Frattaglie d’infinito

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Vincenzo Calafiore

 

 

Vincenzo Calafiore

Frattaglie d’infinito –

Perso nel dolce girone di

parole di una strofa, di una poesia mai scritta, pensata parola per parola, rigo dopo rigo, nella malinconica attesa della sera.

Penso e sorrido, a volte piango, davanti alla televisione, come piangono e ridono i bambini.

Fra i tanti ricordi che se ne sono andati, uno mio, di un ladro di coriandoli, che il tempo si è portato via, senza tenere conto della sua bravura, di come rubava alla notte i suoi coriandoli di stelle.

E’ un periodo della mia vita in cui anziché abbracciare  vorrei essere abbracciato.

Mi manca persino quel bacio notturno con il quale auguro la buonanotte a Gesù che mi guarda dall’alto del comodino.

Dormo di più la mattina, nel silenzio profondo di una città morta, silenziosa, cimiteriale; appartengo anagraficamente alla categoria di : ladri di coriandoli.

 

Quei sogni appesi a uno spicchio di luna nelle freddi notti d’una età vergine e puttana.

Ma è in questo sterminato silenzio, sacro e misterioso, che si comprende tutta la nostra pochezza, la nostra vigliaccheria. E mi commuove la mia consapevolezza di mettere a repentaglio la mia vita per salvare il ladro di coriandoli che è in me.

E questo silenzio sarebbe molto opportuno per i tanti privi di competenza che continuano sproloquiare, privi di ogni pudore, di ogni senso di limite.

Sono questi che con solerzia e tanta supponenza riempiono il tempo, di nulla dei tanti.

 

Ora, in questo mio tempo più di scampoli che empietà, dovrei fare tesoro di questa mia solitudine, dovrei trovare e dare un senso al mio – finale – , al mio ultimo atto.

Quello che provo somiglia a quando al cinema, negli anni cinquanta si spezzava la pellicola e accadeva di essere sbattuto fuori da quella storia che era stata capace di sottrarmi allo squallore e alla miseria del quotidiano.

Rottura accolta da un boato di insulti e male parole, delusione simultanea all’improvvisa accensione delle luci di sala.

Me ne stavo seduto, stretto in me stesso, cercando di tenermi il film dentro, aspettando che ricominciasse perché fossi restituito alla magia di quel magico altrove.

Ecco questo tempo che sto vivendo che non somiglia a niente, è un pezzo della mia vita che vivo con gli occhi chiusi, in attesa di poterli riaprire in un’alba nuova, meravigliosa.

E quel mondo che si sta allontanando, che non tornerà mai più ad esserci, che non piaceva a nessuno, del quale tutti si lamentavano, eppure temo che si proverà per questo ancora una forte nostalgia.

 

Allora mi chiedo perché in questo tempo sospeso non c’è vita, perché non dare la possibilità a questa umanità di scoprire che c’è altro, al di là dello sterile cicaleccio dei bar, dei salotti, perché non provare a scrivere una canzone d’amore e libertà e cantarla tutti?

Ora ci sono giorni in cui il solo atto di respirare, lascia stremati, sembra più facile rinunciare a questa vita e l’idea di scomparire da pace … ma non è così c’è sempre qualcosa che viene a riportare alla vita, al desiderio di vivere e sono gli occhi di una donna!

Così ancora una volta facilmente come nasce un’alba o si svela la luna,

ho capito che la mia opera era scritta, perché la più bella storia d’amore è Vivere!

In queste frattaglie d’infinito!