Un viaggio sonoro tra radici e innovazione: intervista ai Radio Lausberg
Radio Lausberg, con il nuovo album Akusticose Elettriche, continua ad esplorare il legame tra tradizione e modernità, mescolando radici etniche calabro-lucane con sonorità contemporanee. Il disco, nato dalla collaborazione con artisti come Peppe Voltarelli, Finaz e Laura Mirò, affronta tematiche universali come la quotidianità, la guerra e l’identità culturale, sempre con uno sguardo attento alla speranza e alla bellezza delle cose semplici.
In questa intervista, il gruppo ci racconta la genesi del progetto, il suo approccio musicale e le riflessioni sociali che lo animano.
Akusticose Elettriche sembra voler tessere un filo tra passato e futuro, tra tradizione e modernità. Qual è stato il momento in cui avete capito che questo equilibrio sarebbe diventato il cuore del disco?
Nei nostri concerti, suonando sul palco e abbracciando le idee e i consigli di Finaz. Questo è un disco molto più vicino alle nostre sonorità live.
In “Pasta e fagioli” la quotidianità diventa un pretesto per una riflessione più ampia sulla società. Pensate che oggi ci sia ancora spazio per la poesia nelle cose semplici o siamo condannati a un mondo sempre più frenetico e disincantato?
Certo che ci crediamo, la musica, le canzoni, gli artisti hanno il dovere morale oggi più di ieri di trasmettere messaggi positivi e di speranza. Nel nostro piccolo ci proviamo, convinti sia la strada giusta. C’è bisogno di sogni positivi e niente più della poesia può educare al bello.
“Girotondo nucleare” affronta il dramma della guerra attraverso lo sguardo innocente dei bambini. Come si fa a raccontare un tema così duro senza cadere nella retorica? Avete avuto delle immagini particolari in mente mentre scrivevate il brano?
Non è mai semplice trattare tematiche così tristi e ahimè attuali, ma anche in questo caso non si può e non si deve rimanere impassibili di fronte al dolore. Le immagini sono quelle che tutti vediamo ogni giorno, scuole, ospedali distrutti, padri, madri, bambini vittime innocenti di ogni guerra. Oltre al palco sono un professore di musica, questo ha sicuramente influito .
Nel disco ci sono collaborazioni importanti, tra cui Peppe Voltarelli, Finaz e Laura Mirò. Quanto ha influenzato il loro contributo la costruzione sonora ed emotiva dell’album? C’è stato un momento di studio o di confronto che ricordate con particolare affetto?
In ogni incontro c’è sempre uno scambio reciproco, è proprio quella la bellezza del condividere cose, in questo caso musica. Dare e avere. È stato tutto molto spontaneo, naturale e divertente. Un arricchimento reciproco vissuto con tanta stima e serenità. Non c’è stato un momento in particolare sono stati tutti belli e intensi.
Il titolo stesso del disco suggerisce una fusione di sonorità acustiche ed elettriche. Se doveste scegliere un elemento della tradizione e uno della modernità che meglio rappresentano i Radio Lausberg, quali sarebbero e perché?
Il dialogo musicale tra la zampogna, l’organetto e una chitarra elettrica.
La vostra musica è profondamente legata al concetto di radici e identità culturale. Quanto è importante per voi il legame con il territorio e come cercate di trasmetterlo nella vostra produzione artistica?
E’ fondamentale, senza non saremmo niente. Un mondo Senza identità è un mondo vuoto. Nella nostra musica ci sono sempre elementi che ci riconducono al territorio. D’altronde l’Italia è una nazione ricca di tradizioni, usi e costumi. Cerchiamo di far coesistere sonorità etniche con quelle più moderne.
L’ironia è una cifra stilistica che ricorre in molte vostre canzoni. Quanto è difficile mantenere un equilibrio tra leggerezza e critica sociale senza risultare banali o moralisti?
Vero, attraverso l’ironia cerchiamo di comunicare concetti difficili e affrontare tematiche scomode, ci viene spontaneo, è il nostro modo di affrontare la vita, cercare sempre anche nelle difficoltà una strada felice, una speranza. Offrire leggerezza è offrire abbracci.
