Geopolitica, guerra e caos: la visione disillusa di uno studioso anonimo
Uno studioso che ha scelto di rimanere anonimo propone una lettura cruda e disincantata dei grandi scenari geopolitici contemporanei, in cui potenze mondiali si spartiscono territori e risorse in un gioco di potere cinico e brutale. Le sue parole, forti e provocatorie, restituiscono una visione del conflitto come meccanismo sistemico, in cui la morte diventa elemento strutturale e inevitabile.
Senza dubbio si tratta di partizioni di terre e territori: io (Mosca) mi prendo l’Ucraina, tutta; tu (America) ti prendi il petrolio iracheno – alla Russia non serve.
Le morti? In guerra sono consequenziali, rappresentano l’elemento base di un conflitto.
Alla fine – ma alla fine vera, quella per la quale ci vorranno ancora alcuni anni – si arriverà a una pace a scaglioni: settimanale, mensile, bimestrale, e così via. Poi si parlerà di ricostruzione.
La torta sarà divisa tra euro e dollari. Nel frattempo si prepara l’attacco finale, dove droni e il mondo della robotica combatteranno una guerra ibrida. L’uomo, stordito dalla velocità del pensiero, vivrà come narcotizzato.
Allora la fame, le pestilenze, i terremoti… non si capirà più se rientrano nell’ordine naturale o se siano frutto di una deliberazione.
Il caos scombussola tutto e distrae da tutto, perché tutto deve trovare la sua quadra in un mondo che arde. E le fiamme si alzano sempre di più, lasciando nell’aria un odore alienante, mentre si cerca, in qualche caveau, l’antidoto della pace.
Sembra la sceneggiatura di un film, in cui alla fine persino Iddio prenderà il suo carroccio, abbandonando l’uomo al suo latrare…
Eppure, ci sarebbe un finale diverso: quello in cui si comprende che non si devono barattare le nostre vite con la morte. Elisa Springer docet.
