Pallanuoto femminile, terremoto a Cosenza: la Smile rinuncia alla Serie A1 dopo una stagione da leggenda

Dalla gloria europea alla rinuncia al massimo campionato nazionale. È una notizia che scuote il mondo della pallanuoto italiana quella annunciata dalla Smile Cosenza Pallanuoto femminile, reduce dalla stagione più importante della propria storia. Il club calabrese, vincitore della Conference Cup – primo sodalizio italiano a conquistare il prestigioso trofeo continentale – e protagonista di un brillante quinto posto in Serie A1 con conseguente accesso ai playoff scudetto, ha comunicato ufficialmente che non presenterà domanda di iscrizione al prossimo campionato di Serie A1.

Una decisione definita dalla società «dolorosa ma necessaria», maturata non per ragioni sportive o economiche, bensì per l’impossibilità di programmare il futuro senza la certezza di poter disporre di una struttura adeguata e disponibile in maniera continuativa.

L’annuncio è arrivato nel corso di una conferenza stampa che ha visto la partecipazione dei vertici societari e dei rappresentanti della Federazione Italiana Nuoto Calabria. Un momento carico di emozione e amarezza, nel quale è stato ribadito più volte come la scelta non rappresenti un atto di accusa verso istituzioni, politica o gestori degli impianti, ma una presa d’atto della situazione esistente.

Il presidente della Smile Cosenza, Francesco Manna, ha spiegato le ragioni che hanno portato il club a fermarsi proprio nel momento di massimo splendore sportivo.

«Non siamo qui per puntare il dito contro qualcuno – ha dichiarato – ma per assumere una decisione responsabile. Non possiamo programmare contratti, staff tecnico e attività agonistica senza la certezza di un impianto che garantisca allenamenti regolari e continuità durante tutta la stagione. Lo sport di vertice richiede programmazione e stabilità, non può vivere nell’incertezza».

Manna ha inoltre evidenziato come la piscina comunale all’aperto, fondamentale per l’attività della squadra e dell’intero settore giovanile, non sia disponibile prima della metà di giugno, con inevitabili ripercussioni sulla preparazione atletica, sull’organizzazione degli eventi e sulla crescita del movimento.

Parole che hanno trovato eco nell’intervento del vicepresidente Armando Filomia, che non ha nascosto la delusione per una decisione destinata a colpire atlete, tecnici, dirigenti e tifosi.

«Avevamo costruito una squadra per competere ai massimi livelli e per puntare allo scudetto – ha spiegato –. I risultati ottenuti in Europa hanno dimostrato che potevamo giocarcela con chiunque. Ma non possiamo affrontare una stagione senza sapere quante ore d’acqua avremo a disposizione né se sarà possibile allenarsi con regolarità. Le giocatrici chiedono certezze e noi abbiamo il dovere di essere seri e trasparenti».

Nonostante il passo indietro sul fronte della Serie A1, la società ha assicurato che il progetto sportivo non verrà abbandonato. La Polisportiva Smile continuerà infatti a investire sul territorio e sui giovani, mantenendo viva l’ambizione di riportare un giorno il tricolore a Cosenza.

A sottolineare il valore del lavoro svolto negli anni è stato anche il dirigente Andrea Borsani, che ha definito la Smile «un modello di programmazione e sviluppo sportivo per tutto il Mezzogiorno».

«La Smile non è soltanto una squadra di pallanuoto – ha affermato – ma una realtà che ha saputo creare valore sociale, educativo e sportivo. Quando una struttura pubblica svolge una funzione così importante per una comunità, l’attività agonistica dovrebbe essere messa nelle condizioni di operare con continuità. Senza programmazione è impossibile mantenere livelli di eccellenza».

Borsani ha inoltre ricordato che la società aveva presentato proposte concrete per garantire una gestione più efficace della piscina scoperta, senza però ottenere risposte definitive che consentissero una pianificazione a lungo termine.

Particolarmente significativo anche l’intervento del presidente della FIN Calabria, Alfredo Porcaro, che ha definito la vicenda una vera e propria sconfitta per l’intero movimento sportivo regionale.

«Una società che rappresenta l’eccellenza nazionale ed europea e che non riesce a iscriversi al massimo campionato è un danno per tutta la Calabria – ha dichiarato –. Lo sport vive grazie alle strutture e alla possibilità di utilizzarle con continuità. Senza impianti adeguati diventa difficile programmare, investire e crescere».

La conferenza stampa si è conclusa con un messaggio chiaro e condiviso da tutti i protagonisti: la vicenda della Smile Cosenza va oltre la pallanuoto e pone una riflessione più ampia sul rapporto tra sport, infrastrutture e programmazione.

La rinuncia alla Serie A1 da parte di una squadra capace di conquistare un trofeo europeo e di affermarsi tra le migliori realtà italiane rappresenta un campanello d’allarme che riguarda l’intero sistema sportivo. Perché i successi sul campo possono nascere dal talento, dal sacrificio e dalla passione, ma per essere consolidati hanno bisogno di strutture adeguate, certezze organizzative e una visione di lungo periodo.

E così, mentre una delle più belle storie dello sport italiano si interrompe nel suo momento più alto, resta l’eredità di una società che ha scelto la strada della responsabilità, nella speranza che il futuro possa restituire alla città di Cosenza e alla sua pallanuoto il palcoscenico che meritano.