Cinquant’anni di promesse e silenzi: il Pennello di Vibo Marina attende giustizia

di Pino De Seta *

Il famoso, o famigerato, quartiere Pennello, agrodolce oggetto del contendere in tutte le scadenze elettorali che io ricordi, e cioè da almeno 50 anni.

Il Pennello esprime il concetto di abusivismo per antonomasia, anche se alcuni superficiali opinionisti non vedono, o non vogliono vedere, lo scempio e le devastazioni legalizzate verso sud, da Bivona verso Nicotera, passando da Briatico, Zambrone, Parghelia, Tropea, Ricadi e Joppolo. Ma questo è un altro argomento.

Nessuna amministrazione ha mai voluto portare a soluzione una questione senza dubbio spinosa, ma che si sarebbe potuto, e si potrebbe, risolvere se, appunto, ci fosse la volontà politica di farlo.

Tutti contro il Pennello, ma nessuno che abbia avuto il coraggio di dire: buttiamo le case.

Io credo che sia opportuna ed urgente una soluzione. Il quartiere è ormai svuotato, poche persone ci abitano; a parte italiani, calabresi, c’è la presenza di famiglie dell’Europa dell’est.

Si vuole radere tutto al suolo? Che si decida.
Si vuole recuperare il patrimonio edilizio esistente? Si diano delle regole, con un serio piano, con aree verdi, spazi per i cittadini. Naturalmente basta con il cemento. Anzi, alcuni edifici, abbandonati da decenni e mai ultimati, sarebbe il caso di abbatterli immediatamente, in quanto pericolosissimi per l’incolumità pubblica.

Come pericoloso è il mare che avanza, distruggendo l’essenza del turismo tanto declamato a Vibo Marina: le spiagge.
Ma se il mare avanzasse in maniera aggressiva, allora non ci sarebbe scampo per le strade, i marciapiedi, le fognature, l’illuminazione, tutte opere pubbliche.

Un progetto alternativo a quello sin ad oggi adottato è fondamentale.

Una decisione da parte della nuova amministrazione “progressista” è necessaria, anzi urgente, per dare senso ad un non luogo.

* Riceviamo e pubblichiamo