Perugia. Il lanificio di Ponte Felcino: cuore ferito del paese
Daniele Paoletti ha condiviso una riflessione commovente nel gruppo Facebook “Ponte Felcino: notizie, opinioni, attualità e ricordi”, un angolo di memoria e speranza per chi ha vissuto e ama questa parte di Perugia. Il suo pensiero si concentra sul destino del lanificio, un’istituzione che ha rappresentato il cuore pulsante di Ponte Felcino per generazioni.
La storia della fabbrica è intrecciata a quella del paese. Paoletti, che ha vissuto in prima persona l’impatto di questa realtà, ricorda come la “fabbrica” sia stata una fonte di lavoro e identità per decenni. Sua nonna Aldina, nata nel 1912, cominciò a lavorare in quella stessa struttura all’età di 11 anni, nel 1923, dove rimase fino al 1965, quando andò in pensione a 53 anni. La sua esperienza riflette quella di tante famiglie, tutte legate alla fabbrica da un filo invisibile di lavoro e passione.
“Chi è nato a Ponte Felcino come me sa benissimo quale sia stata l’importanza della ‘fabbrica’ per il paese,” scrive Paoletti. “Tutti avevamo almeno un parente che ci lavorava o che ci lavorava”. Il suono della sirena che segnava il cambio turno era una presenza costante nelle giornate dei felcinesi, un segnale che avvertiva tutto il paese dell’attività incessante della fabbrica. Quello che la fabbrica ha dato al paese è stato un affetto profondo e reciproco, che ha perdurato fino agli anni ’90, quando tutto è finito.

Oggi, la struttura del lanificio è in uno stato di abbandono e ferita. È difficile immaginare un futuro per un luogo che sembra non avere più speranze. Tuttavia, Paoletti ribadisce con forza le immense possibilità che questo spazio potrebbe offrire, non solo a Ponte Felcino, ma a tutta la zona nord del comune di Perugia. La rigenerazione di quest’area rappresenta una necessità urgente per la città, un passo fondamentale verso una rigenerazione urbana che includa la rinascita sociale ed economica del territorio.
Paoletti non si ferma alla denuncia, ma lancia un sogno: “Sarebbe bello trasformare questa struttura in un polo regionale della socialità e dell’associazionismo, dove realizzare attività di cohousing per la terza età, spazi per le associazioni, teatri, cinema, scuole e altro”. Questi sogni, purtroppo, sono lontani dalla realtà attuale, ma Paoletti crede che possano diventare concreti con un impegno economico e l’intervento delle istituzioni e dei privati.
La visione di Paoletti è chiara: ridare vita a un luogo che ha segnato la storia di Ponte Felcino e che, se rigenerato, potrebbe diventare il motore di un rinnovamento per tutta l’area nord di Perugia.
Anche le foto sono state postate da Daniele Paoletti e reperite liberamente dal web qui.
