Guadagna di più una giocatrice di Serie A o un magazziniere? L’incredibile studio dell’Osservatorio Betway

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È possibile davvero un calcio più giusto e coerente con i principi dell’equità salariale? In astratto sì, ma allo stato attuale delle cose siamo molto lontani. Il divario retributivo di genere, che mediamente vede avvantaggiati gli uomini per circa il 10%*, supera i confini dell’assurdo quando viene preso in esame il mondo del calcio. 

Pur considerando che dal luglio 2023 l’attività di calciatrice potrà costituire una professione riconosciuta dalla legislazione del nostro Paese**, le donne impegnate in Serie A subiscono un irragionevole svantaggio economico. 

Fa chiarezza in questo senso il contributo dello studio recentemente pubblicato dall’Osservatorio Betway, “Lavorare nel mondo del calcio: ecco quanto si guadagna”. Dall’indagine emerge che le calciatrici di Serie A ricevono uno stipendio medio, pari a 1.250 euro, inferiore persino a quello di un magazziniere (1.670 euro). 

Pur considerando l’importanza di entrambe le figure, una tale differenza di trattamento economico appare mortificare le prerogative tecniche di un’atleta. 

Il recente approfondimento porta alla luce anche altre storture, passando in esame gli stipendi delle altre professioni del calcio. Ad esempio? Lo stipendio di un calciatore di Serie C, pari mediamente a 2.500 euro, è il doppio di quello percepito da una collega che milita nella massima divisione del calcio femminile italiano.  

Un quadro che si arricchisce di un ulteriore tassello se prendiamo in considerazione i guardalinee. Questi, per una singola partita di Serie A, ricevono 1.000 euro, ovvero l’80% dello stipendio di una calciatrice. Ragionando in termini di gender gap, il raffronto più calzante riguarda i colleghi maschi della Serie A. 

Dall’analisi dell’Osservatorio Betway risulta che il loro stipendio medio annuo corrisponde a 500.000 euro lordi. Non solo. “Lo stipendio minimo in Serie A per un giocatore di almeno 24 anni e con almeno un’esperienza pregressa nel massimo campionato è di 42.477 euro lordi”. Volendo dare un riscontro dal punto di vista delle proporzioni, le donne guadagnano appena il 3% dei loro colleghi maschi. 

Più che imperfezioni, quelli rilevati sono autentici paradossi, non giustificabili con differente livello di visibilità e interesse suscitato dai due campionati (Serie A maschile e femminile). Non è quindi utile appellarsi al segnato divario che può verificarsi a livello di proventi pubblicitari. 

Una disamina attenta dei numeri non può che portare a considerare la presenza di aspetti irragionevoli del sistema. Andrebbe quindi assicurata maggiore equità, dimostrando, in questo modo, il dovuto rispetto verso professionalità e preparazione delle giocatrici. 

Il fatto che il loro stipendio sia più basso di quello di un magazziniere è un dato che dovrebbe indurre a una seria riflessione. Un pensiero da concepire in chiave di riforma, per uno spettacolo che ha perso ogni senso di equilibrio e correttezza.