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Cina sfida Trump: petroliera rompe il blocco nello Stretto di Hormuz

Un segnale forte, quasi una prova di forza sullo scacchiere internazionale. La Cina sfida apertamente gli Stati Uniti e, indirettamente, il presidente Donald Trump: la petroliera Rich Starry, di proprietà cinese e battente bandiera del Malawi, ha quasi completato l’attraversamento dello Stretto di Hormuz, nonostante il blocco imposto da Washington.

A rivelarlo sono i dati di tracciamento navale del sito MarineTraffic, che mostrano la nave – lunga 188 metri e larga 29 – procedere a pieno carico verso la Cina. Un dettaglio tutt’altro che secondario: il pescaggio di 11,3 metri indica chiaramente che la petroliera trasporta una quantità significativa di greggio.

La rotta della Rich Starry racconta una tensione crescente. Partita dall’ancoraggio di Sharjah, negli Emirati Arabi Uniti, la nave aveva inizialmente tentato l’uscita dal Golfo Persico. Poi, lunedì, la brusca inversione di rotta: un dietro-front che sembrava confermare l’efficacia del blocco statunitense.

Ma nelle ore successive è arrivata la svolta. La petroliera ha ripreso la navigazione, dirigendosi verso il Golfo dell’Oman, di fatto superando lo snodo più sensibile del pianeta per il traffico energetico globale.

Un gesto che assume un valore politico evidente. Lo Stretto di Hormuz è uno dei passaggi più controllati al mondo: da qui transita una quota enorme del petrolio mondiale. Forzare – o aggirare – un blocco in questa zona significa mandare un messaggio diretto agli equilibri internazionali.

La mossa di Pechino appare come una sfida calcolata: dimostrare che le rotte commerciali non possono essere fermate unilateralmente e che la sicurezza energetica cinese resta una priorità non negoziabile. Sullo sfondo, il rischio di un’escalation diplomatica e commerciale che potrebbe avere effetti immediati sui mercati globali.

Per ora, la Rich Starry continua la sua navigazione a circa 8 nodi. Ma il suo viaggio va ben oltre il trasporto di petrolio: è diventato il simbolo di una tensione che potrebbe ridefinire gli equilibri tra le grandi potenze.

Redazione

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