Carne di coniglio in Italia: prosegue nel calo registrato negli ultimi anni

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Per la carne di coniglio in Italia anche il 2021 è stato all’insegna del calo registrato negli ultimi anni. Le restrizioni che hanno colpito la ristorazione hanno tolto uno sbocco importante ad una carne che è legata a preparazioni tradizionali e non di facile realizzazione casalinga. È il quadro del settore cunicolo tracciato da un record di Ismea, secondo cui “la filiera cunicola nazionale è in sofferenza oramai da diversi anni e la crisi dei consumi non sembra arrestarsi”.

In Italia sono allevate all’incirca un milione di coniglie fattrici all’anno in 8 mila allevamenti di cui 1.500 “professionali. Le regioni con maggiore specializzazione sono Veneto (oltre il 40% di produzione), Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia-Romagna dove operano allevamenti di medio grandi dimensioni.

I dati Istat sulle macellazioni industriali registrano una contrazione della produzione nell’ultimo decennio del 32%. Dopo la riduzione della produzione nazionale del 4,4% nel 2020 rispetto al 2019 nel 2021 si registra una nuova contrazione dell’offerta del 4,6%. Sul mercato interno Ismea evidenzia “una buona ripresa”. “Essendo infatti diminuita la produzione interna, così come le importazioni, è facilmente deducibile che i consumi apparenti interni totali siano diminuiti; tuttavia, va considerato che è mancato lo sbocco del canale horeca e sono mancati totalmente i consumatori stranieri, pertanto, l’incremento del consumo avvenuto esclusivamente tra le mura domestiche sottolinea l’affezione di una nicchia di consumatori al prodotto”.

Ismea sottoline anche come la carne di coniglio, più di altre, “ha sofferto la mancanza di sbocco del canale della ristorazione, dove era presente in maniera piuttosto diffusa, con ricette tipiche, spesso legate al territorio, difficilmente replicabili in casa nei tempi brevi di preparazione odierni”.