografiche che illustrano le parti del corpo del gatto dove è gradito essere accarezzato.
«Collo, guance, testa e mento sono generalmente le zone preferite.»
Al contrario, pancia, coda e zampe rappresentano aree particolarmente sensibili.
Picchio ha suggerito perfino un piccolo gioco educativo: disegnare un gatto insieme al bambino e applicare bollini verdi sulle zone “consentite” e bollini rossi su quelle da evitare.
In questo modo il rispetto passa attraverso il gioco e diventa più facile da comprendere anche per i più piccoli.
Imparare a leggere il linguaggio del gatto
Una parte consistente dell’incontro è stata dedicata alla comunicazione felina.
Secondo Marta Picchio, insegnare ai bambini a osservare il linguaggio del corpo del gatto rappresenta uno straordinario esercizio di empatia.
«Dietro ogni postura c’è un’emozione.»
Una coda che si muove nervosamente, ad esempio, indica irritazione.
Le orecchie schiacciate all’indietro possono esprimere paura o tensione.
Le vibrisse rivolte in avanti segnalano interesse e attenzione, mentre completamente aperte possono indicare una situazione di forte attivazione.
«Il graffio non arriva mai all’improvviso», ha sottolineato.
Prima di reagire il gatto invia numerosi segnali.
Il problema è che spesso gli esseri umani non li osservano.
Per questo motivo insegnare ai bambini a leggere questi segnali significa aiutarli non soltanto a evitare piccoli incidenti, ma anche a sviluppare capacità di osservazione, ascolto e rispetto delle emozioni altrui.
«Siamo specie diverse, ma possiamo comunque comprenderci se impariamo ad ascoltare il linguaggio dell’altro.»
Educare al rispetto significa prevenire la violenza
Nel corso della diretta è stato affrontato anche il delicato tema dei maltrattamenti sugli animali.
Commentando alcune notizie di cronaca e alcuni messaggi provocatori comparsi online, Marta Picchio non ha nascosto la propria amarezza.
«Quando ho letto certe notizie mi sono venute le lacrime.»
Secondo l’esperta la risposta non può limitarsi all’indignazione.
Occorre costruire una cultura del rispetto fin dalla prima infanzia.
Ha ricordato anche alcuni studi secondo cui i bambini che manifestano crudeltà verso gli animali presentano un rischio maggiore di sviluppare in futuro comportamenti devianti anche nei confronti delle persone.
«È un segnale che va preso molto sul serio.»
Per questo motivo educare al rispetto degli animali significa, indirettamente, educare al rispetto di ogni essere vivente.
Come preparare un gatto all’arrivo di un neonato
Non sempre è il gatto ad arrivare dopo il bambino.
Molte famiglie possiedono già un felino quando nasce un figlio.
Anche in questo caso la preparazione è fondamentale.
Picchio ha spiegato che il gatto dovrebbe conoscere con largo anticipo tutti gli oggetti destinati al neonato: passeggino, culla, carrozzina e nuovi arredi.
Se alcune risorse del gatto si trovano nella futura cameretta del bambino, lo spostamento deve avvenire gradualmente.
«Il gatto ama la prevedibilità.»
Cambiare improvvisamente il suo ambiente può rappresentare una fonte di forte stress.
L’esperta ha consigliato inoltre di far conoscere al gatto gli odori del neonato già durante la permanenza della mamma in ospedale, portando a casa un indumento utilizzato dal bambino.
La conoscenza dovrà poi procedere in modo progressivo: prima attraverso gli odori, poi con il contatto visivo e soltanto successivamente lasciando che sia il gatto ad avvicinarsi spontaneamente.
«Mai prendere il gatto in braccio e costringerlo ad avvicinarsi al bambino.»
La fiducia, ha ribadito, nasce sempre dal rispetto dei tempi dell’animale.
Ai gatti piacciono davvero i bambini?
Una domanda apparentemente semplice ha aperto un’interessante riflessione.
«Ai gatti piacciono i bambini?»
Per Marta Picchio non esiste una risposta valida per tutti.
Molto dipende dal carattere del singolo animale.
I gatti timidi e riservati potrebbero vivere con disagio il tono di voce elevato e l’energia tipica dei più piccoli.
Al contrario, i soggetti più socievoli e giocosi tendono ad apprezzarne la compagnia.
Determinante è anche la socializzazione avvenuta nelle prime settimane di vita.
Un gattino abituato precocemente alla presenza dei bambini avrà molte più probabilità di instaurare con loro un rapporto positivo.
«I bambini dedicano spesso molto più tempo al gioco rispetto agli adulti e questo viene apprezzato dai gatti più socievoli.»
Competizione per le attenzioni
Può un gatto essere geloso dell’arrivo di un bambino?
Picchio invita a utilizzare con cautela il termine “gelosia”.
«Dal punto di vista scientifico non possiamo dire con certezza che il gatto provi gelosia.»
Più corretto parlare di competizione per una risorsa.
La risorsa, in questo caso, è rappresentata dall’attenzione dell’essere umano.
Se il gatto si sente improvvisamente trascurato, potrebbe manifestare disagio.
Tra i segnali più frequenti l’esperta ha citato l’apatia, il nascondersi, una riduzione dell’attività oppure le già ricordate eliminazioni inappropriate.
Ancora una volta il messaggio è chiaro: l’arrivo di un bambino non deve significare l’abbandono emotivo del gatto.
Occorre continuare a dedicargli tempo, gioco e attenzioni.
Maschio o femmina?
Anche sulla scelta tra gattino e gattina Marta Picchio invita a evitare generalizzazioni.
In linea generale i maschi tendono a manifestare un gioco più fisico, mentre le femmine possono risultare leggermente più tranquille, ma il carattere individuale rimane il criterio principale.
Molte bambine preferiscono una gattina per un naturale processo di identificazione.
Se possibile, ha osservato l’esperta, questa preferenza può essere assecondata.
L’importante è ricordare che ogni gatto, indipendentemente dal sesso, può diventare un compagno di vita straordinario.
No ai vestiti per i gatti
Tra gli ultimi argomenti affrontati figura una pratica molto diffusa sui social: vestire i gatti.
Su questo punto Marta Picchio è stata molto netta.
«Il gatto non va vestito.»
Secondo l’esperta, mettere cappottini, occhiali, costumi o accessori rappresenta un’antropomorfizzazione che non rispetta il benessere dell’animale.
Ha precisato che un’eventuale fotografia con un cappellino appoggiato per pochi secondi è ben diversa dal lasciare il gatto vestito per lungo tempo.
«Io sono contraria a qualsiasi tipo di manomissione.»
Ha ricordato inoltre che il mantello del gatto si adatta naturalmente alle stagioni, proteggendolo sia dal freddo sia dal caldo.
L’unica eccezione riguarda alcune razze prive di pelo, come lo Sphynx, molto più delicate e bisognose di particolari attenzioni.
Acqua sì, ma senza forzature
In chiusura è arrivata una curiosità su gatti e acqua.
Picchio ha spiegato che alcuni felini possono mostrare interesse per l’acqua e perfino entrare spontaneamente in una piccola piscina.
Tuttavia il principio rimane sempre lo stesso.
«Mai mettere il gatto dentro a forza.»
Si possono creare occasioni di esplorazione, ad esempio lasciando galleggiare piccoli giochi o permettendo all’animale di avvicinarsi liberamente.
Sarà lui a decidere se entrare o meno.
«Noi possiamo invitare, ma non possiamo imporre.»
Un concetto che sintetizza perfettamente l’intero messaggio della diretta: una convivenza felice tra bambini e gatti nasce dalla conoscenza, dal rispetto reciproco e dalla capacità degli adulti di educare i più piccoli a riconoscere bisogni, emozioni e tempi di un altro essere vivente. Solo così, ha concluso idealmente Marta Picchio, un gatto può davvero diventare uno dei primi e più importanti amici di un bambino.
