Vangio e il legame con le sue radici: “Amaro A Metà” racconta un ritorno a casa

C’è una forte componente affettiva dietro Amaro A Metà, il nuovo singolo di Vangio. Non si tratta solo di un titolo evocativo, ma di un vero e proprio luogo dell’anima: il brano è nato e ha preso vita per la prima volta proprio nell’omonimo locale, con un’esibizione intima e acustica che ha segnato un momento importante nel percorso dell’artista.

Vangio torna a raccontarsi con sincerità, mescolando ricordi, emozioni e riflessioni sulla sua crescita come performer. Dalla gratitudine per i piccoli palchi di provincia all’idea di un concerto ideale nel suo paese natale, l’artista veneto ci porta nel suo mondo, dove ogni live è un’occasione per connettersi con chi ascolta — e dove ogni canzone, anche quella più personale, può diventare universale.

Lo abbiamo intervistato per farci raccontare il significato più profondo di Amaro A Metà e il legame che lo unisce al suo pubblico. 

 

Ti ricordi la prima volta che ti sei esibito dal vivo al “Amaro a Metà”?

La prima volta che mi sono esibito dal vivo con Amaro a Metà è stata proprio nel locale, la eseguii piano voce e con la chitarra di Davide Panighel, quindi tutto in versione acustica.

 

Che sensazione provi ogni volta che torni a suonare lì?

Provo sempre una sensazione di casa, per l’accoglienza che ogni volta ricevo e anche perché ormai è come se fosse un po’ anche casa mia, oltre che ad una profonda gratitudine.

 

C’è stato un concerto che ti ha cambiato come performer?

Penso che ogni concerto dal vivo ti cambi un po’ come performer, quindi non saprei indicarne uno specifico, perché quando mi esibisco dal vivo c’è la mia personalità, ma ovviamente influenzata un po’ da tutti coloro che seguo e che ammiro.

 

Qual è il complimento più bello che hai ricevuto da qualcuno dopo un live?

Probabilmente i complimenti inerenti al pezzo D’improvviso, che ho scritto in seguito alla morte del mio nonno materno, quando le persone riescono a rivedersi nel pezzo rispetto alle loro vicissitudini, nonostante l’abbia scritto in seguito a qualcosa che è capitato a me, in genere questi sono i complimenti che preferisco.

 

Se potessi organizzare un concerto ideale in qualsiasi luogo del mondo, dove sarebbe?

Probabilmente sarebbe un grande concerto ad Asolo, il paese da dove provengo in provincia di Treviso, dove potrei vedere tutte le persone che hanno caratterizzato la mia storia in questi 21 anni di vita ed essere letteralmente a casa.