Guerra Iran-Israele, l’avvocato Sidney Arena: «Sul nucleare iraniano non ci sono prove indipendenti»
Dalla legittimità degli attacchi israeliani ai dubbi sul programma nucleare di Teheran, fino al ruolo degli Stati Uniti, della Corte Penale Internazionale e dell’Italia nello scenario internazionale. Sono questi i temi affrontati nel corso di una lunga diretta di Fast News Platform condotta da Antonio Nesci con l’avvocato Sidney Arena.
La crisi in Medio Oriente continua a tenere con il fiato sospeso governi, mercati e opinione pubblica internazionale. Nelle ultime ore il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha nuovamente dichiarato di aver raggiunto un accordo che avrebbe portato all’annullamento di possibili attacchi contro l’Iran. Una dichiarazione che, tuttavia, secondo diversi osservatori, si inserisce in un quadro caratterizzato da informazioni spesso contraddittorie e da una sostanziale assenza di negoziati ufficiali riconosciuti dalle parti.
Proprio da questo punto è partita la conversazione tra Antonio Nesci e l’avvocato Sidney Arena.
«Non si capisce chi stia trattando con chi»
Alla domanda su quante volte Trump abbia annunciato il raggiungimento di un’intesa con Teheran, Arena ha risposto con una battuta che fotografa l’incertezza del momento:
«Ormai ho perso pure io il conto di quante volte quest’intesa è stata annunciata».
Secondo il legale, il problema principale sarebbe l’assenza di interlocutori ufficiali.
«Da quello che risulta da fonti iraniane non c’è nessun diplomatico dell’Iran che sta trattando con altrettanti diplomatici americani o alleati degli americani. Si avvicendano persone e rappresentanti di Stati che cercano di vedere se ci sono gli estremi per raggiungere un accordo».
Arena ha sottolineato come l’interesse alla cessazione delle ostilità riguardi soprattutto l’Europa, alle prese con le conseguenze economiche del conflitto.
«Lo vediamo nei costi del carburante e in tutto ciò che si riverbera sul costo della vita. Tutto il mondo, soprattutto noi in Europa, abbiamo interesse affinché queste ostilità cessino».
Tuttavia, ha aggiunto, le notizie che arrivano dal fronte diplomatico restano confuse.
«Abbiamo queste notizie contrastanti, non si sa chi sta contrattando con chi. Poi sentiamo che è stato bombardato il Libano o che una nave è stata incendiata. C’è sempre questa grave situazione di incertezza proprio perché non c’è nessuna trattativa ufficiale».
Il ruolo del diritto internazionale
Nel corso dell’intervista si è affrontato anche il tema del diritto internazionale e delle modalità con cui dovrebbero svilupparsi eventuali negoziati.
Arena ha spiegato che, in teoria, non esistono particolari limiti formali:
«Nel diritto internazionale non ci sono limiti particolari. Si tratta di una trattativa bilaterale tra due parti».
Secondo il legale, però, l’assenza di un mediatore riconosciuto rappresenta una delle principali criticità.
«Gli scontri sono feroci, non c’è un mediatore e non si capisce perché non ci sia. Ci provano capi di Stato autorevoli ad avvicinarsi alla vicenda, però siamo ancora distanti».
L’Iran, ha ricordato Arena, continua a rivendicare lo scongelamento dei fondi bloccati dagli Stati Uniti.
«L’Iran vuole la sua autonomia e soprattutto vuole lo scongelamento di tutti quei fondi congelati dagli americani. Ma si tratta di miliardi di dollari e Trump ha detto assolutamente no».
Il nodo del nucleare iraniano
Uno dei passaggi più significativi dell’intervista riguarda il programma nucleare iraniano e le accuse rivolte a Teheran.
Secondo Arena, non esisterebbero prove indipendenti che dimostrino la volontà dell’Iran di costruire un’arma atomica.
«È un sospetto secondo me molto strumentale».
Alla domanda se esista una fonte terza e indipendente che certifichi la costruzione di una bomba nucleare da parte degli iraniani, il legale ha risposto senza esitazioni:
«Assolutamente no».
Arena ha poi richiamato il precedente dell’Iraq di Saddam Hussein.
«È la stessa storia di quando si parlava delle armi di distruzione di massa in Iraq. Alla fine non si è trovato nulla ed è stato visto che era tutto falso».
Pur riconoscendo la complessità del quadro geopolitico, l’avvocato ha evidenziato come, a suo giudizio, manchino elementi concreti per sostenere accuse così gravi.
«Il problema è lo scopo. Anche qui mancano prove che stiano costruendo armi o che siano pericolosi per l’umanità».
L’attacco israeliano e la questione della proporzionalità
Ampio spazio è stato dedicato agli attacchi israeliani contro l’Iran e alla loro compatibilità con il diritto internazionale.
Arena ha distinto tra la giustificazione formale e quella sostanziale dell’intervento.
«Nella forma Israele giustifica quell’azione parlando di legittima difesa e di azioni anticipatorie che, quando ci sono determinati presupposti, sono consentite dalla Carta dell’ONU».
Tuttavia, ha aggiunto che qualsiasi intervento deve rispettare il principio di proporzionalità.
«Quello fondamentale è il principio della proporzionalità dell’azione esercitata e poi il rispetto dei diritti umani».
Sul piano sostanziale, però, il giudizio del legale è molto più critico.
«Ormai anche chi non è esperto di diritto internazionale si rende conto che quella è solo una maschera».
Secondo Arena, l’obiettivo reale sarebbe un cambiamento politico all’interno dell’Iran.
«Stanno semplicemente tentando di rovesciare un governo per poter inserire al loro posto persone più vicine ai loro interessi».
L’avvocato ha inoltre contestato la presenza di prove sufficienti per giustificare l’operazione militare.
«Quando intraprendi una determinata azione devi avere un minimo di prove, un minimo di basi oggettive per poter dire che stavano per partire degli aerei o dei droni. In realtà tutto questo non è avvenuto».
«Abbiamo dimenticato la diplomazia»
Per Arena il problema non riguarda soltanto il Medio Oriente ma un più generale deterioramento delle relazioni internazionali.
«Io penso che siamo in un periodo in cui abbiamo dimenticato il rispetto delle regole, abbiamo dimenticato la diplomazia, abbiamo dimenticato il rispetto del diritto internazionale».
Una situazione che, secondo il legale, trova riscontro in diversi episodi avvenuti negli ultimi anni.
«Dieci anni fa non avremmo mai potuto immaginare che agenti di uno Stato andassero ad arrestare persone in un altro Stato e a processarle altrove».
La Corte Penale Internazionale e il caso Netanyahu
Altro tema centrale è stato quello della Corte Penale Internazionale e delle procedure che riguardano il premier israeliano Benjamin Netanyahu.
Arena ha chiarito un aspetto spesso frainteso nel dibattito pubblico.
«Benjamin Netanyahu non è stato condannato per crimini di guerra o contro l’umanità».
Il legale ha precisato che attualmente esistono provvedimenti nell’ambito di una fase investigativa.
«Loro sono, come si dice in Italia, indagati. C’è un forte indizio di colpevolezza, ma siamo ancora nella fase delle indagini».
Da qui la distinzione fondamentale:
«Non sono stati condannati. Non c’è mai stato un processo, ancora non c’è il processo».
Arena ha comunque ricordato che l’esistenza di un mandato internazionale potrebbe avere conseguenze giuridiche rilevanti.
«Teoricamente, se Netanyahu dovesse mettere piede in Italia, trattati alla mano, i carabinieri dovrebbero procedere all’arresto».
Il caso Ben Gvir e i rapporti tra Italia e Israele
Nel corso della diretta si è parlato anche delle polemiche legate al ministro israeliano Itamar Ben Gvir e delle eventuali conseguenze giudiziarie in Italia.
Arena ha ricordato l’esistenza dei trattati di estradizione e delle procedure internazionali.
«Ci sono i vari ministeri dell’Interno, il comitato Interforce, l’Interpol e una serie di notifiche. È l’autorità di quel Paese che procede all’arresto e alla successiva consegna all’autorità richiedente».
Tuttavia, ha evidenziato che il percorso è lungo e complesso.
«Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare».
Il rapporto tra Italia e Stati Uniti
Parte dell’intervista si è concentrata sul ruolo dell’Italia nello scenario internazionale e sul rapporto con Washington.
Secondo Arena, Roma mantiene certamente la propria sovranità ma non può ignorare il peso storico dell’alleanza con gli Stati Uniti.
«La nostra politica estera, da sempre e non per colpa di questo o quel governo, prende molte indicazioni dagli Stati Uniti».
Una considerazione che, secondo il legale, prescinde dall’appartenenza politica dei governi che si sono succeduti negli anni.
Nello stesso tempo, ha ricordato che l’Italia dispone comunque di strumenti istituzionali e costituzionali che le consentono di esercitare la propria autonomia.
La crisi della leadership politica
La riflessione di Arena ha riguardato la qualità della leadership politica contemporanea.
Secondo l’avvocato, oggi l’Italia attraversa una fase caratterizzata da una profonda crisi di rappresentanza.
«Siamo in un momento di forte crisi politica e di forte crisi d’identità. Non abbiamo politici di grande personalità».
Un giudizio che richiama esempi del passato come quello di Bettino Craxi e della vicenda di Sigonella.
«Quando un politico è forte, è forte. Quando un politico dipende da equilibri e compromessi, la sua capacità di incidere si riduce».
Parole che chiudono una lunga analisi dedicata a uno dei dossier internazionali più delicati degli ultimi anni, tra guerra, diplomazia, diritto internazionale e nuovi equilibri geopolitici destinati a influenzare il futuro dell’intera comunità internazionale.
